IL CINEMA QUEER SOPRA BERLINO

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Confermato al 56° Festival di Berlino il trend positivo del cinema gay: tra i titoli queer il favorito 'Capote' e il nuovo Neil Jordan. Orso d'Oro alla carriera...

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Il 56° Festival di Berlino (9 – 19 febbraio) conferma il trend positivo del cinema gay internazionale: molti titoli queer soprattutto indipendenti tra cui due film trans d’autore, i nuovi lavori di Lukas Moodysson e Neil Jordan. Un buon momento produttivo che coincide con i vent’anni del Teddy Award, il più importante premio internazionale gay, fondato dal direttore della sezione ‘Info-Schau’ Manfred Salzgeber e da Wieland Speck con l’appoggio di Moritz De Hadeln (le proiezioni erano organizzate nella libreria ‘Prinz Eisenherz’).
Per celebrare l’evento, una retrospettiva con alcuni dei vincitori degli anni passati, da ‘La legge del desiderio‘ di Almodóvar del 1987 a ‘Gocce d’acqua su pietre roventi‘ di François Ozon, premiato nel 2000, divisi in varie sezioni (‘First’, ‘Mix’, ‘Plain’, ‘Yin’ e ‘Yang’).
L’Orso d’Oro alla carriera verrà assegnato al polacco Andrzej Waida e a uno dei pochi baronetti ‘outed’ del cinema inglese, l’eccelso sessantaseienne sir Ian McKellen. Un grande ritorno in concorso: Robert Altman, Oscar onorario 2006, presenta il suo nuovo ‘Prairie Home Companion‘ che si annuncia come il nuovo ‘Nashville’ via etere, backstage corale di un celebre radio show con cast altisonante: Woody Harrelson, Tommy Lee Jones, Kevin Kline, Meryl Streep e Lily Tomlin.

Tra i film sorpresa potrebbe collocarsi ‘Elementarteilchen‘ di Oskar Rohler sulle vicende di due fratelli molto diversi, uno scienziato introverso e un letterato sessuomane, tratto da ‘Le particelle elementari‘ dell’autore di culto Michel Houellebecq, uno dei più interessanti e controversi scrittori contemporanei. Lucido cantore della solitudine e del disorientamento, il francese ex raeliano Houellebecq vanta almeno un capolavoro (‘Piattaforma’) ed è un abilissimo narratore soprattutto nelle scene di sesso (siamo proprio curiosi di vedere che cosa diventerà l’orgiastico Luogo del Cambiamento nelle mani di un regista rozzo come Rohler).
Curiosità anche per ‘Bye bye Berlusconi‘ di Jan Henrik Stahlberg su un regista che vuole fare un film sul rapimento del Cavaliere (per timore di ripercussioni legali i nomi cambiano e l’Italia diventa Donaldville). Di cinema tricolore, in concorso, solo il poliziesco ‘Romanzo Criminale‘ di Michele Placido con Kim Rossi Stuart e Stefano Accorsi sulle vicende della Banda della Magliana.
Ecco infine i 10 titoli gay più interessanti del programma, i primi due presentati in competizione e gli altri nella sezione ‘Panorama’:
CAPOTE
di Bennett Miller

Forte di cinque candidature all’Oscar, uno dei favoriti all’Orso d’Oro grazie all’acclamata interpretazione di Philip Seymour Hoffman nel ruolo dello scrittore gay Truman Capote a caccia di materiale giornalistico sul massacro di una famiglia di quattro persone avvenuto in Kansas nel 1959. Si innamorerà di uno dei killer, Perry Smith, condannato all’impiccagione. La brava caratterista Catherine Keener, candidata anche lei dall’Academy, interpreta il ruolo della collega e amica Harper Lee che lo accompagna nel Midwest. Uscirà in Italia il 18 febbraio.
EN SOAP
di Pernille Fischer Christensen

Tragicommedia danese sulla trentaquattrenne Charlotte, proprietaria di una clinica di chirurgia estetica che si innamora della vicina trans del piano di sotto, Veronica, e le salva la vita quando tenta di suicidarsi. Ma quando ricompare l’ex di Charlotte, Kristian, sarà Veronica a prendere le sue difese. Il titolo deriva dalla passione principale di Veronica, le soap trasmesse in televisione. Opera prima prodotta da una costola della Zentropa di Lars Von Trier.
BREAKFAST ON PLUTO
di Neil Jordan

Non ha avuto l’onore del concorso ma è stato relegato nella sezione ‘Panorama’ questo dramma gender bender su un giovane travestito, Patrick Braden detto ‘Kitten’, che negli anni Settanta si trasferisce dall’Irlanda a Londra alla ricerca della madre. Raccontato in 36 brevi capitoli, è interpretato da Cillian Murphy, Sthephen Rea e Liam Neeson nei panni di un prete caritatevole. Murphy ha ottenuto una nomination ai Golden Globes e ai Satellite Awards.
CONTAINER
di Lukas Moodysson

