‘HAIRSPRAY’, LE ‘DIVINE’ MOSSETTE DI JOHN TRAVOLTA OVERSIZE

Esce il buon remake di ‘Grasso è bello’, nostalgico musical di John Waters. Travolta non sfigura affatto nel ruolo da un quintale e mezzo che fu di Divine. Eccezionali coreografie nei numeri di ballo.

Stupore: per una volta il remake si rivela all’altezza dell’originale. Davvero non ce l’aspettavamo e pensavamo anzi fosse un po’ sacrilego rifare un ‘musicult’ dell’88 firmato dal(la) re(gina) del cattivo gusto John Waters, il nostalgico ‘Hairspray’, uscito da noi col titolo ‘Grasso è bello’, poi conservato nel sottotitolo della versione italiana del rifacimento in uscita domani per la regia di Adam Shankman. Tanto più che ci pareva davvero irriverente sostituire nel ruolo della casalinga oversize Edna Turnblad l’inarrivabile antesignana drag, Divine, a scelta ‘la donna più bella o la persona più schifosa del mondo’, per altro al suo ultimo ruolo (sdoppiato:

interpreta anche il rude boss dell’emittente), con un inedito John Travolta en travesti, ingrassatissimo grazie a quintalate di ciccia finta e un invisibile trucco mimetico. Invece, ecco la sorpresa: Travolta funziona perfettamente, misura con acume le mossette, non gioca col falsetto della voce – troppo facile – e si rivela persino un abile ballerino nonostante la mole ‘indotta’. Insomma, la sua Edna è davvero strepitosa ed è il vero fulcro del film. La trama, per chi non conoscesse l’originale, è alquanto semplice: nella Baltimora del 1962 l’adolescente grassottella Tracy va pazza per il Corny Collins Show, un programma televisivo musicale di successo e vorrebbe parteciparvi nonostante le preoccupazioni dei genitori. Quando riesce a farsi selezionare per lo spettacolo, dovrà vedersela con la spocchiosetta Amber Von Tassle, figlia dell’arcigna direttrice tv Velma. 

Rispetto al junk movie di Waters, il remake è decisamente meno camp – non ci sono cofane ‘himalayane’ che esplodono – e più concentrato sui numeri musicali, ben ritmati e coreografati splendidamente (da urlo il duetto Edna-Wilbur con rapidi cambi d’abito in successione). La sceneggiatura è rimasta pressoché identica – manca la scena del luna park con la vomitata sulla giostra – e similare è il messaggio antirazzista nella sottotrama sui ballerini di colore. Viene dato più spazio al personaggio di Wilbur che nell’aggiornamento ha una bottega di scherzetti e cianfrusaglie dove Velma tenta invano di sedurlo. Se l’originale aveva un cast più prettamente legato al mondo della musica (Debbie Harry, Ruth Brown, un ingrigito Sonny Bono ossia il compianto marito di Cher, persino due camei di Pia Zadora e Ric Ocasek dei ‘Cars’),

l’aggiornamento punta invece su stelle hollywoodiane di prima grandezza: oltre a John Travolta spiccano un’ispirata Michelle Pfeiffer nel ruolo della perfida Velma e Christopher Walken in quelli del puerile Wilbur. L’unica vera cantante professionista è infatti la colossale Queen Latifah che si scatena negli arditi vocaleggi della matrona black Motormouth Maybelle.

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Lo stesso John Waters che nell’originale si ritagliava il piccolo ruolo del sadico psicologo ipnotizzatore appare nel delizioso numero musicale iniziale ‘Good Morning Baltimore’ come maniaco sessuale con tanto di impermeabile e nulla sotto. Da tenere d’occhio l’attore che interpreta il bellone Link Larkin, ossia il diciannovenne Zac Efron lanciato da High School Musical e già

icona metrosexual in America per la sua femminea delicatezza (alla presentazione romana è stato assediato da folle di ragazzini/e in delirio). Assoluta esordiente al cinema, invece, la simpatica Nikki Blonsky, capace di reggere con spigliatezza il dinamico ruolo della protagonista Tracy che fu di Ricki Lake.

Colorato, svelto, con una confezione accurata: da vedere.