‘Gomorra’ batte Sodoma uno a zero

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Il trionfo del film di Garrone fa il paio con l'accoglienza disastrosa a Cannes per il film gay ma non troppo "Serbis" di Mendoza. Vari baci lesbo e...

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Un milione e ottocentomila euro di incasso in tre giorni, lunghi applausi a Cannes e critiche lusinghiere: è tutto in discesa il cammino dell’attesissimo Gomorra di Matteo Garrone tratto dal best-seller di Roberto Saviano, buon film di corpi e cemento – ma non un capolavoro come dice Mereghetti, ammettiamolo – sull’amoralità quotidiana brulicante nella spettrale archeologia industriale delle Vele di Scampia, ecomostro terrificante quanto l’addestramento dei giovanissimi criminali. Un film anche un po’ spiazzante nella sua struttura: nessuna rivelazione sulle grandi manovre dell’imprenditorialità camorristica, condensate in un pugno di scritte prima dei titoli di coda, ma cinque storie quasi intime, abbozzate, su alcuni carnefici/vittime più o meno predestinati dal "sistema". Girato con maestria, per carità, ma con una sceneggiatura ellittica a tratti un po’ farraginosa non altrettanto convincente.

Disastrosa invece l’accoglienza del filippino Serbis ("Servizio") di Brillante Mendoza, subito all’ultimo posto nel toto-palma di Screen International, e neanche così gay come ci si aspettava. Proiezione ufficiale accolta dal gelo e qualche timido applauso di cortesia. Come ci ha confermato Cosimo Santoro del Togay, la tematica omosessuale è solo accidentale e fa da sfondo alle vicende (etero) della famiglia che gestisce un cinema porno dove fanno poco più di una comparsata cinque clienti fissi vistosamente effeminati. Mentre la scena esplicita del blowjob che ha fatto gridare allo scandalo parte della critica ha come protagonista una bocca femminile.

Vari baci lesbo sono apparsi più per solleticare i giornalisti che per vera corposità narrativa: da quello tra Scarlett Johansson e Penelope Cruz nella commedia alleniana Vicki Cristina Barcelona (scena casta in una camera oscura inondata di luce rossa) allo schiocco tra Lavinia Longhi e Monica Bellucci nel melò d’ambientazione fascista Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana. La Longhi interpreta il ruolo di Desy, la giovane amante del gerarca Pietro Kock che, alla richiesta di droga da parte dell’attrice Luisa Ferida/Monica Bellucci, le intima di "giocare un po’ con Desy". «All’inizio, l’idea di baciare un’icona come la Bellucci mi sembrava davvero strana» spiega la Longhi. «Ma lei mi ha messo assolutamente a mio agio, non c’è stato nessun imbarazzo».

Più significativi, invece, i baci saffici tra la protagonista del dramma carcerario brasiliano Leonera di Pablo Trapero e la sua compagna di cella insieme alla quale formerà una vera e propria famiglia con tanto di amati pargoli (entrambe allevano i propri figli tra le sbarre).

Diverte al Marché la commedia brillante spagnola Fuera de carta di Nacho Garcia Velilla dalla forte impronta almodovariana (il cast è un puro florilegio "pedrito": Javier Càmara, Lola Dueñas, Chus Lumpreave). Maxi lo Chef, un genialoide cuoco gay orsetto, è ossessionato dall’idea di far guadagnare una stella Michelin al suo ristorante alla moda del quartiere omosex di Madrid, la Chueca. Quando si faranno vivi i suoi figli avuti da un matrimonio "riparatore" e il suo vicino, un attraente calciatore argentino, la sua vita perfettamente organizzata subirà un cambiamento repentino. «La

vertiginosa velocità alla quale è cambiata la società spagnola negli ultimi trent’anni ha dato luogo a un paese pieno di contrasti» sostiene il regista. «La nostra legge è passata dal considerare gli omosessuali dei delinquenti a essere pioniera nel riconoscimento dei loro diritti. Così, nella stessa settimana i manifestanti contro i matrimoni omosessuali si sono incontrati con chi celebrava il Gay Pride. Questo peculiare collage sociale è il contesto ideale per recuperare uno stile da commedia di costume come nel cinema italiano e spagnolo degli anni ’50 e ’60».

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