CinemaSTop: rompicapi amorosi, cartoon visionari e doc sulle Femen

Per una pausa di relax al cinema la scelta del weekend è varia (e c’è pure “Le Weekend”).

Il rompicapo newyorchese di Xavier, donatore per due amiche lesbiche

Terzo capitolo della saga sentimental-truffautiana diretta da Cédric Klapisch, iniziata dodici anni fa col piccolo cult “L’appartamento spagnolo” e proseguita nel 2005 con “Bambole russe”, questo “Rompicapo a New York” (ma il titolo originale tradotto suona come “Rompicapo cinese”) riprende le vicende dell’inquieto Xavier Rousseau, sempre interpretato dal bravo e stropicciato Romain Duris.

Xavier ha ormai compiuto 40 anni, è diventato uno scrittore affermato ed è papà di due bimbi avuti dall’inglese Wendy (Kelly Reilly). Lei però ha un altro a New York, dove lo stesso Xavier decide di trasferirsi avendo accettato di donare lo sperma a una coppia di amiche lesbiche, la belga Isabelle (Cécile de France) e la sinoamericana Ju (Sandrine Holt). Ma l’ufficio dell’immigrazione sta alle calcagna di Xavier, che non ha la green card, e nel frattempo spunta l’ex Martine (Audrey Tautou) bisognosa di ospitalità per un soggiorno di lavoro nella Grande Mela.

Il personaggio saffico di Isabelle c’era già nel primo episodio, era una compagna di Xavier nel corso di economia, gli dava lezioni su come si seduce una donna ma si fingeva la sua fidanzata davanti al nonno di lui. Avevamo conosciuto Duris una decina d’anni fa a Locarno, è simpatico, bassino e meno fascinoso rispetto al grande schermo, perfetto per questi ruoli di maschio insicuro e sottilmente mascalzone.

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Schermaglie di cuore e leggerezza alla francese assicurate.

Robin Wright Penn diventa un cartoon nel visionario “The Congress”

Avevamo visto il curioso “The Congress” alla Quinzaine di Cannes l’anno scorso ma solo ora esce in sala grazie a Wider Films. La classe, la grazia infinita, la bellezza malinconica di Robin Wright (non più Penn dopo il divorzio: ora sta col più giovine Ben Foster) sono il vero motivo d’interesse di questo visionario fantasy futuristico in cui l’attrice interpreta se stessa, allettata dall’offerta dello studio hollywoodiano della Miramount (crasi di Miramax e Paramount) di acquistare ad alto prezzo i diritti della sua immagine cinematografica che sarà campionata e digitalizzata con l’obbligo di non recitare mai più dal vivo.

Tratto dal romanzo “Il congresso del futuro” del maestro polacco della scrittura di fantascienza filosofica Stanislaw Lem (“Solaris”), è un’affascinante immersione nelle derive post-Avatar dell’animazione 2-3D alla scoperta di un cinema sempre più interconnesso a una realtà ‘videoalterata’ a cui il talentuoso regista di “Valzer con Bashir”, Ari Folman, dà spessore affrontando temi più ampi come la responsabilità genitoriale (nel film l’attrice ha un figlio disabile bisognoso di cure). Pur essendo po’ troppo lungo – due ore e due minuti scorciabili – e con un’ultima parte cartoon piuttosto delirante, merita di essere visto per l’originalità e il bel cast di comprimari deluxe (Paul Giamatti, Harvey Keitel, Danny Huston).

Femen, oltre il topless e le provocazioni al femminile nel doc di Kitty Green

Se vi piace il cosiddetto ‘cinema della realtà’ e di denuncia sociale, non perdetevi il documentario “Femen, l’Ucraina non è in vendita” della filmmaker australiana Kitty Green, affascinata a tal punto dal movimento femminista nato a Kiev da diventare la loro reporter ‘quasi’ ufficiale per più di un anno. Scopriamo così la genesi di questo controverso collettivo ora di stanza a Parigi (sono circa 300 i membri, c’è anche qualche maschio nel direttivo) che usa come unico strumento di protesta il proprio corpo nudo, in particolare il seno, per far riflettere sul maschilismo della società ucraina e contro le sottomissioni e violenze perpetrate ai danni della donna in tutto il mondo. Le Femen sono decisamente filogay e il 12 febbraio 2013 festeggiarono le dimissioni di Benedetto XVI e la legge sul matrimonio omosessuale in via di approvazione. Ad agosto protestarono in topless davanti all’ambasciata russa di Stoccolma contro le leggi antigay promulgate da Putin. It’s raining Fe-men!

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“Le Week End”, gerontocomedy romantica ideale per coppie ad alta stagionatura

Da non confondere col quasi omonimo film gay “Weekend”, è una gerontocomedy romantica ambientata in una Parigi cartolinesca ma, occhio, la sceneggiatura è del grande Hanif Kureishi, quindi la qualità è assicurata. Meg e Nick (Lindsay Duncan e Jim Broadbent), sessantenni, professore di liceo lei e universitario lui, organizzano un fine settimana a Parigi per rivivere la loro luna di miele e rispolverare una relazione un po’ appannata con l’età e l’abbandono del nido famigliare da parte dei figli. Nella capitale dell’amore incontreranno un vecchio amico di lui, Morgan (Jeff Goldblum), che metterà in discussione ruggine e dubbi nell’anziana coppia.

Il regista Roger Michell è lo stesso di “Notting Hill”, uno specialista del genere ‘romantico con magone’. “C’è un nuovo pubblico che desidera vedere la propria vita riflessa nelle storie che raccontiamo – spiega il produttore Kevin Loader – e questo è un film sulle relazioni durature che speriamo susciti un’ampia curiosità”.

Ideale per coppie ad alta stagionatura.