I TIMIDI LEONI DI UNA FRAGILE MOSTRA ETERO

Secondo Leone d’Oro ad Ang Lee per ‘Lust, Caution’, un cucciolino rispetto a ‘Brokeback Mountain’. Coppa Volpi ‘gender‘ a Cate Blanchett per ‘I’m Not There’. Ma i film del Queer Lion non erano gay.

Che pasticcio. La giuria internazionale composta da sette registi non ha fatto un gran servizio alla Mostra assegnando il massimo premio – davvero a sorpresa, chi poteva prevederlo dopo il riconoscimento come migliore fotografia? – ad Ang Lee per la sua interminabile spy story melò Lust, Caution (Attenzione, lussuria), un classico filmone in costume ambientato nella Shanghai degli anni ’40, ben fatto, corretto ma senza grande personalità, le cui unica novità sono alcune scene di sesso etero violento – la prima è praticamente uno stupro – che arrivano dopo un’ora e mezzo di film, troppo tardi per riscaldare la prevedibile storia dilatata in 156 minuti, davvero eccessivi.

Un pavido cucciolino rispetto ai ruggiti virili di Brokeback Mountain definito da Müller «la più bella storia d’amore degli ultimi anni», meritato Leone d’Oro nel 2005: è la prima volta che a Venezia un regista vince due massimi premi con altrettanti film presentati consecutivamente.

Evidentemente, essendo registi, i giurati hanno preferito premiare un blasonato collega dalla mano salda – ma Ozpetek non ha votato per Ang Lee – piuttosto che il grande favorito, il tunisino Abdellatif Kechiche, autore del notevole La graine et le mulet (Il grano e la muggine), ritratto appassionato di una famiglia allargata alla ricerca di un riscatto sociale grazie all’apertura di un ristorante su una barcaccia ristrutturata (ma all’inaugurazione non arriva il cous-cous e una lunghissima danza del ventre ad opera della brava Hafsia Herzi, premio Mastroianni, ha il compito di distrarre gli invitati).

L’irritato Kechiche, che ha giustamente definito sul palco il Premio Speciale della Giuria "modesto", ha dovuto persino spartirlo con l’innovativo esperimento parzialmente riuscito di I’m Not There del regista gay Todd Haynes, puzzle caleidoscopico a tratti visionario ma troppo criptico sulla vita di Dylan, con una sublime Cate Blanchett nel ruolo diviso per sei di Bob Dylan, Coppa Volpi per la migliore attrice, azzeccato premio ‘gender‘ ritirato da uno sbarazzino Heath Ledger in braghe corte e calzettini a strisce.

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Meglio la miglior regia, andata a De Palma per Redacted, ossia come raccontare digitalmente i soprusi della guerra in Irak con webcam, immagini di YouTube e i reportages di una finta tv via cavo: le fotografie vere del finale, davvero da brivido, sono state le immagini più scioccanti del concorso.

Una mostra deboluccia senza grandi guizzi, in cui una delle opere migliori, In The Valley of Elah di Paul Haggis con l’immagine più potente del festival, una bandiera statunitense al contrario che incornicia il film, è rimasto scandalosamente a bocca asciutta (motivo politico: è troppo filoamericano). Si è visto tanto sesso, spesso gratuito e malandrino – il mastodontico pene di Germano in Nessuna qualità agli eroi è in realtà una protesi creata nel laboratorio di Sergio Stivaletti – con tendenza machista e spesso misogina: le donne? Sempre sottomesse, umiliate o ‘malcagate’ in un angolo come la povera Mimosa Campironi nell’orripilante film di Paolo Franchi.

Dal punto di vista glbt è stato praticamente il deserto, e ciò suona come una beffa nell’anno del primo Queer Lion: la giuria era non poco imbarazzata perché nell’elenco dei dodici film in corsa per il leone gay pochi titoli oltre ai due premiati, il gradevole The Speed of Life del sinoamericano Ed Radtke, giusto vincitore anche per l’uso ‘pulito’ e mai banale del mezzo video, e il livido Sleuth di Branagh, menzione speciale, trattavano la tematica omo e spesso secondariamente. Basta un Lo Cascio mafioso che si fa mettere due orecchini dalla compagna o la citazione di un gay a cui bruciano un gabbiotto per fare entrare Il dolce e l’amaro nell’elenco? Oppure una singola battuta in un diner su Butch Cassidy e Brokeback Mountain nel simpatico western citazionista Searchers 2.0? Insomma, un gran guazzabuglio.