GENITORI OMOFOBI CONTRO

Una associazione di ‘genitori afflitti dalla decisione dei propri figli di essere gay’ vuole censurare la commedia sulle nozze gay in arrivo nelle sale. Replicano Occhipinti e Dall’Orto.

ROMA – Si chiama Famiglia Italiana, si autodefinisce una “associazione per la moralità sessuale” e dal suo sito ha lanciato una campagna per la messa al bando di “Reinas“, commedia spagnola sul tema dei matrimonio gay di grande successo all’estero e il cui arrivo nei cinema italiani è previsto per il periodo delle feste natalizie. Dal sito internet apprendiamo che «Famiglia Italiana è un’associazione formata da genitori afflitti e umiliati della decisione dei propri figli di essere omosessuali. Crediamo che l’omosessualità sia una condizione del tutto immorale, che necessita di essere corretta perché frutto di una scelta irrazionale, e pertanto non condivisibile».

Che per loro non ci sia niente di condivisibile lo si capisce sin dal simbolo prescelto come logo, due omini stilizzati che si tengono per mano barrati da una diagonale rossa. Ricorda quegli adesivi che si mettono agli esercizi commerciali e rivolti ai proprietari di animali domestici, per dire loro che lì dentro i cani non entrano. I gay insomma, come gli animali, che stiano fuori.

‘Umiliati’ di avere figli gayAbbiamo cercato di chiarirci le idee contattando il portavoce Marco Marini, che ci ha detto: «La nostra è un’associazione no profit regolarmente registrata, e presto pubblicheremo sul sito lo statuto. E’ quindi per questo che non abbiamo un conteggio preciso dei nostri membri, che in ogni caso sono oltre un migliaio. Chiaramente la maggior parte delle persone che operano nell’associazione sono genitori di figli omosessuali, alcuni sieropositivi, ma tra i nostri collaboratori e simpatizzanti ci sono anche persone che condividono i temi per cui ci battiamo pur non avendo figli omosessuali».

La presentazione dell’associazione parla dell’umiliazione dovuta alla “decisione” dei figli “di essere omosessuali”, il che indica chiaramente una scelta. Eppure c’è un ammontare sempre crescente di letteratura scientifica (vedi articolo) che avvalla il fatto che l’orientamento sessuale non è una decisione o una scelta ma una condizione innata. «Ci sono ambiti nei quali le disposizioni scientifiche peccano di presunzione e mancano di rispetto nei confronti dei valori umani e della Vita – spiega Marini – Personalmente credo che questa interpretazione dovrebbe essere rigettata dagli omosessuali innanzitutto, proprio per evitare ulteriori razzismi e ghettizzazioni. Che succede infatti se si dimostra, ad esempio, che il gene dell’omosessualità è legato a un quoziente intellettuale più basso? Vogliamo troppo bene ai nostri figli per accettare una cosa simile. Ci sono numerosi studi sociologici sulle devianze e sull’influenza dei media nella creazione di queste. Non scordiamoci inoltre che molte delle asserzioni della Scienza sono state confutate nel corso della Storia».

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Vero anche che molte delle asserzioni della Chiesa si sono poi rivelate essere del tutto campate in aria. Il tirare in ballo la religione non appaia pretestuoso: nella pagina dei link proposto dall’associazione figurano solo ed esclusivamente collegamenti ad altri siti di area cattolica.

Anche loro vogliono ‘curare’Sempre nel sito dell’associazione si legge che l’omosessualità è considerata «una condizione del tutto immorale, che necessita di essere corretta perché frutto di una scelta irrazionale, e pertanto non condivisibile». Chissà se la necessità di “essere corretta” implica la necessità di una “cura” per i gay, che dunque sarebbero “malati”? «Il problema non è solo della condizione omosessuale – spiega ancora il portavoce di Famiglia Italiana – Quello che noi davvero auspichiamo è una cura per la società tutta. Bisognerebbe ripulire i media di tante immagini che propongono modelli immorali, presentati con superficialità e leggerezza. In ogni caso, tramite la terapia, si può recuperare chi è già stato portato su strade che lo allontanano da una condizione naturale; è infatti dimostrato che in situazioni di confusione legati alla definizione dell’identità dell’adolescente si possa scegliere di essere omosessuali».

Ecco dunque che anche in questo caso tornano in campo queste strampalate teorie già espresse da altri “esperti” di area cattolica nei quali già ci eravamo imbattuti in passato (vedi articolo). Sulla necessità di evitare strade che propongano immagini che andrebbero ripulite chissà allora che senso morale ha la galleria fotografica ospitata dal sito di Famiglia Italiana, nella quale fanno bella mostra di sé immagini di cartelloni cinematografici pubblicitari imbrattati da scritte, assai poco civili, del tipo “Zapatero porco”.

