Ecco i dieci film lgbt più attesi del 2018 (seconda parte)

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Thriller saffici (Thelma e Lizzie) ma anche il gender A Kid Like Jake e il doc Quiet Heroes.

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Eccoci con la seconda parte della lista di dieci film a tema LGBT più attesi della stagione cinematografica 2018.

Thelma di Joachim Trier

Insolito e visionario thriller paranormale saffico in cui una ragazza di famiglia assai religiosa, Thelma appunto (Eili Harboe), si trasferisce a Oslo da una cittadina rurale per studiare biologia. Colta da uno strano attacco simil-epilettico nella biblioteca della scuola, viene soccorsa dalla compagna di studi Anja (Kaya Wilkins). Le due ragazze fanno amicizia e scoprono una reciproca attrazione sempre più potente ma Thelma rifiuta di ammettere i suoi sentimenti per questioni religiose. Il problema è che le crisi di Thelma sono sempre più frequenti e coinvolgono anche l’ambiente circostante, in particolare gli uccelli che sembrano impazzire quando Thelma sta male.

Da un regista noto nell’ambiente festivaliero, specializzato in drammi psicologici (il discreto Louder than bombs con Isabelle Huppert), un’incursione nel thriller soprannaturale già definita ‘il Carrie norvegese’. Incuriosisce la tematica lesbica esplicita in un film così marcatamente di genere. Scelto dalla Norvegia per la selezione agli Oscar, non è entrato nella shortlist del miglior lungometraggio straniero.

Non ha ancora una data d’uscita italiana.

The Miseducation of Cameron Post di Desirée Akhavan

Dall’omonimo romanzo di Emily M. Danforth, un coming-of-age drama sulla ragazzina del titolo, interpretata da Chloë Grace Moretz, costretta a una sorta di ‘terapia di conversione antigay’ in un centro evangelico dalla zia bigotta che l’ha cresciuta dopo la morte dei genitori in un incidente d’auto. Un profondo lavoro di consapevolezza sul proprio orientamento sessuale la porterà a tentare di scappare dal centro insieme ad alcuni amici.

Nel cast troviamo anche Sasha Lane, la rivelazione di American Honey.

È il titolo lesbico di punta del prossimo Sundance Film Festival diretto da Robert Redford (18-28 gennaio).

A Kid Like Jake di Silas Howard

Tratto dall’omonima pièce teatrale di Daniel Pearle del 2013, è il titolo gender più atteso dell’anno e verrà presentato anch’esso al Sundance.

Alex e Greg (Claire Danes e Jim Parsons) sono un’ordinaria coppia newyorkese che non sa bene come gestire il vispo figlioletto di quattro anni Jake (Leo James Davis) poiché preferisce indossare le gonne ai pantaloni e giocare con la bambola di Cenerentola anziché con GI Joe. Le tensioni fra i genitori esplodono quando Jake deve essere iscritto all’asilo. Il premio Oscar Octavia Spencer interpreta il ruolo della direttrice di una scuola privata.

Il regista Silas Howard è uno dei pochi registi transgender FtoM, cioè da femmina a maschio, e ha già diretto tre episodi della fortunata serie Transparent. “Non mi sento offeso a essere coinvolto solo in storie trans – ha dichiarato Howard a IndieWireMi stimola molto la cosa. Sarei davvero contento di lavorare a storie trans per il resto della mia vita”.

Lizzie di Craig William MacNeill

Sarà la coppia top al femminile che infiammerà le riviste di cinema e le cronache mondane: le splendide Kristen Stewart e Chlöe Sevigny sono le coprotagoniste di Lizzie, thriller psicologico tratto da una storia vera, l’efferato omicidio a colpi d’ascia nel 1892 a Fall River (Massachusetts) di un facoltoso imprenditore, Andrew Borden, e della sua seconda moglie Abby. Del duplice omicidio fu accusata e poi prosciolta la figlia Lizzie in un celebre processo in cui l’avvocato riuscì a dimostrare che Lizzie non avrebbe avuto la forza per infierire con tale violenza: una trentina di colpi d’ascia alla testa.

Nel film dovrebbe essere approfondito il rapporto sentimentale tra Lizzie (Chlöe Sevigny) la cameriera di origini irlandesi Bridget Sullivan (Kristen Stewart). Anteprima mondiale al Sundance e probabile approdo europeo al Festival di Cannes a maggio.

Quiet Heroes di Jenny Mackenzie

Uno dei più quotati documentari lgbt racconta la piaga dell’Aids dal punto di vista dell’unica dottoressa che arginò l’epidemia a Salt Like City nello Utah, poiché la comunità mormone ostracizzò le cure dei malati incoraggiando gli uomini gay a maritarsi ‘per curare il proprio male’.

È la storia della battaglia contro lo stigma, la vergogna e l’ignoranza per salvare le vite di un insieme di persone considerate ‘maledette’, abbandonate al proprio destino persino dallo Stato che le lasciava semplicemente morire.

Sarà presentato proprio a Salt Like City durante il Sundance. Lo vedremo probabilmente ai festival queer primaverili.

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