Colin Firth, “A single nomination” agli oscar

Una sola candidatura, quella come miglior attore, per il protagonista di “A Single Man”. Sarà una lotta tra “Avatar” e “The Hurt Locker”. Un curioso Oscar verrà consegnato anche al Togay ad aprile.

Il destino di "A Single Man" agli Oscar è scritto nel nome: l’uomo solo che potrà ambire alla prestigiosa statuetta è proprio il dolente protagonista del film rivelazione di Tom Ford, l’ineffabile Colin Firth (da apprezzare in versione originale: quella italiana ha la voce un po’ dissonante di Massimo Lopez). Il suo grande rivale, più che George Clooney, ora sembra il redivivo Jeff Bridges già trionfatore ai Golden Globes, pare bravissimo nel ruolo di cantante country logorato dalla deriva alcolica in "Crazy Heart". Gli altri candidati incutono meno timore ma non sono da sottovalutare: occhio a Morgan Freeman alias Nelson Mandela per l’ultimo Eastwood "Invictus" e la sorpresa Jeremy Renner di "The Hurt Locker".

In effetti speravamo in qualcosa di più: Julianne Moore è stata ingiustamente ignorata come non protagonista – nell’elenco spunta addirittura Penelope Cruz, improbabile Sandra Milo nel mediocre quadrinominato "Nine", musical piuttosto scialbo che scimmiotta Fellini invece di omaggiarlo – ma anche nelle categorie tecniche non c’è stata nessuna segnalazione per l’(accl)amata opera prima di Ford.

La lotta ad armi pari – nove nominations ciascuno – sarà un match tutto in famiglia, tra due ex coniugi: James Cameron e il suo frantumatore di tutti i record, il favoritissimo prodigio ipertecnologico "Avatar", che se la vedrà col bellico "The Hurt Locker" della non più moglie Kathryn Bigelow. Molto amati dall’Academy anche il tarantiniano "Inglourious Basterds" (8 candidature), la briosa commedia yankee "Tra le nuvole" di Jason Reitman (6) e il commovente dramma dai risvolti saffici "Precious", anch’esso con sei giuste segnalazioni. Tra le attrici protagoniste, in pole position Sandra Bullock per l’inedito in Italia "The Blind Side" tallonata dalla fedele abbonata Meryl Streep – è la sua 16esima candidatura! – per la commedia culinaria "Julie & Julia".

Quest’anno la categoria del miglior film prevede un raddoppio dei nominati, quindi sono ben dieci i candidati (c’è persino il fantaction "District 9").

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Il cinema italiano si può consolare con le nominations a Mario Fiore, strepitoso direttore della fotografia di "Avatar", e ad Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per l’elaborato trucco dell’andreottiano "Il divo" di Paolo Sorrentino. Pedro Almodóvar  non l’ha spuntata nella categoria miglior film straniero da cui era stato già pre-escluso "Baaria" e che sarà contesa da Israele, Argentina, Perù, Francia e Germania ("Il nastro bianco" coprodotto da Lucky Red, grande favorito).

Appuntamento dunque al 7 marzo al Kodak Theatre di Hollywood per la cerimonia di premiazione presentata da Alec Baldwin e Steve Martin

Una statuetta simil-Oscar realizzata da Ugo Nespolo ma col profilo di Oscar Wilde,  una sorta di premio queer alla carriera, verrà consegnata anche durante la 25esima edizione del festival glbt torinese "Da Sodoma a Hollywood" (15-22 aprile) che festeggerà le nozze d’argento con tre curiosi omaggi lesbotrans: la filmaker fetish Maria Beatty, la regista canadese Patricia Rozema, autrice della pietra miliare lesbica "Ho visto le sirene cantare" e la performer warholiana Holly Woodlawn. Per la retrospettiva intitolata "I 25 film che ci hanno cambiato la vita" è possibile votare sul sito www.tglff.com l’ultimo titolo del florilegio di film gay cult tra i dieci proposti.