#CinemaSTop: ritratti al femminile da Inside Out a Per amor vostro

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Donne protagoniste assolute anche nelle commedie Un disastro di ragazza e Marguerite.

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Inside Out, capolavoro Pixar in cui le emozioni di una undicenne prendono vita. E c’è pure un elefantino rosa decisamente queer…
È davvero un capolavoro di genialità creativa e fulminanti idee visive, il nuovo cartoon Pixar Inside Out diretto da Pete Docter e Ronnie Del Carmen che a Cannes, fuori concorso, aveva fatto esplodere la Salle Lumière in lunghi applausi e boati d’approvazione. L’emotività di una ragazzina undicenne appassionata di hockey, Riley, prende letteralmente vita nel Quartiere Generale del suo cervello: così Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura sono altrettanti personaggi che cercano di gestire il complesso funzionamento del cervello di Riley. La piccola, però, cade in uno stato di abulia quando i genitori si trasferiscono dal Midwest a San Francisco dove non riesce ad ambientarsi: Gioia e Tristezza sono state infatti risucchiate fuori dal Quartiere Generale e devono avventurarsi in luoghi sconosciuti come la Memoria a Lungo Termine, Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione dove vengono creati sogni e incubi di Riley. L’amico immaginario di Riley è Bing Bong, una sorta di elefantino rosa decisamente queer, fatto di zucchero filato, le cui lacrime che scendono a fiotti sono caramelle arcobaleno. Non lavora più da quando Riley aveva quattro anni e teme di essere stato abbandonato nel dimenticatoio.Coloratissimo e sfrenatamente immaginifico, sotto la mirabolante confezione – magnifico il 3D avvolgente – Inside Out rivela una profonda riflessione sul ‘senso della perdita’ tipico dell’adolescenza e sulle difficoltà intrinseche del mestiere di genitori (la produzione ha coinvolto un vero e proprio team di psicologi e neurologi tra cui il dottor Dacher Keltner dell’University of California di Berkeley che ha catalogato 21 emozioni umane differenti da cui sarebbero state selezionate le cinque utilizzate nel film). Da vedere.

Strepitoso John Cena tuttomuscoli omofobo (ma forse gay) nella passabile commedia Un disastro di ragazza
Passabile chick flick di grande successo negli States (costato 35 milioni di dollari ne ha incassati più di 108), Un disastro di ragazza diretto da Judd Apatow lancia anche in Europa la comica curvy Amy Schumer in una versione aggiornata di Bridget Jones, più audace sessualmente e dalla bottiglia facile. Peccato che la sua spalla maschile, il medico sportivo di cui s’innamora (Bill Hader), abbia il carisma di un pomodoro secco masticato da Adinolfi – immaginiamo per non togliere luce alla performance tutta bronci e battutine della Schumer. Irriconoscibile Tilda Swinton truccatissima e abbronzata nel ruolo della perfida direttrice di S’nuff, la rivistaccia di gossip dove lavora Amy. Strepitoso, invece, il personaggio del kolossal muscolare John Cena nel ruolo di un culturista idiota che impregna di insulti omofobi uno spettatore di colore in un cinema ma con riferimenti al sesso gay così insistiti da far pensa che sia nascostamente omosessuale (si cita anche l’app di dating Grind’r).Si può vedere.

Un tenore gay sfiatato nella commedia francese Marguerite su una cantante terribilmente stonata
La perfezione non è fare qualcosa di grande e bello ma è fare qualcosa con grande bellezza”. Lo dice convinto l’inseparabile maggiordomo di Marguerite Dumont (Catherine Frot), eccentrica miliardaria francese appassionata di canto – siamo all’inizio degli anni ’20 non lontano da Parigi – la quale ama riunire amici e amanti della musica nel suo castello per esibirsi davanti a loro: peccato che sia terribilmente stonata. Quando un giovane giornalista, provocatoriamente, scrive un articolo sulla sua performance, Marguerite si convince ancor più di avere davvero talento e decidere di esibirsi in un recital davanti a un pubblico di sconosciuti. Ispirato alla storia vera dell’americana Florence Foster Jenkins (1868-1944), da cui Stephen Frears sta girando un biopic fedele con Meryl Streep – la Jenkins riuscì a esibirsi alla Carnegie Hall di New York un mese prima di morire – vede in un ruolo secondario un tenore gay ormai sfiatato che dà a Marguerite lezioni di canto.

Valeria Golino mamma coraggio da (seconda) Coppa Volpi nello sperimentale Per amor vostro di Gaudino
Grazie al suo ruolo di Anna, madre di tre figli e moglie intristita che decide di ribellarsi al marito malavitoso, Valeria Golino ha vinto la sua seconda Coppa Volpi al Festival di Venezia, quasi trent’anni dopo la prima (per Storia d’amore di Citto Maselli). Siamo nel drammatico Per amor vostro di un interessante regista sperimentale poco prolifico nella finzione – ad oggi solo un altro lungometraggio, Giro di lune tra terra e mare, risalente al 1997 – ma molto più nel genere documentario, spesso in coppia con Isabella Sandri. Il raffinato bianco e nero con subitanei inserti a colori è firmato dal direttore della fotografia Matteo Cocco.“Ho sempre visto Napoli come una metropoli che si sviluppa su due livelli – spiega il regista -: uno sotterraneo, pieno di catacombe, cimiteri, ipogei; un altro sopra il livello del mare, agitato da rara vitalità. Tra questi due mondi, combattuta tra forze contrapposte, il mio personaggio, Anna, donna fragile e forte, si trova a dover rivoluzionare la propria vita. Negli anni ha accettato, per amore degli altri, talmente tante cose che la sua vera natura si è ‘appannata’, fino a smarrirsi. E a tramutarsi in quell’Inferno che le è accanto ogni giorno e che lei non sa vedere. La storia del film è la storia di questo ritorno all’origine, un percorso verso il disvelamento delle cose. Verso la luce”.

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