GEMELLI DIVERSI

Mamma vuole vendere casa ma loro non ci stanno. Nel solido ‘Proprietà privata’ di Joachim Lafosse i fratelli Renier interpretano due gemelli quasi incestuosi. Isabelle Huppert ai massimi livelli.

Se lo splendido personaggio di Ambra in Saturno Contro, la torturata Roberta, facesse un oroscopo dei suoi per questo weekend cinematografico, sicuramente vaticinerebbe che è un momento d’oro per i Gemelli.

Da quelli presunti ed etero(zigoti) di Ficarra e Picone, scalcagnati e ridanciani, scambiati nella culla in Il 7 e l’8 diretto dagli stessi comici siciliani insieme a Giambattista Avellino (segno zodiacale di Ficarra: gemelli), a una coppia indubbiamente più interessante e ambigua, protagonista di un dramma belga insolito e ammaliante, Proprietà privata di Joachim Lafosse.

I fratelli – non gemelli – Yannick e Jérémie Renier (noi ricordiamo soprattutto il secondo, mirabile interprete di La promesse e L’enfant dei Dardenne) sono François e Thierry, due sani ragazzotti un po’ scansafatiche, legati da un forte rapporto di esclusività: giocano sempre insieme, soprattutto alla Playstation, fanno il bagno nella vasca lavandosi con dedizione più che fraterna, si divertono a pescare in un laghetto sparando colpi di fucile invece che usare una comune lenza. Caratterialmente sono però molto diversi: François è timido e sensibile, Thierry più estroverso e spigliato. Chiusi nel loro mondo ovattato e immobile, viziatelli e un po’ abulici, stanno ancora attaccati alla gonna della mamma chioccia Pascale (un’Isabelle Huppert ai massimi livelli) nella grande fattoria ristrutturata di loro proprietà, in aperta campagna. Le tensioni non tardano a sfociare in liti frequenti, perché Pascale è separata dal marito ma non riesce ad allontanarsi da lui e l’alterco, in casa, sta diventando una triste quotidianità. Quando Pascale si lega a un uomo fiammingo che i gemelli detestano e decide di vendere la magione, l’equilibrio emotivo della famiglia subirà un contraccolpo fatale anche perché Thierry ha una fidanzatina che suscita le gelosie incontrollate del fratello.

È la storia di un progressivo collasso familiare, quella raccontata con calibrata sobrietà e straordinaria acutezza psicologica in Proprietà privata (ma il titolo originale è più sottile e ambiguo, Nue Propriété), parzialmente ispirato alla vita del regista che ha un fratello gemello, trovatosi “per un breve periodo di fronte a questa situazione nella mia famiglia in cui sentivo di avere un potere che non mi apparteneva”. Un dramma imploso sull’orlo di una crisi di nervi, una progressiva spoliazione di quei rapporti manipolatori e compromissori che spesso si creano nella relazione filiale, un sottotesto gay che vibra come un affondo diretto in uno dei massimi tabù della nostra società: l’incesto. La macchina da presa, spesso fissa, si tiene sempre pudicamente un po’ a distanza dagli attori, non giudica, descrive i fatti con onesta oggettività.

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Dal punto di vista della recitazione, i disinvolti Renier…

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Dal punto di vista della recitazione, i disinvolti Renier se la cavano egregiamente ma il vero perno del film è una titanica Huppert che regala alla sua Pascale i giusti sottotoni in un ruolo – l’instabile sottilmente nevrotica – che le calza da sempre come un guanto. Dal vivo Isabelle Huppert è una donna molto altera e superba, più minuta di come sembra al cinema, estremamente riservata (in ogni intervista esige che non vengano poste domande sulla sua vita privata). «Io interpreto personaggi complessi che riflettono una certa verità» spiega con un certo malcelato distacco. «Il cinema in questo senso è un mezzo di una ricchezza straordinaria perché può trasmettere le sfumature dell’ambiguità di un essere umano». Così motiva la scelta oculata di ruoli spesso azzeccati che le hanno già valso due Palme d’Oro, due Coppe Volpi, un Leone Speciale, un César, due David di Donatello e innumerevoli altri premi in giro per il mondo, consegnandola nell’Olimpo delle star come una delle migliori attrici in attività. E in questo momento una delle più richieste, in vari campi: si è appena conclusa con successo al Museo Nazionale del Cinema di Torino una ricca mostra fotografica curata dal marito Ronald Chammah con 115 suoi ritratti firmati da obiettivi d’alta classe quali Cartier-Bresson, Avedon e Newton.

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La Huppert ha convinto anche a teatro calcando i palcoscenici del Piccolo Teatro di Milano con lo stilizzato ‘Quartett’ di Bob Wilson. La rivedremo al cinema in L’amour caché di Alessandro Capone tratto da Madre e ossa di Danielle Girard (una mamma depressa che tenta tre volte il suicidio) e forse nei panni della moglie del compositore Schumann in Clara di Helma Sanders-Brahms.

Tornando ai nostri adorati gemelli, è curioso quanto l’immaginario erotico gay sia sempre stato affascinato dal tema del doppio gemellare declinato al maschile (i teorici della ‘ferita narcisistica’ che secondo alcuni psicologi può portare all’omosessualità hanno scritto tomi su questa passione sensuale): il visionario Greenaway ci aveva perturbato con i gemelli Deuce (Brian ed Eric Deacon) fotografati nudi in mezzo a un mare di lumache nel bislacco Lo zoo di Venere e il grande Cronenberg titillava fantasie omo nel clinico Inseparabili attraverso il rapporto di complicità assoluta tra i gemelli Mantle, entrambi interpretati da Jeremy Irons, ultimamente un po’ fané.

Ma è l’industria del porno quella che ha sfruttato al meglio l’indiscusso potenziale commerciale della rottura di due tabù al prezzo di uno (incesto + queerness dichiarata). Sono molte, infatti, le coppie di attori hard gay che hanno fatto fortuna perché gemelli omosessuali: i fratelli latini Mendez (Carlos e Luis), citati nello spassoso Il ritorno dei granchi giganti di Andrea Demarchi, le superstar della Odyssey Gabriel e Oscar Peron (nei titoli di testa del loro celebre Ryker’s Revenge il primo risulta Gabrielle), i cechi Jirkal e Karel Bartok, gli ex marines Sean e Tim O’Brien che nel cult di Toby Ross Twins (1993) sfoderano le loro simmetriche qualità con l’inebriante doppia coppia formata dai gemelli Christy e dai Karisdtadt.

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Sul versante femminile non mancano i nomi, ma individuare le attrici lesbiche è più difficile, anche perché le gemelle spesso si fingono gay per il pubblico maschile etero (ci sono le sorelle Shaina e Shana Simpson, Marissa e Melissa Milton, Erica ed Heather Bambi e molte altre). Ma restando in ambito non hard e etero, oltre alle sataniche gemelline di Shining, ci viene soprattutto in mente un duo certamente non saffico ma indiscutibilmente supericona: le ineguagliabili, ineffabili e imperiture gemelle Kessler e il loro leggendario Dadaumpa, oggi meravigliose settantenni la cui parodia nostrana, le Cessler, era stata affidata a un trio drag di irresistibili smandrappate: Doris, Teresa e Alsazia. Chi se le ricorda?

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