GRANDE CINEMA OMOSESSUALE

Marilyn e Fassbinder, l’Africa e Marlene, Paola Cortellesi e la Salomè di Carmelo Bene. "Da Sodoma a Hollywood": ecco film, ospiti ed eventi del Torino Gay Festival. Intervista esclusiva ai curatori.

TORINO – Ci sarà Paola Cortellesi a chiudere il festival dei film ‘che cambiano la vita’. Il 17° Festival Internazionale di Film con Tematiche Omosessuali ‘Da Sodoma a Hollywood’ (a Torino dal 24 aprile al 1° maggio, Multisala Teatro Nuovo), massimo evento cinematografico gay italiano, catalizzatore annuale di migliaia di spettatori appassionati, perfetto punto di fusione tra favori del pubblico e i prestigiosi palati della critica nazionale (Lietta Tornabuoni de ‘La Stampa’ in primis) è più che mai ricco, invitante e assolutamente imperdibile. Oltre ai consueti tre concorsi internazionali di lunghi, corti e documentari, i bravi organizzatori quest’anno ci delizieranno con una corposissima retrospettiva sul grande regista tedesco Rainer Werner Fassbinder nel ventennale della morte, film e documentari dedicati all’icona sublime Marilyn Monroe, il programma speciale ‘Africa, passi per un futuro’, l’omaggio al compianto critico Gianni Buttafava con titoli del calibro di ‘L’Atalante’ di Vigo e ‘Shangai Express’ di Von Sternberg, eventi speciali quali il documentario presentato a Berlino ‘Marlene Dietrich: Her Own Song’ diretto dal nipote J. David Riva e la ‘Salomé’ di Carmelo Bene.

Gay.it ha raccolto le dichiarazioni degli organizzatori:

C’è qualche tendenza, qualche filo rosso o linea guida tra i film presentati quest’anno al Festival?

Giovanni Minerba, direttore – Al contrario di qualche anno fa quando era predominante il tema Aids, ora le tematiche sono le più svariate. Ci sono molte commedie che affrontano temi più intimi e storie che vanno oltre la rivendicazione ‘tout court’, come "Food of Love" di Ventura Pons (film di apertura, n.d.r.), "101 Reyjkiavik", "Borstal Boy", "Mauvais Genres". Discorso diverso per i documentari dove sicuramente si può trovare un filo conduttore che è la conoscenza o la scoperta: storie, vite, persone che ci portano in mondi spesso sconosciuti.

Come sta evolvendo la cinematografia gay, ci sono segnali di innovazione? Le grosse produzioni investono in titoli a tematica omosessuale o sono ancora refrattarie?

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G. M. – Sicuramente qualcosa sta cambiando e questo dipende anche dalle possibilità economiche maggiori ma ho sempre pensato che un buon film vada al di là delle grosse produzioni: un ‘piccolo’ film come "Drift" (foto sopra), concorso lungometraggi, è un bel film. Un grosso budget non garantisce un buon risultato.

Com’è la situazione dei finanziamenti al Festival rispetto all’anno scorso?

G. M. – Pur essendo grati a quanti contribuiscono alla realizzazione del Festival, Comune, Regione, Provincia, Ministero dei Beni Culturali (oltre ai pochi privati), continua a non essere facile capire prima del Festival qual è la situazione dei finanziamenti. Certamente le premesse/promesse erano diverse ma purtroppo anche quest’anno facciamo il festival ‘al buio’.

Che cos’è cambiato col nuovo governo di centro-destra?

G. M. – Per il momento niente, anche se c’è stato un segnale positivo, e spero importante, da parte del Ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani che ha sollecitato l’Assessore Regionale Giampiero Leo a sostenere in modo più concreto il Festival. Se son rose…

Com’è la qualità dei film presentati quest’anno?

Luca Andreotti, coordinatore generale – La qualità dei film presentati quest’anno è decisamente alta. Basti pensare a un film come "L.I.E." (foto) di Michael Cuesta o "Gypsy 83" (foto sotto) di Todd Stephens, entrambi grossi successi nei festival di tutto il mondo. Anche l’Europa è presente con film di alta qualità come lo spagnolo "A mi madre le gustan las mujeres" o "Mauvais Genres", film per il quale l’attore Robinson Stévenin ha vinto il premio César come miglior attore esordiente. L’Italia non è stata da meno e durante il Festival si potrà recuperare il film "Giorni" di Laura Muscardin (che sarà nostra giurata), film bistrattato dalla distribuzione italiana che ci è parso invece molto interessante.

