Hair, lo psico-talent di Costantino sull’orlo di una piega di nervi

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Ecco perché ci piace il neuroshow degli aspiranti parrucchieri. Rivelazioni? Luca e Simone

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“La realtà è così spettinata. Non vi sono pettini che potrebbero lisciarla. Gli scrittori passano attraverso e disperatamente cercando di dare ai loro capelli un’acconciatura, che ben presto li ossessiona di notte”. Così scriveva la sublime scrittrice austriaca Elfriede Jelinek nella più bizzarra prolusione mai letta alla consegna di un Nobel per la Letteratura (essendo agorafobica, aveva inviato un video senza ritirare di persona il premio). Poco dopo argomentava: “Io sono pazza. Non sono incosciente, ma sono pazza”. E dire che non aveva visto Hair – Sfida all’ultimo taglio, il simpatico, lieve e un po’ folle neuro-talent di Costantino della Gherardesca per aspiranti parrucchieri in onda la domenica in prima serata su Real Time (è replicato il martedì sera verso le 23 e recuperabile sul sito hair.realtimetv.it).

Ci aspettavamo uno show extracamp tra il barocco e il baraccone intriso di colorate atmosfere almodovariane, ma ecco la sorpresa (e in un certo senso, anche la sua forza e originalità): scenografie ‘pulite’ e contenute, dominante bianca e atmosfera asettica – più da istituto psichiatrico che da salone per parrucchieri – con piume e bigodini relegati in geometrici armadi sullo sfondo, pressoché invisibili. Nove concorrenti, quasi tutti sull’orlo di una crisi di nervi (già eliminati in tre: Sabina, Alessandra e Antonia), dalla lacrima pronta a sgorgare per qualsiasi rimprovero dei giudici all’apparenza severissimi e irreprensibili: il bell’orsone-quercia tutto ricci, il laconico Adalberto Vanoni, direttore artistico per Aldo Coppola, e la raffinatissima Charity Cheah, imprenditrice e direttore della comunicazione per Toni&Guy (il capello sciolto della puntata di ieri sera le conferiva un’aria più sbarazzina, ‘liberata’ dalla sua patina glam, da dolce mamma single qual è realmente).

Si poteva temere che la componente queer tracimasse nel facile trash dello stereotipo gay del parrucchiere effemminato, e invece la scelta dei concorrenti è stata oculata, perché si gioca molto, in maniera ironica e spiazzante, sul versante nevrotico-compulsivo della passione per caschetti e cotonature: i due veri personaggi sono il pulcino creativo Luca Nebbia, inseparabile dalle sue ‘goccine’ per l’ansia, sempre a un passo dall’eliminazione ma pronto a salvarsi con un’idea genialmente delirante nella prova show, irresistibile (la cornicetta dadaista sul volto della strepitosa Angelina a cui aveva ustionato la cute valeva la seconda puntata); oppure l’elegante avvocato torinese Simone Machieraldo che di sera scarica lo stress pettinando e ripettinando la sua poupette di nascosto. Il più bravo e telegenico resta però l’agrigentino Agostino Centinaro (e potrebbe vincere, se Serena non riuscisse ad approfittare del suo voler stupire a tutti i costi per essere il primo della classe, vedi la carnevalesca acconciatura con farfalle di ieri che, giustamente, gli ha fatto scippare proprio da lei le ambite Forbici d’Oro).

Il registro sorvegliato del talent veloce (un’oretta a puntata) è piuttosto giocoso – e non si prende troppo sul serio, per fortuna, evitando piaggerie e compiacenze tipiche di questi format – con una cifra surreale che sforna dialoghi vertiginosi del genere: “Charity, le nostre telespettatrici continuano a chiedersi cosa mangi…” “Thè verde” “Ma il thè verde si beve, Charity… Da mangiare cosa mangi?” “Acqua col limone”.

Strutturato in maniera semplice ed efficace, con tre prove distinte – tecnica, creativa, show – riesce a terrorizzare i fragili concorrenti – e istruire gli spettatori – con termini specialistici che sembrano usciti dal gergo sportivo ad alta competizione, quali ‘asymmetrical bob’ oppure ‘flattop’, e invece sono tagli di tendenza. Così l’anima queer del programma emerge all’improvviso, quando per esempio si materializza l’avvenente‘poupetto’ in carne e ossa – con commento a caldo di Maurizio: “Interessante!” – oppure negli inserti en travesti di Costantino (che spasso l’unicorno fallico “simbolo della purezza”!), pronti a dimostrare in tono fiabesco che basta una parrucca ed è subito drag.

Da vedere.

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