L’atteso ritorno dell’autore di ‘Fucking Åmal’, un dramma sperimentale trans sulla mutazione così descritto dal regista stesso: «Una donna nel corpo di un uomo. Un uomo nel corpo di una donna. Gesù nello stomaco di Maria. Le si rompono le acque. L’acqua scorre in me. Non posso chiudere il coperchio. Il mio cuore è pieno. ‘Container’ è un film sul piccolino che vive in ciascuno di noi. Spero che sette persone lo prenderanno a cuore, una per ogni anno passato da quando ho mostrato a Berlino il mio primo film. In questi sette anni, ogni cellula del mio corpo è stata rimpiazzata da un’altra. Sono tutto nuovo. Sono la stessa persona. Sono felice di essere tornato». Nel film, un vero e proprio calderone di suggestioni postmoderne, c’è spazio anche per Brad Pitt, Paris Hilton, David Beckham, Saddam Hussein, la guerra in Irak, l’omosessualità e l’omofobia. Non mancano scene documentaristiche che ricordano l’arte del movimento Fluxus sulla sessualità di gruppo.
continua in seconda paginaBIG BANG LOVE – A JUVENILE
di Takashi Miike

Dal profeta giapponese dell’iperviolenza visiva, un dramma queer a tinte forti: Jun lavora in un bar gay e viene pestato da un cliente che muore per mano sua durante la colluttazione. Finito in carcere per non aver mostrato il minimo rimorso, si innamora del tatuato Shiro ma la spirale criminosa è solo all’inizio. La scena della prigione è un esplicito omaggio a ‘Dogville’ di Lars Von Trier, essendo disegnata con strisce bianche sul pavimento nero.
EL CIELO DIVIDIDO
di Julian Hernandez

Dal vincitore del Teddy 2003 con ‘Mille nuvole di pace cercano il cielo…’ un melò messicano sulla storia d’amore tra Gerardo e Jonas, messa in crisi dalla conoscenza in discoteca di un terzo uomo, Bruno. Nonostante le interferenze esterne e l’apparizione di un quarto uomo, Sergio, la coppia non riesce a separarsi perché l’amore tra loro sopravvive ai tradimenti. Fino alla fine della loro vita. «Ci sono personaggi giovani, dai 18 ai 25 anni» spiega il regista «che si chiedono perché il desiderio appare e scompare e hanno le stesse ansie e preoccupazioni dei protagonisti del mio primo precedente, persone tradite da altre dello stesso sesso, anche se in questo caso di tratta di studenti».
LEGATURI BOLNAVICIOASE (LOVE SICK)
di Tudor Giurgiu

Uno dei pochi nuovi film lesbici (sottogenere che sta mostrando un po’ la corda) di provenienza rumena, cinema quasi fantasma, se non fosse per le bizzarrie d’autore del visionario Pintilie. L’amore tra Alex, studentessa di filologia a Bucarest, e la stravagante Kiki, è compromesso dalla gelosia del fratello di quest’ultima, Sandu, che arriva a rovinare una vacanza delle ragazze nella casa di campagna dei genitori, obbligando Kiki a tornare in città. Tudor Giurgiu è stato assistente alla regia di ‘Train de vie’ di Radu Mihaileanu.
VACATIONLAND
di Todd Verow

Dal regista di ‘Frisk’, un resoconto semiautobiografico dell’infanzia del regista: Joe vive a Bangor (Maine), con la madre single e la sorella Teresa, nel malfamato quartiere di ‘Capehart Projects’. A dieci anni subisce una violenza sessuale ma non ne parla a nessuno. L’occasione di fuggire da Bangor si presenta quando Joe si lega a Victor, un artista più grande di lui. «Si diventa grandi in fretta, a Capehart» spiega Verow. «Nel vicinato c’era sempre qualcuno che seminava il terrore. Una donna aveva soffocato il suo bebè perché credeva che fosse l’Anticristo, un’altra aveva ucciso il marito e tagliato il cadavere in quindici pezzi e una terza fu trovata nuda nella sua macchina con gli occhi aperti, le mani ancora sul volante e la gola tagliata da un’orecchia all’altra».
18.15 UHR AB OSTKREUZ (IL TRENO DELLE 18.15 DA OSTKREUZ)
di Jörn Hartmann

Un ironico omaggio alla leggendaria Miss Marple e al suo telefilm ‘4.50 from Paddington’: la frollata Karin, un’intraprendente insegnante in pensione, assiste al brutale omicidio di una giovane donna assassinata con un’ascia su un treno locale ma la polizia non le crede perché il cadavere non viene rinvenuto. A questo punto Karin si mette a indagare con l’amica Rosa e scopre una pista che la porta nel salone di bellezza dell’omosessuale Horst Brüller: una parrucca avvelenata e diversi cadaveri le danno ragione. Ma che c’entrano la star del cinema Veranda Strunzig-Lopez e il chirurgo estetico Hektor Messerschmidt? Un vaudeville camp all’arsenico di cui sentiremo parlare ancora.
STRAKARNIR OKKAR (ELEVEN MEN OUT)
di Robert I. DouglasDall’Islanda una movimentata commedia su sport e coming out: Ottar Thor, star di una squadra di calcio in prima divisione, causa sconcerto quando dichiara di essere omosessuale, anche perché è sposato con una nota regina di bellezza e ha un figlio adolescente. Il giocatore è costretto a lasciare il team e a unirsi a un club di soli atleti gay che però nessuno vuole più affrontare da quando ci gioca Ottar. Accetterà di tornare nella squadra originaria a patto che questa si sfidi con quella gay. A detta del regista «questo film spiega che cosa significhi vivere come omosessuale in una società machista come quella islandese, con lo stereotipo maschile di pescatore che lavora duro e beve continuamente».
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