Quest’anno l’Asia, che aveva vinto il festival dell’anno scorso con ‘Ye ben’, è assente dal concorso e poco presente anche nelle altre sezioni. Come mai?

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L. A. – Quest’anno abbiamo puntato sull’Europa. Per la prima volta c’è più Europa che America. L’Asia è stata lasciata un po’ indietro perché la produzione orientale ha lasciato a desiderare. Un film come "Hush!" di Ryosuke Hashiguchi (presentato l’anno scorso alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, n.d.r.) non ci ha fatto impazzire e costava troppo, "Waterboys" di Shinobu Yaguchi non ci è piaciuto.

C’è qualche titolo che è stato già acquistato e sarà distribuito?

L. A. – Al momento solo due film del Festival hanno una distribuzione italiana assicurata: il film di chiusura "101 Trasgressioni" con Victoria Abril (Sharada) e il documentario "Marlene Dietrich: Her Own Song" di J. David Riva (Lucky Red).

Un film che invece avreste voluto e non siete riusciti a ottenere?

L. A. – Il mio più grande rimpianto di quest’anno è un delizioso film americano intitolato "All Over the Guy" di Julie Davis con Christina Ricci e Lisa Kudrow, bloccato dal distributore internazionale che sta cercando di vendere il film in Italia… purtroppo senza speranze (sic!).

E’ stato difficile reperire le copie per la retrospettiva su Fassbinder? Che canali avete utilizzato?

Davide Oberto, curatore retrosp. Fassbinder – La ricerca delle copie per la retrospettiva su Fassbinder (in foto, con Hanna Schygulla) è stata laboriosa, ma gli ottimi rapporti con la Rainer Werner Fassbinder Foundation (la cui presidente Juliane Lorenz, ultima moglie di Fassbinder, nonché montatrice di tanti suoi film, sarà presente a Torino gli ultimi giorni di festival) e la fondamentale collaborazione con i Goethe Institut di Torino, Milano, Roma hanno semplificato e reso possibile il recupero della quasi totalità dei film del regista tedesco.

Sommata a quella parziale dell’anno scorso è una retrospettiva quasi integrale. Che cosa manca?

D. O. – Tenendo conto della riproposizione nel 2001 del capolavoro "Berlin Alexanderplatz", la retrospettiva si può definire completa. Nonostante le difficoltà, il poco tempo a disposizione e il budget limitato, siamo riusciti nell’impresa di riproporre tutta la filmografia fassbinderiana nell’arco di due settimane: si inizierà al festival e si continuerà la settimana successiva al Cinema Massimo, grazie all’aiuto e all’ospitalità del Museo Nazionale del Cinema. Mancheranno all’appello solo "Angst vor der Angst" (Paura della paura), la cui copia è in fase di restauro, "Theater in Trance", documentario su una manifestazione teatrale a Colonia, e purtroppo "Frauen in New York" (Donne a New York) da un testo teatrale di Clare Booth Luce. Non siamo riusciti a recuperare le copie di questi due film per questioni di diritti di cui, purtroppo, non è ancora chiara la definizione.

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Il Festival Gay di Torino è noto anche per le sue straordinarie feste a tema. Che cosa avete preparato quest’anno?

Adriano Virone, programmatore – Mai come quest’anno ci sarà bisogno di una grande festa alla fine di ogni giornata di proiezioni… Il taglio di questa edizione è decisamente cinephile per quanto riguarda la retrospettiva e gli omaggi, e una notte di balli frenetici post-fassbinderiani sarà un toccasana per tutti. Si comincia ovviamente il 24 aprile con un grande Opening Party al Notorius, un’enorme discoteca che solitamente non ospita serate gay/lesbo, dove ben 4 dj’s si alterneranno su 2 piste. E nei giorni a seguire, una festa al giorno nei classici locali quali Centralino, Number One, Caffè Leri, dove oltre a ballare si potrà assistere a spettacoli drag.

Quale sarà l’evento più glamour del Festival?

A. V. – Indubbiamente la presenza di Paola Cortellesi a ‘disturbare’ la cerimonia di premiazione e la videolettura (con immagini inedite e campissime) di "Cocktail d’Amore", il programma gay cult dell’anno, presentata dal suo autore Salvo Guercio.