CinemaSTop, piccole bulle crescono nel Diamante nero di Céline Sciamma

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Non solo: Witherspoon e Vergara finte lesbiche nel road burlesque Fuga in tacchi a spillo

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Diamante nero, piccole bulle di colore crescono
Dalla 34enne Céline Sciamma, regista rivelazione di quel gioiello gender che è il sensibilissimo Tomboy, ecco Diamante nero (Bande de filles), un altro racconto di formazione dedicato questa volta a una sedicenne di colore, Marieme (Karidja Touré). Vessata dal fratello maggiore, con due sorelle più piccole di cui occuparsi, in difficoltà a scuola, Marieme si unisce a un trio di bullette nere, s’inventa la nuova identità di Vic – “come Victoria” – e viene iniziata allo spaccio, alla violenza, al sesso facile. Rihanna ha concesso gratuitamente l’uso della sua ‘Diamonds’ dopo aver visto e apprezzato una scena chiave del film.
L’acuto sguardo sociologico della Sciamma passa ancora attraverso il gender – i codici della gang al femminile sono mutuati dal comportamento dei coetanei maschi – e rivela un’attrice non professionista reclutata durante un cast di oltre quattro mesi: “È stato chiaro fin dall’inizio che Karidja Touré sarebbe stata perfetta per il ruolo di Marieme – spiega la regista -. La difficoltà del ruolo e della ricerca di un’esordiente capace di interpretarlo sta nel paradosso del personaggio, che deve apparire unico e indimenticabile mantenendo una specie di neutralità espressiva di base. Qualcuno che sia immediatamente identificabile ma che possa cambiare aspetto più volte in modo convincente. All’inizio Marieme è una bambina, poi si afferma come giovane donna e progressivamente costruisce una sorta di virilità. Si tratterebbe di una sfida per ogni attrice, figurarsi per una debuttante come Karidja. Ma lei si è rivelata una gran lavoratrice, capace di una grande concentrazione e di una straordinaria propensione all’ascolto”.

Quel patto fatale tra CIA e narcotrafficanti nel thriller politico La regola del gioco
Michael Cuesta, autore statunitense del piccolo cult gay L.I.E. – ve lo ricordate? Paul Dano era un orfano quindicenne che si legava a un ex marine gay -, firma un thriller politico tratto dalla storia vera di un giornalista, Gary Webb (Jeremy Renner), che nel 1996 denunciò un patto segreto stipulato fra i narcotrafficanti del Nicaragua e la CIA disposta a sostenere lo smercio di droga negli States per dirottarne i ricavi ai gruppi armati anti-sandinisti, i cosiddetti Contras. Tutto inizia quando l’affascinante Coral Baca (Paz Vega), donna di un grosso trafficante di coca, consegna a Webb una trascrizione del Gran Giurì che rivela un collegamento tra i servizi segreti statunitensi e il traffico di cocaina dal Centro America. Webb si mette a pedinare tale Alan Fenster (Tim Blake Nelson), avvocato del re del crack di Los Angeles, ‘Freeway’ Ricky Ross (Michael Kenneth Williams). Scopre così che i ribelli nicaraguensi lavorano direttamente con la CIA anche grazie alle informazioni fornitegli dal narcotrafficante Norwin Menes (Andy Garcia) detenuto in un penitenziario. La serie di articoli a proposito, intitolata ‘Un’oscura alleanza’, suscitano grande interesse ma alcuni giornalisti invidiosi cercano di screditare Webb con una campagna diffamatoria sempre più aggressiva.

Reese Witherspoon e Sofia Vergara si fingono lesbiche nel road burlesque Fuga in tacchi a spillo
Se in questi giorni di altoforno pre(f)estivo cercate una commedia scacciapensieri che si preannuncia facile facile, ecco il ‘poliziesco burlesque’ in forma di road movie Fuga in tacchi a spillo di Anne Fletcher con una strana coppia al femminile: la risoluta Reese Witherspoon interpreta l’agente di polizia ottusella Rose Cooper che si ritrova a fuggire attraverso il texas insieme alla vistosa moglie di un boss pentito del narcotraffico (Sofia Vergara) dopo una sanguinosa imboscata. Si spacceranno pure per due fidanzate davanti a un tipaccio che le minaccia con un fucile: “Hanno provato a sedurmi con quella roba da lesbiche… Ma sono cristiano, quindi non sono interessato a quelle cose”. Sui titoli di coda vengono proposti a catena i ciak sbagliati: c’è chi dice che siano la sequenza più spassosa del film…

Teneramente folle, quel papà orsone bipolare nell’esordio autobiografico della sceneggiatrice Maya Forbes
Orso polare? No, bipolare. ‘Teneramente folle’ è un dramma famigliare ambientato negli anni ’70 d è l’esordio cinematografico della sceneggiatrice Maya Forbes che racconta la storia della vita di suo padre, affetto da un grave disturbo bipolare. Cameron Stuart (Mark Ruffalo) è l’affettuoso papà orsone di Amelia e Faith ma è un maniaco depressivo, non riesce a tenersi stretto un lavoro e alterna fasi euforiche a down verticali con esaurimenti nervosi e crisi depressive. Per questo motivo è separato dalla moglie Maggie (Zoe Saldana) che gli offre la possibilità di ricongiungersi alle figlie quando viene accettata alla Columbia University e deve per questo motivo trasferirsi a New York. Molto ben accolto dalla critica americana (per Variety è ‘irrestibile’, ‘un formidabile debutto’ per il New York Observer e ‘un piccolo miracolo’ per Rolling Stone), è stato assai apprezzato in vari festival internazionali, quali Toronto, Sundance e Torino.

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