Cinenews queer: gli spartani in Usa e gli italiani a Berlino

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‘Meet the Spartans’, parodia gay di ‘300’, sfonda il boxoffice Usa mentre a Berlino arrivano due documentari italiani. Intanto, nelle sale italiane, da non perdere ‘Il falsario’ e...

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È il caso cinematografico del botteghino americano: un esordio col botto, dieci giorni fa, che lo pone in testa alla classifica del box office con 18 milioni e mezzo di dollari d’incasso davanti al nuovo ‘Rambo’ attestandosi oggi al quinto posto con più di 28 milioni. Stiamo parlando di ‘Meet the Spartans’, parodia gay-trash dell’anabolizzato ‘300’ in cui il valoroso Leonida (Sean Maguire) si ritrova con solo 13 soldati, molto leather e molto queer, a fronteggiare i Persiani tra i quali campeggiano cloni di Ghost Rider, Rocky e i Transformers. Infiniti i riferimenti pop, da Britney Spears rasata che finisce nel pozzo ad Ugly Betty oracolo nefasto. A impersonare Serse, che nell’originale era l’androgino Rodrigo Santoro, l’incontenibile panzone di ‘Borat’, ossia Ken Davitian, ricoperto da un’infinità di piercing e catenone dorate oltraggiosamente camp. Firmano regia e sceneggiatura gli autori di ‘Scary Movie’ Jason Friedberg e Aaron Seltzer. Da noi uscirà a fine giugno con l’innominabile titolo ‘3ciento – Chi l’ha duro…la vince!’.

Abbiamo visto in anteprima la buona docufiction ‘Corazones de mujer’ (‘Cuori di donna’) di Davide Sordella e Pablo Benedetti

‘nascosti’ sotto la sigla del collettivo ‘K. Kosoof’ – significa ‘eclisse’ in arabo – che sarà presentata al prossimo festival di Berlino (7 – 17 febbraio) nella sezione ‘Panorama’.

Con un budget irrisorio, circa 50.000 euro, molta fantasia e un’energia incontenibile, i due giovani registi raccontano del movimentato viaggio di uno stimato sarto gay, Shakira, e della sua fidanzata Zina da Torino a Casablanca in vista di una nuova verginità. Stile schietto da ‘neo-docurealismo’, molta ironia e un’attenzione particolare nel raccontare con rispetto le contraddizioni islamiche (ogni riferimento religioso è stato espunto dal film dietro consiglio del console marocchino in Italia). Musiche avvolgenti di Enrico Sabena.

Sempre in ‘Panorama’ verrà presentato anche il documentario ‘Improvvisamente l’inverno scorso’ di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, storia autobiografica di una coppia gay a disagio nel Belpaese, con interviste a politici, religiose e gente comune sulle promesse non mantenute di una legislazione progay. Voce narrante di Veronica Pivetti.

Segnatevi questo titolo, uno dei film più interessanti nelle sale in questo periodo: ‘Il falsario – Operazione Bernhard’ di Stefan

Ruzowitzky, candidato all’Oscar per l’Austria come miglior film straniero. Ispirato a una storia vera, narra di un celebre falsificatore ebreo, Salomon Sorowitsch (l’eccellente Karl Markovics), ingaggiato dai nazisti per far crollare l’economia degli Stati nemici creando sterline e dollari falsi. Nessuna retorica, una regia assai dinamica e un punto di vista particolare (l’area ‘privilegiata’ del campo di concentramento dedicata alla zecca clandestina) per un dramma coinvolgente che tiene incollati alla sedia dal primo all’ultimo fotogramma. Tra i personaggi secondari, un delicato giovane ventenne che si ammala di TBC e instaura un tenero rapporto filiale col protagonista. In una scena curiosa, un gruppo di internati si traveste da donna durante uno spettacolino teatrale per il sollazzo dei gerarchi nazisti.

Diventerà una stella e possiamo scommetterci. Sarà l’attivista gay Cleve Jones in ‘Milk’ di Gus Van Sant che ha iniziato a girare a San Francisco. Trattasi del ventiduenne californiano Emile Hirsch, strepitoso protagonista di ‘Into The Wild’, nuovo grande film di Sean Penn tratto dal romanzo

d’avventura ‘Nelle terre estreme’ di Jon Krakauer. Tenero come uno smarrito lupacchiotto d’altura ma coraggioso come un impavido giramondo, Hirsch dà un’impronta indelebile al film dandosi anima e corpo per impersonare il vero Christopher McCandless, giovane laureato che abbandona famiglia e fidanzata per un lungo viaggio in solitaria lasciando perdere le proprie tracce attraverso gli States fino al Messico e poi al nord nella gelida Alaska.

Regia virtuosa con elaborati movimenti di macchina, duetti imperdibili col vecchietto vedovo Hal Holbrook (quarantuno anni per gamba e una candidatura all’Oscar!) e un folgorante senso del paesaggio che lascia senza fiato. Da non perdere.

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