Divertente, dissacrante e politically incorrect: ecco Brüno

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Rullo di tamburi: sta per uscire il film gay dell’anno, lo scomodo ‘Brüno’ di Larry Charles con un eccelso Sacha Baron Cohen. Via i paraventi militanti e le...

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Ci sono due modi per vedere "Brüno", film gay  dell’anno, scomodo, provocatorio, eccessivo, realizzato da Larry Charles, quello di "Borat", in uscita venerdì per Medusa.

Il primo, sbagliato (e ci sono cascato anch’io, lo confesso, quando l’ho visto a New York), è guardarlo con gli occhialini 3D dell’omosessuale militante, ovvero Decorosi, Dubbiosi, Dogmatici. L’altro, quello giusto, è vederlo come un film comico ‘estremo’ sul mondo gay. Solo così vi divertirete a crepapelle. Lasciamo da parte quindi il messaggio che deve essere interpretato da ogni singolo spettatore – in Malesia il film non uscirà perché giudicato ‘offensivo’ – ma alziamo noi l’asticella della provocazione e osiamo l’inosabile (però non entrate al cinema con parrucche gialle e tacchi esagerati: compostezza ci vuole!).

Il dubbio che avevamo sulla versione italiana doppiata è subito fugato: abbiamo visto alcune scene e, bisogna ammetterlo, funzionano. Non era assolutamente facile riuscire a rendere nella nostra lingua il complesso ‘grammelot’ (mi perdoni, Fo!) che rende l’idioma ‘brunesco’ virtuosistico dal punto di vista della complessità dei dialoghi – e in americano anch’io, ovviamente, ho perso qualche battuta – mentre ci sembra che la voce italiana si adatti come un guanto al protagonista interpretato divinamente da Sacha Baron Cohen e il risultato finale è davvero esilarante.

Insomma, via i paraventi del politically correct – è il lato ‘bischero’ di "Borat", dopotutto – e delle paranoie sull’omofobia. Non è il criterio giusto per goderselo.

E poi "Brüno" è in pratica un "Zoolander" gay che mescola scene ‘dal vero’ a finzione cinematografica, mettendo alla berlina una certa superficialità del mondo della moda, in crisi anch’esso ovviamente, in cui ogni accessorio firmato vuole comunicare non tanto quanto sei figo ma quanto sei ricco. Pensate che per ottenere uno spazio di tempo di trenta minuti prima che cominciasse la sfilata della stilista Agatha Ruiz De La Prada, il team produttivo ha ottenuto l’ingresso per Baron Cohen sotto le spoglie di un fotografo italiano in un nuovissimo outfit in velcro. Così Sacha Baron Cohen si è intrufolato insieme al suo hair e make-up artist nonché co-sceneggiatore Anthony Hines. È riuscito poi a farsi accreditare alle sfilate di Stella McCartney e Jean-Charles de Castelbajc, finendo addirittura nella zona C della Cisgiordania non soggetta alla giurisdizione israeliana (al ritorno negli States la produzione ha avuto intimidazioni da alcuni terroristi locali).

Per arrivare in caserma, l’attore si è finto reporter e grazie all’aiuto della Guardia Nazionale l’inganno ha funzionato ma per poco, visto che il margine di fuga era, pensate, di soli dieci secondi. Anche l’incontro di wrestling è stato pericoloso: un primo tentativo a Texarkana, in Arkansas, è andato in fumo perché all’ultimo momento la polizia locale ha saputo che ci sarebbe stato un bacio tra due uomini e ha deciso di non coprire l’evento. In questa scena viene davvero smascherata l’omofobia! E poi il sesso.

"Brüno" ci dà proprio dentro in fatto di strip languidi e sobbalzamenti erotici , mica la manda a dire: ma forse mai si è riso così tanto – devo dire che le donne, a New York, erano piuttosto turbatelle – vedendo sesso gay in tutte le posizioni, con preservativi, dildi, armamentari vari, molteplicità dei partecipanti di tutti i generi, sessuali e non.

Insomma, basta un po’ di fantasia a letto e anche la routine sotto le lenzuola ridiventa subito nuovamente intrigante se vi piace tanto il ‘wafer’ o il ‘bratwurst’ e le ‘schnitzel’, come ha spiegato Sacha Baron Cohen al Letterman Show.

Quando, però, al nostro fantastico reporter di moda austriaco, in giro per gli States a caccia di successo, viene voglia di un bimbo, ecco, lì la provocazione scuote: meno male che il suo grande amore Lutz (Gustav Hammarsten) si sbatterà per mettere su una vera e propria famiglia, sicuramente poco tradizionale ma con pargolo trattato molto meglio che in certe situazioni da “eteracci con quattro stracci”.

Ma a dare un senso profondo a questa rutilante ‘frocion comedy’ è l’interpretazione di Sacha Baron Cohen davvero sorprendente. Lì si capisce che è un attore coi fiocchi, visto che è ufficialmente etero (ma chissà…), abilissimo nella metamorfosi fisica e vocale, perfetto nella gestualità effettata, assai espressivo grazie a uno sguardo reso ‘bovino’ ad arte.

Da urlo i titoli di coda con un angelo gay piovuto dal cielo e circondato da ultrastar quali Elton John che sogna cerette anali e canta seduto su un uomo in posizione pecorina che ricorda, rovesciato, il Korova Milk Bar di "Arancia meccanica".

Soli, con amici/amiche, complici o amanti correte al cinema più vicino dove lo proietteranno dopodomani. Se invece andate col fidanzato, e nessuno dei due si chiama Bruno, ci sono tre possibilità. Gli attivi si arrabbieranno perché vedranno sullo schermo tutte le vostre mollezze. I passivi penseranno che loro non sono così checche ma d’ora in poi controlleranno la ‘manuccia’, i vocalizzi e i movimenti artefatti. I ‘deponenti’, cioè i versatili, si divertiranno da morire. Ma loro sanno anche il latino, oltre al tedesco.

Ein hoc auf Brüno!

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d'amore Viennese.

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