Halloween – The beginning: svelato il mistero

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Il leggendario serial killer Micheal Mayers della saga di 'Halloween' era un bambino femmineo preso in giro da tutti, papà compreso, perché creduto gay. Bella la prima mezz'ora,...

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Nel giorno della notizia horror (per i cinefili) dell’annullamento della cerimonia dei Golden Globes a causa dello sciopero degli sceneggiatori, vi parliamo del nuovo nato, il nono, di una mitica saga slasher, Halloween – The Beginning di Rob Zombie, più noto come cantante metal – è il leader dei White Zombie – ma già apprezzato come regista di videoclip e di horror anche dalla critica soprattutto per gli stimati La casa dei mille corpi e La casa del diavolo.

Nel diseguale Halloween – The Beginning, remake di un classico di John Carpenter di trent’anni fa, si svela l’infanzia del terribile Michael Mayers, omaccione psicopatico con una vera e propria ossessione per le maschere, serial killer da produzione cadaverica industriale, all’apparenza immortale, all’origine dello spin-off Venerdì 13 col quasi gemello Jason Varhooes, primo horror ad essere distribuito da una major, la Paramount.

Ecco la rivelazione: da piccolo Mayers era un apparentemente adorabile bambino col faccione porcellanato, occhi chiari e capello lungo biondo. Ma attenzione, tutti lo prendevano in giro credendolo gay (‘mungicazzi’, ‘finocchio’, ‘checca’), dai compagni di scuola già in odor di criminalità al padre ubriacone, che lui utilizza semplicemente come cavie, facendo fare loro una fine orrenda, ça va sans dire, per i futuri omicidi effettuati a nastro da quel momento in poi.

La parte più interessante del film è proprio la prima, quella sull’infanzia, in cui si approfondiscono i rapporti controversi con la madre stripper e due sorelle (una è la babysitter interpretata in età adulta da Jamie Lee Curtis nella serie originale) mentre il resto è pura routine, spesso ripetitiva, anche se ben girata: la scena coi bimbi nella vasca, per esempio, non è affatto male.

La migliore interpretazione la fornisce un invecchiato Malcolm McDowell, l’ineffabile Alex di Arancia Meccanica, nel ruolo del Dr.Loomis, il medico che ha in cura Michael durante i 17 anni di detenzione nell’ospedale psichiatrico, dai metodi umani e concilianti, l’esatto opposto dei dottori da Cura Ludovico del capolavoro di Kubrick. Curioso il cameo istantaneo del fassbinderiano Udo Kier che appare tra i poliziotti incaricati di indagare sull’ennesimo omicidio di Mayers.

Come dice il critico canadese Robin Wood, il nucleo centrale dell’horror può essere ricondotto a tre elementi: la normalità, principalmente come capitalismo patriarcale eterosessuale, l’Altro (la figura del mostro, qualcosa di diverso in termini di razza, ideologia e/o specificità sessuale) e il rapporto tra essi. Ecco perché, come spiega bene Harry Benshoff, il mostro «è tradizionalmente rappresentato come forza che attenta a un romanticismo eterosessuale. In questo modo, molti film di mostri possono essere considerati come film sull’eruzione di una qualche forma di sessualità queer dentro un contesto risolutamente eterosessuale».

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