CinemaSTop, una coppia di mariti dirige Julianne Moore in Still Alice

Torna anche Keanu Reeves in John Wick e Rocco Papaleo creduto gay ne Il nome del figlio.

I coniugi Glatzer/Westmoreland dirigono la candidata all’Oscar Julianne Moore nel dramma sull’alzheimer Still Alice

La coppia formata dai registi Richard Glatzer (americano) e Wash Westmoreland (inglese) condivide set e vita privata: sposati nel settembre del 2013, hanno realizzato significativi film queer a partire dal dolente Grief (1993), per passare all’ironico The Fluffer (2001) – ispirato all’esperienza da regista porno di Westmoreland – fino al delicato La Quinceanera (2006) e al militante Pedro (2008). Arriva nelle sale italiane il loro ultimo film, il dramma sull’alzheimer Still Alice che potrebbe finalmente far arrivare l’Oscar nelle mani della bravissima Julianne Moore alla sua quinta nomination e già vincitrice di un Golden Globe. Tratto dal bestseller Perdersi di Lisa Genova, pubblicato in Italia da Piemme, racconta lo sperdimento esistenziale della stimata professoressa di linguistica Alice Howland a cui viene diagnosticata una forma di Alzheimer precoce ereditario. Con l’aiuto e la comprensione dell’adorato marito John (Alec Baldwin) e dei tre figli, Alice cercherà di combattere la malattia mentre assiste alla perdita progressiva delle proprie capacità cognitive e persino della coscienza di sé. Per una tragica coincidenza, quando i produttori Lex Lutzus e James Brown contattarono a fine 2011 i registi proponendo loro di leggere il romanzo di Lisa Genova, a Richard Glatzer era stata diagnosticata all’inizio dell’anno la sclerosi laterale amiotrofica che l’avrebbe ridotto all’immobilità su una sedia a rotelle da lì a breve tempo.

Rocco Papaleo viene creduto gay nella commedia corale Il nome del figlio di Francesca Archibugi

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Adattamento della pièce teatrale “Le prénom” dei francesi Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte da cui era stato già tratto il film “Cena tra amici”, “Il nome del figlio” di Francesca Archibugi è una commedia corale su un gruppo di amici che si ritrova per una cena che diventa l’occasione per l’agente immobiliare Paolo (Alessandro Gassman) e sua moglie Simona (Micaela Ramazzotti), autrice di un best seller erotico, di rivelare che aspettano un bimbo. Ma quando faranno sapere ai loro amici di sinistra che il nascituro si chiamerà Benito, reazioni inattese porteranno la discussione ai confini della violenza verbale in puro stile “Carnage”. L’attore lucano Rocco Papaleo interpreta l’amico d’infanzia Claudio, musicista eccentrico creduto gay da tutti ma che riserverà un’inaspettata rivelazione sentimentale.

Curiosità: la scena del parto di Simona non è finzione ma la vera messa al mondo di Anna, figlia di Micaela Ramazzotti e Paolo Virzì, coproduttore del film.

John Wick, il ritorno di Keanu Reeves nei panni di un ex sicario vendicativo

Neo è neocinquantenne. L’Eletto di Matrix, il divino Keanu Reeves, che noi continuiamo a preferire nello struggente cult di Gus Van Sant “Belli e dannati”, torna sul grande schermo, dopo aver compiuto mezzo secolo nel settembre scorso, con l’action thriller “John Wick” di Chad Stahelski e David Leitch su un ex sicario che vuole vendicarsi di chi gli ha rubato la Mustang d’epoca e, soprattutto, gli ha trucidato il suo amato beagle.

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“Si tratta di un personaggio che non scende a compromessi – spiega Stahelski -. Più che raffigurarlo come lo stereotipo del bruto assassino, volevamo sottolineare che fosse un uomo che aveva sofferto una perdita dopo l’altra. Keanu dà uno spessore emotivo a tutti i ruoli che interpreta. Non è mai veramente duro e, proprio come John, attraversa l’intero spettro delle emozioni: depressione, rabbia, dolore e speranza e anche quando diventa furioso, in ultima analisi, trasmette ancora la sua umanità”.

Torna nelle sale Boyhood, il film-esperimento di Richard Linklater girato in 12 anni, forte di sei nominations all’Oscar

Forte di sei nominations all’Oscar (miglior film, regia, attori non protagonisti – Ethan Hawke e Patricia Arquette – sceneggiatura originale e montaggio), torna in sala “Boyhood” di Richard Linklater. Girato in soli 39 giorni ma diluiti in ben dodici anni di riprese, dal 2002 al 2014, condensati in due ore e tre quarti di film, “Boyhood” è un cinesperimento unico: racconta le vicende quotidiane della famiglia di Mason, che all’inizio del film ha sei anni e alla fine diciotto, esattamente come l’attore che lo interpreta, Ellar Coltrane. La mamma Olivia (Patricia Arquette) è separata dal marito Mason Senior (Ethan Hawke) che vede solo saltuariamente i due figli, Mason e sua sorella Samantha (Lorelei Linklater), i quali si devono adattare a frequenti traslochi e ai nuovi compagni della madre. “È stato come fare un grande atto di fede verso il futuro – spiega Linklater -. La maggior parte degli sforzi artistici per forza di cose devono essere mantenuti sotto controllo, mentre in questo caso alcuni elementi erano fuori dal controllo di chiunque. Inevitabilmente ci sarebbero stati cambiamenti fisici ed emotivi, e questo è stato considerato. Ero sempre attento a rimanere fedele all’idea originale che avevo del progetto, ed alla realtà dei cambiamenti che avrebbero subìto gli attori lungo la strada. In un certo senso, il film è il frutto di una collaborazione con il tempo; e il tempo stesso a sua volta può diventare un ottimo collaboratore, sebbene non sempre prevedibile”. Colonna sonora assai curata, dai Beatles agli Arcade Fire. Orso d’Argento per la miglior regia al Festival di Berlino.