COCHI E RENATO, UNA COPPIA GAY SU MISURA

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Nella commediola televisiva ‘Un amore su misura’ di Pozzetto la coppia di ristoratori gay formata da Cochi Ponzoni e Renato Scarpa è trattata con rispetto. Ritmo fiacco, storia...

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«Due gay sono come metà mela e metà albicocca che combaciano perfettamente» spiega un po’ bislaccamente Renato Pozzetto all’androide-virago Camilla Sjoberg che si domanda, con evidente necessità di rapida implementazione, «ma che cosa sono i gay?». L’artigianale Un amore su misura, ultima doppia fatica – regia e ruolo principale – del simpatico autore brianzolo a undici anni dalla commedia drag Papà dice messa, ha l’aspetto di uno di quei ninnoli démodé che comunque non si getterebbero mai via, una blanda commediola d’altri tempi – diciamo primi anni ’80 – ideale per uno svogliato prime time televisivo.

Lo spunto è un romanzo dello psichiatra Vittorino Andreoli, celebre soprattutto per le sue comparsate catodiche, dal misterioso titolo Yono-Cho (è il nome di un’azienda biomeccanica giapponese) e il cui succo ricorda un classico di Walter Lang, La segretaria quasi privata, con echi del nostrano e sordiano Io e Caterina, ma anche dei più recenti La donna perfetta e S1m0ne: l’ingegner Corrado Olmi, solitario sessantenne con l’hobby della pesca appena abbandonato dalla moglie Carla, viene selezionato da una ditta nipponica per testare un esclusivo modello di donna-robot, Elettra, costruito in base ai suoi parametri di femmina ideale. Il ménage col bellissimo automa indistinguibile da una moglie servizievole e premurosa procede a meraviglia fino a quando Elettra acquista una sua vera indipendenza raggiungendo il successo come modella e attrice richiesta persino da Hollywood, scatenando così la gelosia incontrollata di Corrado.

La coppia gay interpretata dai ristoratori gay Erminio e Giudy (Cochi Ponzoni e Renato Scarpa, mai ovvi), abbastanza rilevante nel tessuto narrativo del film, è trattata con indiscutibile rispetto: sono gli unici amici di Corrado, dai quali va a cena quasi tutte le sere, e vengono presentati ad Elettra come «due conviventi». Sebbene Giudy sia molto effemminato («Lo sai come siamo fatte noi donne!», «Se qualcuno trova una scarpetta di cristallo è la mia!») la sua caratterizzazione non sfocia mai nella farsa parodistica o nella facile macchietta: c’è al contrario una certa tenerezza in entrambi i personaggi che ispirano una schietta simpatia e a tutt’oggi costituiscono probabilmente la coppia omo più agè mai apparsa nel cinema italiano.

In una scena curiosa c’è persino un bacio alla francese tra Cochi e Renato…

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In una scena curiosa c’è persino un bacio alla francese tra Cochi e Renato (ma non Scarpa, Pozzetto), quando Corrado vuole fare ingelosire Elettra e si fa riempire di rossetto da Erminio che non resiste alla tentazione e si trucca anche gli occhi. Quasi a suggellare un’intera vita artistica passata insieme come coppia davvero inossidabile, celebrata nel recente e nostalgico show su Raidue ‘Stiamo lavorando per noi’. E quando Erminio e Giudy si trovano davanti il tonico e sudatissimo amico di Elettra piombato non si sa come in casa di Corrado per fare ginnastica, Pozzetto azzecca una delle scene migliori, stralunata e sardonica al punto giusto.

Il protagonista deve essersi divertito non poco con la statuaria e funzionale modella svedese Camilla Sjoberg (quasi un clone di Rachel Roberts che aveva un ruolo analogo in S1m0ne), spesso discinta e ruffianamente maliziosa, ma sembra attraversare l’intero film in malinconica souplesse, con aria sorniona e un po’ rassegnata.

Piacevole la ricomparsa della ‘quantebbella’ Anna Galiena ormai naturalizzata parigina – la rivedremo prossimamente in Sleeping Around avvinghiata all’attore almodovariano Dario Grandinetti – nel ruolo della moglie di Olmi che l’ingegnere si rivede ovunque in apparizioni allucinatorie (in aereo, a letto, persino nel frigorifero). Occhio al bel Fabrizio Kofler nel ruolo di ‘Mister S’, ossia Schwarzkopf, il dipendente della ditta giapponese in crisi coniugale – l’unica coppia stabile del film è quella gay – che diventa a sorpresa confidente dell’ingegnere. Nonostante il ritmo un po’ fiacco e una certa trasandatezza di fondo, bisogna riconoscere che Pozzetto evita le scivolate trash anche nella scena più pacchiana, quella in cui gli viene fatto sperimentare il sesso del robot che lui si porta dietro a un paravento come se fosse una valigetta («mi spoglio completamente perché le cose vanno fatte bene»).

Un amore su misura ha vinto ben due premi all’ultimo Festival della Commedia di Montecarlo (miglior attore e sceneggiatura mentre la pochade en travesti francese Madame Irma ha trionfato come miglior film) ma non avrà vita lunga al cinema – io ero l’unico in sala a una proiezione delle 22.30 – e si presume che verrà rapidamente editato in dvd per poi arrivare in tv, destinazione più che consona per un prodotto come questo.

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