Golden Globes, Sorrentino batte La vie d’Adèle: il Grande Abbaglio?

Il magniloquente La Grande Bellezza è stato preferito al capolavoro lesbico di Kechiche. Trionfano “Dallas Buyers Club” e “Behind The Candelabra”, grande sconfitto “Philomena” di Frears.

«Ottima sera a tutti i presenti in sala, alle donne e ai gay che guardano da casa». Così la strepitosa attrice comica Amy Poehler ha introdotto ieri sera, al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, insieme all’altrettanto spassosa collega Tina Fey, la premiazione dei 71esimi Golden Globes assegnati dalla stampa straniera di stanza a Hollywood. Una cerimonia scoppiettante e ilare, densa di battute ficcanti: “Gravity è la storia di come George Clooney vagherebbe nel vuoto e morirebbe pur di non trascorrere un minuto di più con una donna della sua età” ha spiegato Tina Fey tra le risate fragorose degli ospiti comodamente seduti intorno ai tavoli inondati di champagne.

I vincitori principali rientrano nelle previsioni: l’epico 12 anni schiavo di Steve McQueen è il miglior film drammatico, il vintage American Hustle su una vera megatruffa finanziaria avvenuta negli anni Settanta, diretto da David O. Russell, trionfa tra le commedie. Da un punto di vista queer possiamo riscontrare che ci sono due grandi vincitori e altrettanti perdenti: Dallas Buyers Club fa piazza pulita tra gli interpreti maschili, col Globo d’Oro a due attori letteralmente trasformati a livello fisico per incarnare due malati di Aids, rispettivamente un elettricista omofobo e una splendida trans: Matthew McConaughey («Questo film parla sempre di vita, mai di morte») e Jared Leto («Ho dovuto depilarmi tutto il corpo ma non ho fatto la ceretta brasiliana: le donne la conoscono e anche alcuni uomini!»). Tra gli attori di commedie e film musicali vince Leo DiCaprio per l’isterica commedia scorsesiana The Wolf of Wall Street mentre fra le attrici drammatiche non c’era competizione per l’inarrivabile Cate Blanchett di quel magistrale Tennessee Williams allo Xanax che è Blue Jasmine, il miglior Woody Allen dai tempi di Match Point, premiato alla carriera ma non presente in sala (Diane Keaton ha ritirato il suo Globo d’Oro). Le due mattatrici di American Hustle, la neostar non-solo-fantasy Jennifer Lawrence e l’eclettica Amy Adams, che tra l’altro si baciano in una scena saffico-provocatoria del film, sbaragliano le avversarie nella categoria dei film “non drammatici”.

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Nell’ambito dei prodotti televisivi trionfa l’eccelso biopic su Liberace, Behind The Candelabra di Soderbergh, miglior film e miglior attore, un radioso Michael Douglas che ringrazia il suo collega Matt Damon, nel film il suo grande amore Scott Thorson: «È l’attore con più coraggio e talento col quale abbia mai lavorato. L’unico motivo per cui non sei qui sul palco è perché io ho più scene di te!».

Ma ci sono anche due sonore sconfitte: lo sgorgalacrime Philomena di Stephen Frears resta a bocca asciutta, battuto pure nella categoria in cui era fortissimo, ossia la sceneggiatura di Steve Coogan e Jeff Pope, da Spize Jonze per il cyberfuturista Her con Scarlett Johansson tecno-immaginata in quanto non appare mai ma di lei si sente solo la voce suadente filtrata da un programma informatico (per questo motivo è stata definita “ineleggibile” dai giurati).

Il capolavoro lesbico La vie d’Adèle è stato battuto a sorpresa dal “nostro” La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (era un quarto di secolo che un film italiano non vinceva: l’ultimo fu Nuovo Cinema Paradiso nel 1989) che ormai ha la nomination agli Oscar in tasca – le scopriremo giovedì prossimo. Il Grande Abbaglio? Siamo molto contenti della vittoria di Sorrentino, ovviamente, e non per puro campanilismo, ma dobbiamo ammettere che quella meraviglia di Kechiche è vistosamente più bello: La Grande Bellezza ha una straordinaria regia magniloquente, Sorrentino è un vero virtuoso della macchina da presa, fotografia e musiche sono magnifiche, ma il film è più fragile dal punto di vista della scrittura, un po’ come si sente il giornalista-romanziere protagonista, Jep Gambardella, interpretato con felice ispirazione da Toni Servillo (curiosità: c’è anche una scena queer, quando Jep rivela all’amica engagée Stefania, davanti agli amici, che il marito Eusebio è in realtà innamorato di tale Giordano).

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«Grazie all’Italia che è un paese pazzo ma bello», ha commentato Sorrentino sul palco. Pazzo, di sì, di gioia perché grazie a lui possiamo iniziare davvero a credere che l’Oscar per il miglior film non americano possa tornare nel Belpaese quindici anni dopo il trionfo planetario di Benigni e il suo acclamato La vita è bella.