CinemaSTop, tra le commedie spunta la fantascienza gender di Jupiter

Escono in sala Non c’è 2 senza te, Birdman e il nuovo fantakolossal dei fratelli Wachowski

“Non c’è 2 senza te”, quando Belen sconvolge l’intimità dei fidanzati Troiano e Abbrescia

Esordio in sordina al botteghino per la commedia di Massimo Cappelli con Belen tentazione etero per una coppia gay: si piazza all’ottavo posto con circa 32.000 euro d’incasso. Fabio Troiano e Dino Abbrescia sono Moreno e Alfonso, un interior designer e un aspirante stilista fidanzati da tredici anni che convivono in una bella casa sulle colline torinesi dove organizzano spesso movimentati party sotto lo sguardo inacidito di una vicina omofoba, la signora Capasso (Tosca D’Aquino). Ma quando Moreno conosce l’avvenente insegnante di spagnolo Laura, se ne invaghisce pericolosamente, mettendo a rischio la relazione con Alfonso, complicata anche dal fatto che la coppia deve ospitare in casa propria il nipote undicenne di quest’ultimo, Niccolò (Samuel Troiano), affidatogli dalla sorella prima di partire per la Cina.

Consigliato a chi ama le pochade queer nello stile anni ’70 de “Il Vizietto”, quindi molto caricate e giocate sull’esasperazione degli stereotipi gay.

Nove nominations all’Oscar per “Birdman” con Emma Stone ex tossica omosessuale

Ce la farà “Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” a trionfare come miglior film dell’anno ai prossimi premi Oscar che saranno assegnati il 22 febbraio? Il nemico numero uno non sembra più “Grand Budapest Hotel” che ha come “Birdman” il massimo numero di nominations, ben nove, bensì il più piccolo e originale “Boyhood” che ha ‘solo’ cinque segnalazioni ma ha trionfato ai Golden Globes ed è stato particolarmente adorato dalla critica. La dark comedy del buon regista messicano Alejandro González Iñárritu racconta di un attore hollywoodiano, Riggan Thomson (Michael Keton), celebre negli anni ’90 ma poi dimenticato dal pubblico dopo aver rifiutato di interpretare il quarto episodio di una saga di massimo successo su un supereroe alato, Birdman appunto. Cerca quindi riscatto a Broadway nell’interpretazione di una pièce teatrale tratta dal celebre racconto “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver.

Emma Stone interpreta la cinica figlia lesbica ex tossicodipendente di Riggan che viene da lui ingaggiata come assistente personale. Anche lei è stata nominata all’Oscar e dovrà vedersela con la favorita Patricia Arquette in lizza per l’ammiratissimo cinesperimento girato in dodici anni “Boyhood”.

“Jupiter”, ritorno alla fantascienza pura (e un po’ gender) per i fratelli Wachowski

Primo film in 3D per i fratelli Andy e Lana Wachowski (come saprete quest’ultima ha cambiato sesso tre anni fa e si chiamava Larry), i quali, dopo il successo planetario di Matrix, ormai più di un decennio fa, fanno però un po’ fatica a lasciare il segno. Ritornano alla fantascienza pura con “Jupiter”, odissea multiplanetaria per una donna delle pulizie di origini russe (Mila Kunis) che scopre di essere la reincarnazione di una regina intergalattica e quindi destinata ad avere in possesso nientemeno che l’intero pianeta Terra. Alcuni emissari alieni del crudele Balem planano a Chicago per ucciderla ma il provvidenziale intervento di un benigno ‘licatante’, metà umano e metà lupo, tale Caine (Channing Tatum), la salva accompagnandola negli spazi siderali.

Effetti speciali top-digital per un fantakolossal da 150 milioni di dollari con qualche tocco gender soprattutto nel personaggio del cattivo Balem interpretato da un diafano Eddie Redmayne. Ieri ha esordito al secondo posto al botteghino con circa 84.000 euro dietro alla sorpresa trash “Italiano Medio” di Maccio Capatonda che nel complesso ha superato i due milioni e mezzo di incasso.

Arriva la commedia francese sul razzismo campione d’incasso in patria, “Non sposate le mie figlie”

In Francia è stata vista da un numero record di spettatori, più di dodici milioni, per un incasso di 80 milioni di euro in patria e ben 130 all’estero. Stiamo parlando della commedia “Non sposate le mie figlie” di Philippe de Chauveron in cui Christian Clavier e Chantal Lauby interpretano una coppia di altoborghesi gollisti e credenti che speravano, per le figlie, in rassicuranti matrimoni con buoni cattolici: ma le prime tre hanno scelto un ragazzo ebreo, uno cinese e un magrebino musulmano. Le speranze si ripongono quindi nella quartogenita, promessa a un devoto cristiano: peccato che si riveli essere un uomo ivoriano di colore. Il sottile razzismo del padre, rimasto fino ad allora sotto traccia, si scatenerà con imprevedibili conseguenze. Si preannuncia una versione ammodernata di “Indovina chi viene a cena?”, ideale per chi ama una certa grazia mai volgare delle commedie dignitosamente ‘medie’ tipiche nella produzione d’Oltralpe, quanto mai attenta alla questione cruciale dell’integrazione fra le razze.

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