IL GESUITA QUASI PERFETTO

di

La stampa tedesca l’ha stroncato ma sembra favorito per l’Orso d’Oro: "In memoria di me" di Saverio Costanzo ha dato scandalo per un bacio gay tra religiosi. Accolto...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1932 0

Quando un film divide e fa discutere è sempre un buon segno: è il caso del film rivelazione di questo Festival di Berlino nonché l’unico italiano in concorso, In memoria di me di Saverio Costanzo, promettente regista che con la sua opera prima Private aveva vinto nel 2004 il Pardo d’Oro a Locarno e sfiorato una nomination all’Oscar (fu escluso dalla categoria miglior film straniero perché non girato in italiano, costringendo poi l’Academy a modificare questa regola).

Pur essendo figlio di papà noto e stimato – il giornalista e conduttore tv Maurizio – Saverio Costanzo si sta ritagliando un suo interessante percorso personale nell’ambito del cinema d’autore con sguardo internazionale: questo suo secondo lavoro è tratto dal romanzo di Furio Monicelli Il gesuita perfetto (1960), ripubblicato da Mondadori nel 1998 col titolo Lacrime impure, peraltro molto più queer del film, ed è un ‘thriller spirituale-metafisico’, come lo definisce il regista, su un ragazzo borghese, Andrea (l’attore bulgaro Christo Jivkov de Il mestiere delle armi), che intraprende un noviziato presso la Compagnia di Gesù in un convento sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

La tematica omosessuale rimane implicita rispetto al libro in cui il protagonista si innamora non corrisposto del confratello Marco Lodovici ma si può vedere un bacio gay sulla bocca che ha scosso non poco gli addetti ai lavori, sempre infervorati e inclini a una certa pruderie quando si associano Chiesa e omosessualità: a un certo punto il novizio più inquieto, Zanna (Filippo Timi), rinuncia alla clausura e saluta con un trasgressivo schiocco sulle labbra l’inflessibile Padre Superiore (André Hennicke).

«Il tema dell’omosessualità resta latente e di libera interpretazione» spiega Costanzo…

Continua in seconda pagina^d

«Il tema dell’omosessualità resta latente e di libera interpretazione» spiega Costanzo. «Il bacio può essere interpretato come si vuole: io ho pensato al Grande Inquisitore di Dostoevskij e alle parole di Cristo che invita a non dimenticare mai l’amore e la misericordia. Tutto il film è pervaso da una tensione amorosa, dal desiderio di lasciarsi andare, dal riuscire a pensare meno e amare di più. Nessuno in Vaticano ha visto il film, e quindi non ho idea di quali saranno le reazioni. Ma se creerà qualche disagio e provocherà qualche riflessione all’interno della Chiesa, ne sarò contento».

L’accoglienza di In memoria di me è stata quanto meno contraddittoria: applaudito dal pubblico e – moderatamente – alle proiezioni stampa, è stato stroncato senza appello dai giornali tedeschi. Die Welt sbeffeggia il regista affermando: «Ah, se la regia di Costanzo avesse taciuto come i monaci dell’isola di Venezia!» mentre il Berliner Zeitung è ancora più malevolo: «Dio mio, Dio mio! E detto questo si è detto tutto sul film italiano in concorso, così noioso che parecchi critici ne hanno approfittato per fare una pennichella […] Ogni volta che si manifesta un conflitto interiore si scatenano gli altoparlanti […] Gli attori hanno un’espressione drammatica come le vacche che dopo una lunga pausa invernale non sanno da che parte cominciare con la riacquistata libertà di pascolo». Der Spiegel arriva a sostenere che «il peggiore film in concorso è sempre quello italiano» accusando il direttore Kosslick di ospitare «quei film che non trovano asilo da nessun’altra parte».

Opposta la critica italiana: Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera parla di «film maturo, rarefatto e misterioso che dimostra una padronanza narrativa di prim’ordine» mentre Paolo D’Agostini su Repubblica sostiene che la sua prova «merita un grato benvenuto». «Affascinante, suggestivo e un po’ difficile» lo definisce invece Roberto Silvestri su Il Manifesto. Intanto, l’americano Screendaily lo piazza al terzo posto tra i papabili per l’Orso d’Oro con la media di 2.14 dietro L’ombra del potere di De Niro (2.25) e il tedesco-austriaco Die Falscher di Stefan Ruzowitzky (2.38). Potremo presto valutare le reazioni al lavoro di Costanzo in patria: In memoria di me uscirà nelle sale italiane il 9 marzo distribuito da Medusa.

Un altro film italiano a tematica queer è stato accolto bene dalla stampa e ha ricevuto convinti applausi: il dramma lesbico Riparo – Anis tra di noi è stato recensito positivamente su varie testate (Corriere, L’Unità, Il Riformista) ma il regista Marco Simon Puccioni ha denunciato i problemi incontrati in Italia nel produrre un film gay. «Ho registrato molta difficoltà, da parte delle nostre attrici e delle loro agenzie, a prendere in considerazione questi personaggi» spiega Puccioni. «Era come se una storia simile non le interessasse a priori». Riparo racconta l’originale vicenda di una trentacinquenne borghese, Anna, titolare con la moglie e il fratello di una fabbrica dove lavora un’operaia di dieci anni più giovane, Mara, con la quale ha una relazione sentimentale. L’irruzione nella loro vita di un ragazzo maghrebino, Anis, che si nasconde nel bagagliaio della loro auto al confine con la Tunisia, sconvolgerà l’equilibrio della coppia risvegliando indomabili istinti eterosessuali in Mara.

Il film, dal cast di tutto rispetto (l’eclettica Maria De Medeiros e il volto soprattutto televisivo di Antonia Liskova) e con sceneggiatura cofirmata dalla ‘morettiana’ Heidrun Schleef, è stato coprodotto da Intelfilm e dalla francese Adésif con la collaborazione di Rai Cinema e il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission: ha trovato una distribuzione in Francia ma non ancora in Italia, a riprova di quanto siano ancora guardati con sospetto i lungometraggi a tematica omosessuale nel nostro Paese.

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Cinema.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...