I SENSI DI JARMAN

Eros, impegno, gusto per l’immagine pittorica. Il regista di "Blue" oggi avrebbe 60 anni. In edicola una monografia e il video restaurato di "Sebastiane". Per scoprire un precursore del cinema gay.

Oggi Derek Jarman avrebbe sessant’anni. Una vita breve, la sua: morto nel 1994 a soli 52 anni, Jarman ha lasciato una profondissima traccia nel mondo del cinema. E, soprattutto, ha fatto sì, per primo, in un momento in cui nessuno osava parlare di omosessualità, che la cultura gay facesse la sua apparizione sul grande schermo.

"Sebastiane", primo lungometraggio di Derek Jarman, realizzato nel 1976, è la storia del soldato romano Sebastiano, imprigionato su un’isola per la sua fede cristiana e perseguitato dal suo comandante Severo che se ne innamora e vuole a tutti i costi possederlo.

L’occasione per parlare di Derek Jarman e del suo "Sebastiane" ci viene da un’interessante monografia che la rivista "Film Makers Magazine – FMM" dedica al grande cineasta inglese: il primo numero di quest’anno del trimestrale dedicato ai cinefili, oltre a presentare una serie di interventi esaustivi e approfonditi sulla cinematografia di Jarman, offre la possibilità di acquistare una copia di "Sebastiane" restaurata per l’occasione e distribuita da Raro Video. La pellicola merita una attenta visione, nonostante gli oltre 25 anni passati dalla sua realizzazione la rendano in qualche modo datata. Recitato in latino maccheronico, "Sebastiane" presenta già alcune delle particolarità che hanno reso immortale il cinema di Jarman: il suo gusto per l’immagine provocatoria, unendo elementi storici con immagini temporalmente sfalsate, riesce a dare ai nudi integrali e crudi una sensuale verità, quasi un’intimità non consumata.

Così, come scrive Federica De Paolis nella sua recensione del film su FMM, "se da una parte Severo quasi violenta lo spirito e il corpo del giovane Sebastiano, dall’altra due soldati si amano gioiosamente nel mare, ripresi nella statuarietà dei loro corpi e nella freschezza dei loro quasi ingenui approcci, tanto da rendere la scena uno spot dell’ultimo profumo di Versace".

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Purtroppo non tutta la produzione cinematografica di Jarman è stata distribuita in Italia: nella filmografia riportata in FMM si contano dodici opere, solo sei delle quali sono uscite da noi. Tutti i suoi film, tuttavia, vengono presentati e esaminati da Serafino Murri, Giusy Paesano e Enrico de Julis nei saggi che compongono la monografia. Ne risulta un’analisi dell’opera di Jarman in cui risaltano tanto il suo impegno nel campo della cultura omosessuale, quanto la sua passione per le contaminazioni pittoriche nel cinema.

A testimonianza dell’attenzione con cui il regista utilizzava le tele da lui più amate per comporre l’immagine cinematografica, FMM pubblica alcuni dei fotogrammi più significativi dei suoi film, come lo splendido ragazzo con cesto di frutta di "Caravaggio", altra opera indimenticabile di Jarman, o le scene chiaroscurate di "Edoardo II". Tutti pervasi dalla intensa sessualità gay che lo contraddistingue: per questo Murri può scrivere che Jarman "ha costruito sul tema dell’omosessualità come negazione delle proibizioni, indimenticabili ritratti apocrifi".

Molti di noi hanno conosciuto Jarman attraverso il suo ultimo film, quel "Blue" che racconta con la crudeltà di uno schermo monocromatico il dramma degli ultimi giorni di vita del regista, condannato dall’Aids. Tuttavia, vale la pena di approfondire la conoscenza della poetica di Jarman, capace di parlare con la semplicità della cruda realtà agli ascoltatori più disparati, avvicinati dalla sua abilità nel costruire ogni fotogramma e a raccontare storie intime e toccanti.

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FMM è reperibile presso le maggiori edicole o in alcune librerie, a 6,50 €, più 15 € a richiesta per la videocassetta