De Niro, pirata gay con voglie da drag

Anche De Niro si converte: nel fantasy ‘Stardust’ è un pirata gay con desideri da travestito nascosti in cambusa. In un ruolo cameo Rupert Everett fa l’erede al trono che diventa uno spettro sfigurato

Il primo ruolo gay del grande Robert De Niro (ma vi rendete conto?) è davvero sorprendente: un pirata omosessuale cattivissimo, con nave volante sparafulmini che solca i cieli come un turbine e ciurma agguerrita di adepti, servili e sottomessi, che ignora senza pensarci due volte quando appare il bel protagonista Tristan (Charlie Cox, incantevole) su cui può sfogare le sue velleità da parrucchiere. Il nome? Uno dei meno impegnativi: Shakespeare, tanto per gradire. E in cambusa nasconde persino un fantastico repertorio di costumi teatrali inglesi da attrice civettuola, che indossa con malcelate voglie da cocotte repressa e persino un neo posticcio a forma di cuore. Il suo problema, quando viene scoperto dai corsari complici, resta uno solo: «La reputazione». «Ma lo sapevamo che sei un diverso» chiosa uno dei più anziani tra il disappunto dei colleghi.

Nel bislacco fantasy ‘Stardust’ di Matthew Vaughn – più noto come marito di Claudia Shiffer che come regista – rimarchevole per i mirabolanti effetti speciali, De Niro anche produttore non è l’unica star hollywoodiana a interpretare personaggi bizzarri: Rupert Everett

si ritaglia la particina di Secundus, affascinante erede al trono di rosso vestito che si tramuta in uno spettro sfigurato in viso dopo un volo di centinaia di metri da una torre.

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La migliore di tutti è però lady fascino Michelle Pfeiffer, radiosa nei suoi 49 anni, nei panni della strega malvagia Lamia che vuole inghiottire cuore e anima della ‘stella caduta’ dalle sembianze umane Yvaine (Claire Danes, leggermente imbruttita) per riconquistare la bellezza di gioventù, e così  ricorre a ogni tipo di sortilegio – voce maschile trasformata in pigolio, esplosione a raffica degli specchi al castello, polverizzazione della testa di una befana – pur di raggiungere il suo scopo.

Il motore della storia è un semplice fiore, un magico bucaneve che dà un potere speciale all’innamorato Tristan, impavido nell’oltrepassare il basso muro di separazione del regno di Stormhold dal mondo reale, difeso da un vecchietto all’apparenza innocuo. 

Tratto dall’omonima graphic novel di Neil Gaiman e Charles Vess, è un semikolossal un po’ pasticciato ma impreziosito da elaborate riprese a volo d’uccello, un lavoro di cesello dello scenografo inglese Gavin Bocquet e costumi fantasiosi tra ‘La storia infinita’ e ‘Il barone di Munchausen’ (la regia era stata offerta a Terry Gilliam che dopo ‘I fratelli Grimm’ non voleva ributtarsi in un’altra fiaba) mentre la splendida voce off di Ian McKellen dell’originale si perde inesorabilmente nella versione italiana.

Molti gli animali (veri) coinvolti nelle riprese: furetti, volpi, coccodrilli, cavalli diventati liocorni, elefanti rimpiccioliti digitalmente e via elencando. Curiosità: nel ruolo di Sextus c’è il bravo David Walliams di ‘Little Britain’.

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Si può vedere.