Ma veniamo proprio alla questione del film “Reinas” e della campagna volta a bandire il film dalla sale italiane. Secondo il signor Marini «l’immagine che i media trasmettono dell’omosessualità è spesso aproblematica ed edulcorata. Attraverso tv e cinema si possono imporre e radicare modelli che un giovane in cerca d’identità può seguire in maniera incondizionata. Per questo la nostra campagna contro il film “Reinas” rappresenta un modo per porre una questione e sollevare un problema. In “Reinas” è proprio il rapporto parentale ad essere edulcorato fino al ridicolo. Vedere le ansie di un genitore per un matrimonio gay trattate con la leggerezza di una commedia degli equivoci è inaccettabile».

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Parla il distributore del filmVediamo se invece è accettabile che si inneggi alla messa al bando di un film volendone impedire la visione anche ad altri cittadini che magari la pensano diversamente. Ci è parso quindi doveroso sentire quello che ha da dire al proposito Andrea Occhipinti che ha acquistato i diritti del film e lo distribuisce in Italia tramite la sua Lucky Red. «Secondo me si tratta di persone che si sono trovate uno spazio su un loro sito perché non trovano spazio altrove. Di base, nonostante la Chiesa che alimenta certe posizioni radicali e anacronistiche, penso che gran parte della società va in un’altra direzione e ha un’altra visione. Certa gente vive fuori dalla storia. Se parliamo dei PaCS o dei matrimoni è una cosa che piano piano succederà ovunque, anche da noi. Nei paesi che più rimangono arretrati spesso dietro ci sono religioni impreparate ai cambiamenti e al progredire della coscienza sociale e civile».

«Reinas – prosegue Occhipinti – è una commedia dove in qualche modo si parla di normalità di ragazzi che si sposano con altri ragazzi. Forse a qualcuno dà fastidio proprio questo, che sia una commedia che affronta il tema con leggerezza e simpatia anziché come un dramma. C’è evidentemente gente che non accetta che la società cambi e si evolva. Ma non mi stupisco più di tanto, basta vedere certe cose che dice la Chiesa su tanti temi, dall’aborto alla pillola, ai preservativi, ai gay. Quando ci sono degli scandali di pedofilia nel clero la Chiesa reagisce dicendo che gli omosessuali non sono adatti a fare i preti, confondendo pedofilia con omosessualità». (vedi articolo)

«Reinas è una commedia che è stata scritta prima che in Spagna approvassero ed entrasse in vigore la legge sui matrimoni gay – specifica Andrea Occhipinti – Nel film seguiamo cinque madri e i loro figli che si stanno preparando per questi matrimoni, ed è la cronaca dei giorni che precedono la cerimonia. Con vari incidenti di percorso ovviamente e dove i personaggi delle madri sono particolarmente divertenti per certi versi e protagoniste per certi altri, un po’ nella tradizione almodovariana della commedia spagnola. Accanto a loro i loro figli, ognuno con delle caratteristiche diverse, alcuni incasinati e turbolenti, alcuni più sentimentali, altri meno. Le loro storie si intrecciano sino al grande giorno, un giorno di festa. La cosa assurda di tante contestazioni è che nel momento in cui c’è una voglia di unione, di creare rapporti affettivi stabili, non di disintegrazione, anche questo venga attaccato e vi si voglia vedere qualcosa di minatorio per la famiglia tradizionale. Non vedo assolutamente il legame».

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Genitori che rispettano i figliTornando alle tematiche di fondo c’è da ricordare che da oltre dieci anni esiste in Italia una associazione di genitori di omosessuali di ben altro stampo, l’A.GE.D.O., che propone un approccio basato su comprensione, dialogo ed accettazione che pare essere diametralmente opposto a quello repressivo e quasi criminalizzante di Famiglia Italiana. Ecco la presa di posizione di Paola Dall’Orto, Presidente nazionale dell’Agedo: «Vorrei fare i miei complimenti al signor Marco Marini per essere riuscito a spaventare, con le sue proposte, molte persone che lottano da tempo contro la discriminazione e per la libertà di essere se stessi, senza pregiudizi o condanne da parte della società. Intervengo dunque come rappresentante dell’associazione Agedo, realmente esistente dal 1993. Alla lettura, essendo assurdo che più genitori possano volere il male dei propri figli cercando di “guarirli” dalla loro omosessualità, con la proposta di un percorso di vita ben più doloroso e insostenibile di contro alle malversazioni della società, ho subito pensato ai deliri di una persona omosessuale che non sa accettare la propria identità. Un genitore consapevole, che non ignora la specificità dell’omosessualità, che sappia che non è una scelta e che ami il proprio figlio o la propria figlia, lo/la sosterrà lungo il percorso della vita, ben sapendo “del malessere esistenziale” che può accompagnarli. Per fortuna, nonostante tante associazioni, tante istituzioni, cerchino di fare tornare al silenzio e alla solitudine i nostri figli, attualmente molti di loro sono sereni, riescono a proseguire nei loro studi e ad occupare anche posti di prestigio, costruirsi persino una famiglia (che io definisco il luogo degli affetti e del reciproco scambio di attenzioni e aiuti) se non vengono continuamente assillati, conducendo così una vita “normale”, anche se conquistata con fatica e spesso con sofferenza».

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