CINEMAsTOP: weekend al cinema? Ecco cosa andare a vedere

Una nuova rubrica frizzante sui film del weekend da vedere (oppure no). Le pagelle.

STAR A BOCCA APERTA

Ventun’anni, della Florida, formosa ma non bellissima, Linda Susan Boreman (1949 – 2002) ‘sfonda’ nel 1972, un anno dopo “Piss Orgy”, col porno “Deep Throat” (“la vera Gola Profonda”) che diventa un campione d’incassi da 600 milioni di dollari nonché un cult supremo. Lo interpreta al cinema la virginale Amanda Seyfried nell’atteso biopic Lovelace diretto dai registi gay premio Oscar Rob Epstein e Jeffrey Friedman (“Lo schermo velato”, “Urlo”). Garantito uno sguardo queer e antimachista che possa render giustizia alla difficile esistenza di una donna sofferente con padre violento e madre iperreligiosa (un’inedita Sharon Stone). James Franco interpreta il ruolo di Hugh Hefner, il re rosso delle conigliette di Playboy. Venite, vedetelo.

Titolo hot ma la critica finora è stata molto tiepida.

Aspettativa: sex/dieci.

LINDA STA A BOCCA APERTA (LA PROF)

Sempre Linda, ma un’altra. La interpreta la divina Julianne Moore ed è la protagonista di ‘The English Teacher‘, commedia drammatica di Craig Zisk con megacast (anche Greg Kinnear, gay in ‘Qualcosa è cambiato’, Nathan Lane di ‘Piume di struzzo’ e Lily Collins) su un’insegnante di liceo della Pennsylvania che decide di aiutare uno studente problematico, autore teatrale. Ma il padre di quest’ultimo si oppone perché lo vuole avvocato. Per studenti ribelli e disorientati (persino sessualmente).

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Aspettativa: sette/dieci.

DILDO CON PAROLE TUE

Commedia italiana lanciata come la “più esilarante dell’anno”, diretta a due sessi (maschi e femmine) e a quattro mani (Maria Erica Pacileo e Fernando Marachini), Sexy Shop racconta del cinquantenne Luca che vorrebbe sfondare nel mondo della musica ma si ritrova a fare il commesso nell’hard shop di un vecchio compagno di liceo. La fauna bizzarra che frequenta il ‘pornegozio’ genera situazioni comiche e paradossali. Nel trailer si vede un gay con occhialini tondi e spessi fondi di bottiglia che chiede: “Non avete mica materiale inerente a pissing, scatting…”. Scatole e scatologie.

Aspettativa: due/dieci.

UN BANJO DI BELLISSIMO DOLORE

Candidato all’Oscar e battuto da ‘La Grande Bellezza‘, s’intitola ‘Alabama Monroe‘ ed è un apprezzato dramma famigliare diretto dal fiammingo Felix Van Groeningen. Tratto da un’opera teatrale dell’amico Johan Heldenberg che interpreta il protagonista maschile Didier, è la struggente ballata di una coppia, una tatuatrice (Veerle Baetens) e un suonatore di banjio appassionato di musica bluegrass, la cui storia d’amore va in crisi quando la loro bimbetta di sei anni si ammala gravemente. Si preannuncia grande pathos sull’onda del cuore.

Aspettativa: otto/dieci.

DASVIDANIA ‘PUTINATE’

Il più bel doc italiano dell’anno, visto al Torino Film Festival, ‘Il treno va a Mosca‘ di Federico Ferrone e Michele Manzolini, è l’odissea romagnolo-sovietica di un barbiere comunista, Sauro Ravaglia, che nel 1957 s’imbarca coi suoi amici e una cinepresina amatoriale nell’avventuroso viaggio in treno fino a Mosca per partecipare al Festival Mondiale della Gioventù Socialista. Realizzato con inedito materiale d’archivio selezionato con massima oculatezza, per cinefili, è il film più queer in assoluto perché il più strano, inedito, originale. E ci racconta con intelligenza storiografica e una capacità narrativa fuori dal comune che cos’era l’URSS molto prima delle ‘putinate’ contemporanee. Militante e rosso fuoco.

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Valore: 9/10.

LA DIABOLICA TRINITA’

Il grande video-talento canadese Atom Egoyan, in concorso a Cannes con l’atteso mistery ‘Captives’ sul rapimenti di una bimba, torna nelle sale con una vicenda simile diabolicamente ‘triplicata’: “Devil’s Knot – Fino a prova contraria” è infatti ispirato alla storia vera del brutale omicidio di tre bambini a West Memphis, in Arkansas, e della caccia alle streghe che coinvolse altrettanti adolescenti locali. Cast da urlo: Colin Firth, Reese Witherspoone, Dane Dehaan. Legal thriller con ombre sataniche, potrebbe rappresentare il grande ritorno sulla scena dell’offuscato Egoyan, maestro della ‘suspence esistenziale’ in quel dramma magistrale sulla perdita dell’innocenza che era ‘Il Dolce Domani’.

Aspettativa: otto e mezzo su dieci.