Gli Anni Amari, il film su Mario Mieli pre-apre la Festa del Cinema di Roma

L’attesissimo film di Andrea Adriatico sarà presentato a Roma il 16 ottobre.

Il 17 ottobre prenderà vita la 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, ma 24 ore prima Gli Anni Amari di Andrea Adriatico pre-aprirà la manifestazione, alle ore 18:00 alla Casa del Cinema.

Interpretato da Nicola Di Benedetto, Sandra Ceccarelli, Antonio Catania, Tobia De Angelis, Lorenzo Balducci, Giovanni Cordì, Davide Merlini e Francesco Martino, Gli Anni Amari porterà al cinema vita e luoghi di Mario Mieli, attivista, intellettuale e artista di rilievo nell’Italia degli anni ‘70, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano.

La gioventù e la vita notturna sfrenata nella “Fossa dei Leoni” a parco Sempione; l’incontro con l’attivismo inglese del Gay Revolution Front a Londra; il ritorno in patria e la fondazione dei Collettivi Omosessuali Milanesi; la pubblicazione del saggio “Elementi di critica omosessuale”; la popolarità mediatica ma anche le turbe mentali di Mieli, deceduto nel 1983.

Ancora non si conosce una data per la distribuzione sul suolo nazionale. Queste le parole del regista.

Chi fosse Mario Mieli non ve lo racconterò qui. Posso solo dirvi che è e fu un poeta altissimo e un rivoluzionario ingiustamente dimenticato, morto suicida nel 1983. Ci ho messo dieci anni a fare questo film, anni durissimi, fatti di mille “no”, fatti di mille “chi te lo fa fare”. Ho tenuto duro. Oggi non sono un cineasta semplice. Lo capisco. Non edulcoro le mie storie, non racconto l’omosessualità addomesticata e facile col frocio da commedia o da romanzo sentimentale.
Mai come in questa occasione sono stato così aggredito pubblicamente, vessato e umiliato come uomo e come autore. Articoli violentissimi, richieste di gogna, di cancellazione dei fondi al film, interrogazioni ai parlamenti: come se gli omosessuali non fossero persone, non pagassero le tasse e non avessero diritto, una volta tanto, di guardare dentro la propria memoria. Con la triste violentissima equazione omosessualità=pedofilia. E il tutto prima ancora che fosse pubblico un solo fotogramma. Ora il film esce, anche se per la sala bisognerà aspettare ancora un po’.
Devo un milione di grazie. E non sono ringraziamenti da poco. Il primo va agli sceneggiatori, Grazia Verasani e Stefano Casi: mi hanno aiutato enormemente a fare un film per tutti, non di nicchia, capace di raccontare un periodo storico magnifico e teso come gli anni 70. Il secondo, essenziale, a Nicoletta Mantovani e alla Pavarotti international. La sincerità del loro appoggio è stata una lezione di vita. il terzo a Raicinema, al Ministero per i beni e le attività culturali, alle Emilia Romagna film commission Cultura Emilia-Romagna e Apulia Film Commission per aver creduto in questo film in anni non semplici e con un certo apparato mediatico apertamente ostile. E un grandissimo grazie va a Cinemare Produzioni , la mia casa, a Saverio Peschechera e a tutto il cast che ha lavorato a questo film, nessuno escluso, alle piazze e ai luoghi abitati per le riprese, ai volti di chi c’è e un po’ meno a quelli che per paura di essere marchiati d’infamia hanno preferito non esserci. L’ultimo grazie è per Paola Mieli e per gli amici di Mario.
E’ un grazie sentito: coi loro racconti ho aggiustato il tiro, scoperto aspetti inediti, inquadrato al meglio una figura essenziale del nostro tempo, anche se sono consapevole di aver nuovamente aperto un dolore. Gli anni amari è un grido di libertà pagato con la vita. E un invito a non accontentarsi, secondo la lezione di Mario dopo la manifestazione del 77 a Bologna: “si è svolto tutto come al solito: le checche relegate in fondo al corteo. ma io sono troppo speedy per adattarmi al passo delle lumache.”
Partiremo da Roma, la capitale d’Italia, ma sono sicuro che saremo moltissimi a scrutare “Gli anni amari”.
Perché le memorie sono fatte anche di questo.