Filippo Timi: “Il mio matrimonio è una Favola come ogni matrimonio”

L’attore umbro aprirà giovedì prossimo il Festival Mix di Milano con la deliziosa commedia camp Favola diretto dal marito Sebastiano Mauri. Ecco i retroscena della realizzazione del film e della sua fiabesca storia d’amore coronata dalle nozze a New York.

Filippo Timi è una moderna principessa azzurra. Non solo è uno più affascinanti ed eclettici attori italiani certo non spaventato da impegnativi ruoli gender, ma, anche dopo il matrimonio con Sebastiano Mauri a New York, resta uno dei più desiderabili. Aprirà il 32esimo Festival Mix di Milano giovedì prossimo con Favola, un fenomenale divertissement camp in cui, diretto da suo marito, interpreta magnificamente il personaggio bigger than life di Mrs. Fairytale, casalinga americana degli anni Cinquanta tradita dal marito violento e legatissima all’amica di sempre, Mrs. Emerald (una strepitosa Lucia Mascino). Un’accattivante rilettura postmoderna dei melò color pastello alla Douglas Sirk in cui però la protagonista scopre la sua sessualità fluidamente trans in un turbinio di stravolgimenti da black comedy, dove c’è persino spazio per le paranoie sull’invasione extraterrestre tanto in voga negli States a metà dello scorso secolo.

Abbiamo sentito Filippo Timi telefonicamente durante la promozione del film che arriverà in sala per soli tre giorni (“come un concerto live!” spiega Filippo), il 25-26-27 giugno grazie a Nexo Digital.

Iniziamo dal ‘C’era una volta’. Si vede nel film che il testo di Favola è molto rodato: come è nato lo spettacolo teatrale e com’è stato passare a un altro linguaggio, quello cinematografico?

La genesi è una risposta al film di Bellocchio che stavo facendo, Vincere! Avevo messo in scena un certo tipo di energia, e finito di girare mi sono domandato, perché avevo voglia di tornare a teatro: dopo un ruolo così estremo, così testosteronico, come posso cimentarmi in qualcosa di altrettanto forte? Volevo scrivere un testo come se fosse scritto negli anni Cinquanta, un po’ in contrapposizione all’altro ruolo, per cimentarmi in qualcosa di totalmente diverso.

Ti suggeriamo anche  Mix 2018, il programma del Festival del Cinema LGBT di Milano - Iaia Forte e Syria incoronate Queen

Portarla al cinema è stato come tradire, ma per essere autentici. Abbiamo lavorato sia in sottrazione, poiché in teatro il pubblico ha bisogno di una espressività maggiore, ma anche di arricchimento perché al cinema puoi lavorare ancora più sulle sfumature. In teatro eravamo soltanto in tre in scena mentre al cinema di sono il ruolo di Mother e quello di Stan, e poi ci sono altri ambienti.

Che sensazioni hai provato nell’essere diretto da tuo marito?

Sebastiano ha seguito la scrittura della pièce e le prove, quindi mi ha dato una mano nella creazione artistica. È stato lui a suggerirmi di guardare i film di Douglas Sirk. Avendo studiato regia, è stato spontaneo chiedergli di dirigere Favola. Al cinema esiste la famiglia con una gerarchia molto chiara, il regista ha l’ultima parola, è suo il punto di vista.

Mrs Fairytale rivoluziona l’immagine della casalinga americana sottomessa anni ’50 con una creatura gender molto contemporanea… Quanto c’è di te in Mrs Fairytale?

Interpretare un ruolo è fare esperienza, in questo caso la trasformazione è stata importantissima. Le acconciature e il trucco da premio Oscar mi hanno aiutato a crederci. Gli abiti sono stupendi, meravigliosi.

Quello che mi è rimasto è una certa fierezza del lato femminile, essere una donna per cinque settimane sui tacchi e fare finta che vada tutto bene…

Era così faticoso trasformarsi fisicamente in Mrs. Fairytale?

