Florence Queer Festival, quindici giorni di cultura lgbt

Dal 22 settembre al 6 ottobre la quinta edizione del ‘Florence Queer Festival’, ossia come raccontare la complessità dell’universo lgbt attraverso varie forme d’arte, dal cinema alla letteratura.

È la prima ‘queermesse’ dell’autunno, indubbiamente una delle più stimolanti sia per la varietà di proposte – davvero trasversale: cinema, fotografia, letteratura, videoarte, ecc. – che per la durata, ben quindici giorni. Stiamo parlando della quinta edizione del Florence Queer Festival (22 settembre – 6 ottobre) diretto da Bruno Casini e organizzato nel capoluogo toscano dall’associazione Ireos in collaborazione con Eventi srl e Arcilesbica Firenze.

Una manifestazione lgbt ad ampio raggio con un obiettivo specifico: "Raccontare e descrivere, attraverso cinema, video, fotografia ed altre arti, prevalentemente indipendenti, il variegato universo gay, lesbico e transgender, fatto di emozioni e di sentimenti, di stili di vita e di visioni del mondo, di sogni e di quotidianità". Ecco quindi, per la gioia degli amanti del grande schermo, ai cinema Alfieri e Spazio Uno, il meglio della produzione filmica a tematica queer di quest’anno e dello scorso (non li avete visti? Da recuperare assolutamente almeno The Bubble e Puccini For Beginners in apertura, ma anche Odete, Ma la Spagna non era cattolica? e Riparo nei giorni successivi).

Un’attenzione particolare è rivolta alla produzione indipendente grazie al concorso a premi Videoqueer – 500 euro in palio – dedicato a cortometraggi della durata massima di tre minuti "per raccontare il presente, tra quotidianità e voglia di affermazione, desideri e fantasie, stimolare il confronto interculturale tra condizioni e punti di vista diversi".

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Particolarmente stuzzicante si presenta la mostra Queer Remix – Decenni Diversi che focalizza l’evoluzione della cultura lgbt dal 1970 a oggi nel territorio toscano attraverso un percorso articolato costituito da fotografe, documenti, manifesti, depliant, volantini e stravaganti memorabilia. «Non vuole essere una mostra nostalgica di ‘come eravamo’» spiega Casini. «Vogliamo ribadire e sottolineare la grande aggregazione culturale che progressivamente ha lanciato mode culturali, spazi produttivi, luoghi d’incontro, intrattenimento contemporaneo, slogan creativi, colonne sonore ma anche riflessioni ed approfondimenti intelligenti. Non era facile negli anni ’70 produrre cultura queer, un decennio critico dove si stavano formando supporti e basi per gli anni ’80; mitici anni ’80, mitica Firenze, città culto del clubbing militante, ma anche editoria, fanzines, iniziative, critiche, dancing, sesso e purtroppo la cultura dell’Aids che ha cancellato tanti compagni di viaggio. A loro questa mostra è dedicata, a tutti quelli che non ci sono più, in particolare a Keith Haring, che è stato spesso in Toscana, ci ha vissuto, ha lasciato tanti segnali artistici: ci piace ricordarlo per la sua purezza e la sua grande energia nell’arte e nella vita. E poi gli anni ’90, la contaminazione culturale, e poi il nuovo secolo, il 2000, fino ai giorni nostri».

Non mancheranno presentazioni di libri, tesi universitarie su tematiche queer, la mostra fotografica Obsessions di Nama Hon Yelo nel foyer dello Spazio Uno e, in chiusura, al Saloncino della Pergola, un omaggio a Pier Vittorio Tondelli da un’idea di Giorgio Albertazzi per la regia di Emiliano Raya con letture di Vladimir Luxuria di brani scelti da ‘Altri libertini’, ‘Pao Pao’, ‘Il diario del soldato Acci’ e ‘Camere separate’ sulle musiche più amate dallo scrittore emiliano.