Freeheld arriva in Italia: alla Festa del Cinema di Roma e poi in sala

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L’applaudito dramma lesbico di Peter Sollett con Ellen Page e Julianne Moore

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È iniziata la lunga marcia verso l’Oscar del film lesbico dell’anno, Freeheld di Peter Sollett. Dopo l’applaudito battesimo al Festival di Toronto (Variety parla di ‘interpretazioni potenti’ delle protagoniste, The Hollywood Reporter sottolinea che ‘soddisferà molti tipi di pubblico’), la battaglia – vera – della detective malata di cancro Laurel Hester che si batte per far ottenere alla compagna Stacie i benefici pensionistici sarà presentata alla prossima Festa del Cinema di Roma (16/24 ottobre) e uscirà in sala il 5 novembre grazie a Videa col sottotitolo Amore Giustizia Eguaglianza. Già si parla di statuetta dorata per Julianne Moore – sarebbe la seconda in due anni consecutivi, dopo Still Alice! – ed Ellen Page, già candidata per Juno, che sul red carpet canadese ha posato radiosa con la sua fidanzata Samantha Thomas: “Sono innamorata”.

Ma la storia di Freeheld è nata dieci anni fa, quando sulle testate statunitensi è apparsa la vicenda di Laurel Hester, poliziotta dell’Ocean County in New Jersey, ventitré anni di rispettabile servizio e la richiesta al governo del suo Stato che i benefit pensionistici venissero concessi alla sua compagna Stacie Andree. Diventò un cortometraggio documentario diretto da Cynthia Wade, premiatissimo, vincitore di un Oscar e del Premio Speciale della Giuria al Sundance. “Ho sempre considerato questa come una storia d’amore – ha dichiarato la Wade – Non solo una storia d’amore tra Laurel e Stacie ma anche l’espressione dell’amore di una comunità verso i suoi membri, di persone che sono diventate attiviste quando le decisioni politiche sono divenute un fatto personale. Da quando ho girato il documentario, molti passi sono stati fatti in termini di uguaglianza, ma c’è ancora molta discriminazione. Desidero che le nuove generazioni vedano una comunità così piena di compassione e di senso di giustizia da attivarsi per fare ciò che è giusto per un dipendente pubblico. È una grande storia da raccontare”.

A quel punto i produttori candidati agli Oscar, Michael Shamberg e Stacey Sher, hanno valutato l’opportunità di trasformare il documentario in un film di finzione: “È l’amore che spinge queste due donne molto riservate, appartenenti a due generazioni diverse – dice Sher – a diventare attiviste per i diritti civili, una posizione non particolarmente comoda da assumere. Il legame che Laurel sente per Stacie le fornisce la determinazione per lottare per l’uguaglianza, e ciò rende questa un’eccezionale storia d’amore. Trovano il vero senso di ‘casa’ l’una nell’altra”. È quindi subentrata l’attrice e produttrice Ellen Page che, insieme alla sua partner di produzione Kelly Bush Novak, è rimasta conquistata dalla storia decidendo di partecipare al progetto nella doppia veste di finanziatrice e attrice. “Sono semplicemente incantata e impressionata da ciò che Laurel e Stacie hanno fatto – ha spiegato Ellen Page -. Hanno avuto un’incredibile coraggio che molte persone non hanno. È una storia estremamente umana e, quando si percepisce il lato umano, si scopre la capacità di comprendere le persone che potrebbero avere un punto di vista diverso dal nostro. Sono stata onorata di poter far parte di questo progetto. Mi relaziono in modo personale con questo film perché sono omosessuale e quando vedi due esseri umani trattati come ‘inferiori’ per la loro preferenza sessuale – e ti viene detto che il tuo amore non è valido – è straziante. Ma la possibilità di interpretare un personaggio che si innamora ed esplora la profondità dell’amore è meraviglioso”.

È stata quindi coinvolta Julianne Moore, la cui alchimia con Ellen Page è palpabile già dal trailer: “È una bellissima storia, e ho davvero sentito che dovevo farlo – spiega la Moore -. L’amore è una parte così importante della vita di ogni essere umano. È assurdo negare questo diritto a chiunque. Ho fatto un enorme quantità di ricerche su Laurel. Una delle cose che mi ha colpito di lei era che fosse una persona molto attenta al concetto di giustizia nel suo lavoro di detective. Ma l’ironia è che, dopo aver dedicato tutta la sua vita a garantire giustizia ad altre persone, nel suo ultimo anno, ha dovuto fare l’impossibile per ottenerla per la donna che amava. Laurel aveva una straordinaria etica del lavoro, ma si è sempre tenuta dietro le quinte. Non si è presa il giusto merito di molte cose perché ciò che aveva veramente a cuore erano i risultati”.La sceneggiatura ha quindi preso corpo grazie alla prestigiosa firma di Ron Nyswaner, autore dello script di Philadelphia: “Dopo aver visto il documentario Freeheld ho pianto per venti minuti in modo irrefrenabile sul mio divano. Ero commosso e mi sentivo attratto dalla missione di raccontare questa storia ad un pubblico molto più ampio“.Il titolo Freeheld si riferisce al termine ‘freeholder’ che significa sia colui che è in grado di disporre liberamente dei propri beni e terreni sia alla carica governativa che ha l’autorità di decidere in merito a proprietà e finanze dei cittadini.

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