Sì, ti vedono e non capiscono, ti muovi da donna ma si vede che non sei propriamente una donna… Devi scansare il giudizio dello sguardo. A me per uscire basta una camicia e pettinarmi, una donna ha più gli occhi addosso: se è troppo femminile non va bene, sennò è sciatta. Ho capito la sofferenza trans, sentirsi un’identità chiara ma avere un corpo che non corrisponde a quello che tu percepisci. Bisogna avere il coraggio di accettare di essere in un altro corpo, farlo accettare agli altri. È un percorso doloroso ma anche liberatorio. Ma quando s’incontra l’amore diventa tutto più facile.

Ti suggeriamo anche  Favola, gioiellino camp con Timi en travesti diretto dal marito Sebastiano Mauri

C’è molta alchimia con la Mrs. Emerald di Lucia Mascino. Sembra l’amica perfetta, la fag-hag che tutti sogniamo… Che ne pensi?

È vero. Io e Lucia lavoriamo in teatro da più di quindici anni, io ho scritto la pièce e il ruolo per lei, per giocare con lei in scena.

In Favola troviamo la grandissima Piera Degli Esposti, com’è stato lavorare con lei?

Un privilegio enorme, stupendo. Ammiro Piera, la conosco da una vita. C’era molta ammirazione, immagina: essere figlia di Piera degli Esposti!

La sua Mother esorcizza alcuni luoghi comuni sulle madre dei gay, possessive e paranoiche, che ne pensi?

In fase di scrittura abbiamo pensato a una specie di antagonista, questa madre che sostiene che portare i pantaloni è molto più favorevole, hai più chance che portare un bustino o una gonna.

Dopotutto non siamo arrivati a una vera emancipazione femminile e allora Ginger Rogers faceva gli stessi passi di Fred Astaire ma era pagata la metà.

La vera stella è però Lady, il barboncino impagliato, forse perché è impermeabile alle ingiurie del tempo… Che cos’è, per te, Lady?

Lady è l’inconscio che nei momenti critici trova la soluzione per mandare avanti la storia. Una voce interiore che prova a dare una spiegazione alle contraddizioni che si succedono durante il film.

Favola inaugurerà il 21 giugno la 32esima edizione del Festival Mix di Milano, un bell’inizio d’estate, no? Lo conosci, l’hai già frequentato?

Ti suggeriamo anche  Favola con Filippo Timi fa boom: programmazione prolungata fino al 10 luglio

Conosco il Festival MIX, è molto importante. Di solito non ero a Milano durante le passate edizioni, spesso giravo I delitti del BarLume. Ma quest’anno apriamo la serata inaugurale!

Il finale del film è un vero e proprio inno alle Famiglie Arcobaleno… Che pensi delle dichiarazioni del ministro Fontana?

Con quello che penso ci ho fatto un film ambientato negli anni Sessanta! È l’amore che fa una famiglia.

So che non ami parlare della tua vita privata, piuttosto scriverne. Una volta hai citato Cocteau: “Tu sei una bugia che dice sempre la verità”. Ma come va il tuo matrimonio? Siete belli, ammirati, di successo entrambi… È davvero una favola come ce lo immaginiamo?

È una favola come è una favola ogni matrimonio. Se arrivi a sposarti hai scelto di condividere la vita con quella persona anche se la convivenza ha alti e bassi.

Avete fatto il viaggio di nozze?

No, dopotutto ci siamo sposati a New York!

Perché non hai voluto condividere le gioie del tuo matrimonio con la comunità lgbt?

Ho raccontato di me attraverso i libri che scrivo, mi è venuto spontaneo così. La vita privata è privata. È sano quando chiudi la porta di casa, sei libero di stare in ciabatte.

Vi piacerebbe avere dei figli?

Sì. Ma sono domande private, scavalcano la soglia di ciò che vogliamo condividere. Non ho comunque mai fatto tabù di me stesso.

Questo film arriva come un Ufo in un Paese populista che sembra voler bisticciare con tutti. Che pubblico immagini per Favola?

Favola è una commedia agrodolce che parla di emancipazione, del desiderio di voler essere sé stessi. È un film che può arrivare a tutti, il tema è universale.