“Da una storia vera” di Polanski: quando la bella scrittrice ama la sua bella segretaria

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La seduzione erotica tra Emmanuelle Seigner e Eva Green infiamma l’intrigante thriller letterario di Roman Polanski.

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C’è un libro, e si chiama Da una storia vera. L’ha scritto Delphine de Vigan, cinquantenne francese molto apprezzata dalla critica, finalista al Premio Goncourt con lo straziante Niente si oppone alla notte in cui racconta il suicidio di sua madre schizofrenica, Lucile Poirier.

È stato il romanzo più venduto in Francia nel 2011. Fu inaspettatamente battuto da L’arte francese della guerra di Alexis Jenni, causando proteste dei lettori. Precedentemente, con altri romanzi, aveva vinto il Premio Rotary Internazionale e il Prix des Libraires.

Poi, c’è Da una storia vera. È l’intrigante thriller psicologico lesbo diretto dal grande Roman Polanski, tratto dal romanzo della de Vigan, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes.

Delphine era in sala con le splendide attrici che interpretano le protagoniste: Emmanuelle Seigner, sogno selvaggio di bellezza e charme, moglie del regista, ed Eva Green, una delle poche attrici che sembra più grande della sua età (37 anni appena compiuti), nel senso che appare più matura e dannatamente sexy-cougar: già quarantenne elegante in ruoli solitamente dominanti ed eroticamente infiammati (era la ninfa del trio bisex del bertolucciano The Dreamers).

Delphine ha potuto leggere la sceneggiatura ma non ha imposto alcuna modifica, è stata sul set durante la seconda settimana di riprese ed è soddisfatta del risultato: “Ho molto amato il film, ne sono molto fiera! E molto felice di questo adattamento. Roman, uno dei registi che amo di più, ha saputo trasformare in immagini i molti livelli di lettura del romanzo. Il libro funziona su più registri, con molti livelli di ambiguità che Roman ha rispettato. La suspence è molto forte, la storia di ‘amicizia’ un po’ avvelenata tra due donne ma anche un domandarsi che cosa è reale e che cosa è rappresentato anche riguardo alla creazione letteraria”.

La Seigner ha scoperto il libro grazie a un’amica, le è piaciuto, ha accettato di fare il film piuttosto in fretta, in tutto meno di un anno. La Green esalta il lavoro di Polanski (“Uno dei massimi registi del pianeta”) e la sua partner sul set: “Emmanuelle è molto pura – La Saigner ride al suo fianco, intervistata per la TV del Festival di Cannes: “Eva è una delle mie partner preferite!” – , profondamente buona, semplice, è raro in questo mestiere! Abbiamo avuto fortuna, ha funzionato da subito. Ci siamo capite molto”.

E nel film la chimica tra queste due cerbiatte d’alta classe è totale: si guardano, si annusano, si piacciono, si seducono ma…

Emmanuelle Seigner è Delphine, una scrittrice divenuta famosa per un romanzo intimo dedicato, anzi ‘consacrato’ a sua mamma. Ma alcune lettere anonime l’accusano di aver dato in pasto ai media la sua famiglia. Ecco che arriva Elle. Lei, sì, Eva Green. È una sua ammiratrice fervente, lettrice accanita, sembra mossa dalle migliori intenzioni. Delphine è in crisi, il classico blocco dello scrittore: pagina bianca e cursore lampeggiante. Ma Elle è già lì: diventa la sua segreteria personale, la sua musa, arriva a sostituirsi a lei quando Delphine non se la sente di partecipare a incontri pubblici. Eppure il sospetto cresce, diventa paura, terrore: chi è Elle? Che cosa è diventata Delphine? Il nuovo libro di Delphine inizia magicamente a prendere forma… Maschi? Sì, c’è Vincent Perez in un ruolo secondario di cui non vi diciamo altro.

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C’è Misery, c’è Che fine ha fatto Baby Jane, c’è il mistero di Frantic, giusto per restare in orbita polanskiana: la tensione c’è, l’erotismo sotteso farà impazzire le ragazze (tutte di corsa al cinema!), qualcosa di prevedibile verso il finale, molto mondo letterario francese – la casa editrice Lattès, i premi ambiti, gli agenti delle ‘étoiles de papier’, le ‘stelle di carta’, sempre irraggiungibili – ma ci può stare: in nome dell’arte soffrire diventa necessario ma in particolare per uno scrittore l’equilibrio psichico è fondamentale: “Troviamo di tutto nella nostra memoria – diceva Proustè una specie di farmacia, di laboratorio chimico, dove si mettono le mani a caso, ora su una droga calmante, ora su un veleno pericoloso”.

Certo, in Francia si legge molto di più, si venerano gli scrittori, il mercato letterario è florido: in Italia verrà apprezzato più il côté thriller, anche grazie al nome di Polanski, e potrebbe avere successo.

Uscirà nelle sale il primo novembre per 01 Distribution.

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