GAY NEL CINEMA. 2) ALMODOVAR

Il regista, omosex dichiarato, è nelle sale col nuovo film "Parla con lei" . E da ‘monello’ del cinema spagnolo è diventato un autore ‘cult’ di grande successo. Non solo gay.

MADRID. Dopo l’Oscar per ‘Tutto su mia madre‘ (e il Golden Globe, il César, la Palma d’Oro per la miglior regia, il David di Donatello) l’attesa era grandissima: che cosa avrebbe fatto Pedro Almodòvar, il più grande regista spagnolo vivente, ritenuto nella storia del cinema spagnolo secondo solo dopo Luis Bunuel? Avrebbe ceduto alle lusinghe dei produttori americani per un blockbuster a grande budget? No: "Un Oscar non ti rende professionalmente migliore. Resto libero e indipendente".

E così ha dato alla luce ‘Parla con lei‘, rifiutando le lusinghe del Presidente del Festival di Cannes Gilles Jacob che avrebbe accolto in pompa magna il film sulla Croisette preferendo invece di ignorare qualsiasi anteprima festivaliera e vederlo uscire quasi contemporaneamente nelle sale di tutta Europa.

E se alla prima visione può sembrare un’opera un po’ sottotono (ma è uno di quei film che crescono dentro lentamente) Pedro Almodòvar riesce nell’intento assolutamente originale di infrangere l’ultimo tabù: mostrare gli uomini etero che piangono. Il suo protagonista Marco (Dario Grandinetti) piange per un’emozione a teatro, per un ricordo, per un nonnulla. Il Pedrito gay si occupa seriamente dei sentimenti etero? Sì, e finalmente attribuisce al maschio straight una sensibilità che finora sembrava appannaggio esclusivo dell’uomo gay o della donna. E se l’altro protagonista sembra gay (e forse lo è, comunque è vergine), le sue attenzioni sono tutte per una donna priva di conoscenza ricoverata da quattro anni in ospedale. Almodòvar parla ancora d’amore, amore profondo, sospeso, inevitabilmente estremo (per due donne in coma) osando un’audacia narrativa che nemmeno il meno credibile dei melodrammi di Douglas Sirk faceva intendere (uno stupro che riporta alla vita la madre e fa partorire un feto morto) dando nuovo potere alla parola come arma contro la solitudine e la follia. "Qualche mese fa mi sono sorpreso a parlare da solo per diversi giorni. In compenso, durante le riprese, sono rimasto senza voce per più settimane. Ma ho sempre creduto nella parola anche quando ero senza voce o senza interlocutore". E la scena chiave del film sono proprio quei sette minuti muti del bel cortometraggio espressionista inventato dal regista, ‘Amante menguante‘, in cui un omino rimpicciolito per un esperimento mal riuscito entra letteralmente, fino a sparire, nel sesso della sua amata.

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Senza parole è anche l’astratto teatro di dolore della coreografa tedesca Pina Bausch con cui inizia il film, o lo sguardo rapito dagli ascoltatori di un ineffabile Caetano Veloso che canta una versione rallentata e inedita di ‘Cuccuruccuccù Paloma’. "’Parla con lei’ è un film sul piacere di raccontare ed è la storia di uomini che parlano a chi può ascoltarli ma soprattutto a chi non può ascoltarli".

Ma di cosa ci parlerà in futuro Pedro? Dopo aver ripreso in mano la preproduzione di ‘La mala educaciòn‘, dovrebbe veder la luce questa sorta di film autobiografico sulla sua infanzia in Extremadura (in foto, un Almodòvar durante il servizio militare) dove si trasferì dopo otto anni dalla nascita a Calzada de Calatrava (nel 1949) e che dovrebbe annoverare nel cast il bellissimo Eduardo Noriega (‘Plata quemada’). In seguito potrebbe andare in porto anche il progetto sul suo primo film americano, ‘Paper boy’, ma il suo desiderio di riavere come protagonista il ‘suo’ Antonio Banderas potrebbe causare un rinvio dell’operazione.

Ma come è arrivato al successo il geniale ‘monello’ del nuovo cinema spagnolo? Forse non tutti sanno che dalla maggiore età Almodòvar lavorò per ben dodici anni nella Società Telefonica Nazionale e proprio in questo periodo si dedicava a scrivere (‘Patty Diphousa e altre storie‘ si può trovare in libreria anche in Italia), suonare nel gruppo punk ‘Almodòvar Y McNamara‘, recitare con ‘Los Goliardos‘ e girare i suoi primi filmini in Super Otto. Poi il destino volle che l’uscita del suo primo film (nemmeno in 35 mm ma in 16), l’irriverente ‘Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio‘ coincidesse con il crollo del regime franchista e la liberazione culturale dettata dalla nascita della democrazia in Spagna. In poco tempo fu il successo: 13 film, tutti adorati in patria, ben presto visti in tutto il mondo (la consacrazione internazionale arrivò nell’88 con la nomination all’Oscar di ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi‘), fino al trionfo di ‘Tutto su mia madre‘, definito da Time Magazine ‘il miglior film in assoluto del 1999’. Nel frattempo si dedica anche alla produzione (con la compagnia ‘El Deseo’ insieme a suo fratello Agustin), finanziando quattro film di altri registi, da ‘Accion Mutante’ (1993) a ‘El espinazo del diablo’ (2001).

A tutt’oggi si può considerare il regista gay dichiarato più importante del mondo. Della sua vita privata si sa poco (ma ha dichiarato alla rivista francese ‘Studio’che ‘Parla con lei’ "è stato ispirato al ricordo di un amore frantumato ma ancora vivo") e non è mai apparso in pubblico con fidanzati o fiamme dell’ultim’ora (mentre agli ultimi Oscar l’attore gay dichiarato Ian McKellen teneva beatamente la mano di un giovinetto con lungo capello nero). E chissà se tornerà a raccontarci un grande amore gay con una sensibilità molto femminile come fece nel 1987 col palpitante ‘La legge del desiderio‘ (chi può dimenticare Banderas sbarbatello che si faceva prendere freneticamente dall’amante o la scena della macchina da scrivere che vola in fiamme dalla finestra?). Ma, come dice Benigno nel suo ultimo film, "il cervello delle donne resta un mistero".