Golden Globes all’82enne Christopher Plummer e a Madonna

Tre Globi d’Oro per il muto “The Artist” ma i veri vincitori sono Christopher Plummer per “Beginners” e il “Masterpiece” di Madonna. Premiati “Modern Family” e “Downton Abbey”, a secco J. Edgar.

Titoli non forti, attori fortissimi. Questo viene da pensare, dopo la premiazione dei Golden Globes al Beverly Hilton Hotel, assegnati da una novantina di giornalisti esteri di stanza a Los Angeles. È un cinesempio di quello che in statistica si chiama "problema di fitness": ovvero quando i concorrenti sono praticamente tutti dello stesso livello, non alto, e così i premi si spalmano su atleti non eccellenti e vengono distribuiti a pioggia. Ma se i loro allenatori sono bravissimi, rischiano di vincere loro, se li sostituiscono: così abbiamo un parterre di attori premiati da urlo.

Ecco il grande George Clooney che batte il favorito DiCaprio in J. Edgar, rimasto a secco, per The Descendants di Alexander Payne, che non sembra affatto sbagliare la mira ma non bacia sulla bocca la fidanzata Stacey Keibler, centrando la sua guancia destra. La performance continua sul palco: eccolo ringraziare Michael Fassbender, con un bastone chapliniano che ironizza sull’amico Brad infortunato, "per essersi preso la responsabilità del nudo frontale. Sinceramente potresti giocare a golf con le mani dietro la schiena".

L’ultravenerabile Meryl Streep non ha neanche bisogno degli occhiali per ritirare l’ottavo Golden Globe della sua carriera e dire quello che pensa del suo personaggio della Thatcher, ma non solo (infatti è censurata in diretta), fuoriclasse assoluta già nel trailer di The Lady diretto dalla Phyllida Lloyd di Mamma mia. La vera sorpresa è che il filogay Alexander Payne (quando era venuto a Torino per A proposito di Smith, si scatenava alla discoteca queer Centralino) batte Moneyball – L’arte di vincere e Le idi di marzo, mettendo una seria ipoteca sull’Oscar come miglior film.

Un giusto riconoscimento, quasi a ricompensare la sfortuna di un film indipendente che meritava più attenzione – in Italia non è stato nemmeno distribuito in sala ma direttamente in dvd – va alla malinconica commedia drammatica gay Beginners di Mike Mills: Christopher Plummer, splendido ottantaduenne, impugna il Golden Globe per la sua straordinaria interpretazione del papà gay con sussulto vitale nonostante il cancro, una delle migliori prove della sua carriera, quasi speculare al suo introspettivo Tolstoij in The Last Station.

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Non c’è nulla da eccepire riguardo al premio per la miglior commedia o film musicale: il quasi muto The Artist di Michel Hazanavicius vince senza ovazioni e si aggiudica anche il premio per l’interpretazione di Jean Dujardin già impalmato a Cannes (per DiCaprio, ora, la strada verso l’Oscar è tutta in salita). Se la regia va a un film praticamente passato sotto silenzio, Hugo Cabret di Scorsese, la sceneggiatura migliore è quella magnifica, apparentemente semplice, del letterario Midnight in Paris di Woody Allen. Finora, comunque, premi senza musica. Ecco quindi lei, ancora Lady Queen dei gay ma a rischio successione con Gaga, con un magnifico pezzo lento e insinuante, Masterpiece, tratto dalla colonna sonora del suo storico W.E., il cui Globo d’Oro è annunciato dal supremo Adam Levine: "Non ho scusanti: non sono francese". E poi, scatenando l’ilarità del pubblico, definisce Colui che punisce il mogul Harvey Weinstein, presidente dello studio che ha acquisito W.E..

Passando al reparto televisivo, si tratta solo di conferme: ecco l’ennesimo riconoscimento a Modern Family e all’altera miniserie in costume Downton Abbey (curiosamente prodotta dalla ‘Masterpiece’ che non ha però nulla a che fare con Madonna). Tutto chiaro, molto prevedibile. Resta però un mistero: quello strano sguardo di George, sì, proprio lui, rivolto a un maschio presente in sala. Chi sarà stato?