Il Sundance Film Festival scopre le “nuove” famiglie queer

Nonne lesbiche, papà gay: la famiglia cambia alla cinekermesse indie di Robert Redford

“Il baluardo di ogni diversità”. Così il fondatore e direttore Robert Redford definisce il suo Sundance Film Festival, culla immacolata del cinema indipendente U.S.A. ma non solo, a cui anche l’Academy adesso guarda con massima attenzione (uno dei favoriti all’Oscar di quest’anno, l’intenso “Boyhood” di Richard Linklater, è stato presentato proprio qui). La trentunesima edizione è in corso fino al primo febbraio in quel gioiellino per sciatori e cinefili che è Park City, piccolo agglomerato di abitazioni e cinema nel montano Utah. Il cinema queer è sempre stato di casa, anche perché di solito sono le produzioni indipendenti e quasi mai le major ad essere interessate a sviluppare soggetti a tematica lgbt. Anche quest’anno la cinepresenza arcobaleno è significativa e mostra una tendenza innovativa: varie storie sono incentrate su un moderno concetto di famiglia allargata ma fondata su basamenti in fin dei conti molto tradizionali, come il rispetto dei vincoli di sangue e il desiderio di paternità; quindi meno trasgressione individualista o eccentricità militanti. Ecco quindi il road-movie tutto al femminile “Grandma” di Paul Weitz, con una Lily Taylor pare scatenata nell’impersonare la burbera Elle, ex poetessa di fama costretta a intraprendere un viaggio con la nipote Sage (Julia Garner) che scoprirà le ferite sentimentali della nonna, abbandonata non solo dalla neocompagna Olive, ma soprattutto dalla donna con cui aveva avuto una relazione di ben 38 anni, Vi, recentemente scomparsa. Nel cast spicca la presenza del premio Oscar Marcia Gay Harden che interpreta il ruolo della figlia di Elle e quella di Laverne Cox, la più celebre attrice transex americana, lanciata dalla premiatissima serie “Orange Is The New Black” e apparsa persino sulla copertina di ‘Time’.

Il regista cileno Sebastian Silva, che proprio al Sundance era stato premiato sei anni fa col curioso “La nana”, presenta la commedia drammatica “Nasty Baby” in cui lui stesso impersona un artista di Brooklyn desideroso di avere un figlio col suo compagno di colore Mo (Tunde Adebimpe) e l’indispensabile aiuto della loro migliore amica Polly (Kristen Wiig). Il loro progetto famigliare sembra però essere messo in pericolo dalle vessazioni sempre più aggressive di un uomo mentalmente disturbato, soprannominato ‘Il Vescovo’, che abita nel loro quartiere. Uno dei titoli più attesi, “I Am Michael” di Justin Kelly, sulla conversione (vera) del militante gay Michael Glatze diventato un pastore cristiano, è stato accolto piuttosto timidamente: il prestigioso Guardian gli dà solo due stellette su cinque, mentre Variety, pur apprezzando l’interpretazione ricca di sfumature di James Franco e una ‘rimarchevole imparzialità’ nell’affrontare il controverso argomento, ritiene che il film non abbia un potenziale commerciale sufficiente per uscire dal circuito festivaliero. Riguardo alle motivazioni sull’incredibile conversione del protagonista, l’opera prima di Kelly sembrerebbe spiegarle descrivendo gli attacchi di panico di Glatze e le sue recondite paure di morire giovane per un attacco di cuore, esattamente come il padre: questo spiegherebbe il suo improvviso rifugiarsi nelle Sacre Scritture. “I Am Michael” è stato selezionato nella sezione Panorama della prossima Berlinale (5-15 febbraio) dove in concorso si vedrà l’opera prima italiana “Vergine giurata” di Laura Bispuri in cui Alba Rohrwacher si travestirà da uomo nell’Albania contemporanea per avere gli stessi diritti dei maschi in cambio della verginità a vita secondo la legge del Kanun.

Tornando al programma del Sundance, tra le possibili scoperte/rivelazioni, nella sezione competitiva internazionale World Cinema Dramatic, troviamo il sentimentale “The Summer of Sangaile” della regista lituana naturalizzata francese Alanté Kavaïté sull’innamoramento estivo di una diciassettenne, Sangaile (Julija Steponaityte), il cui desiderio supremo è quello di diventare pilota acrobatico, per una ragazza leggermente più grande, Auste (Aiste Dirziute), che abita nei pressi di una lago dove i genitori di Sangaile possiedono una villa. Ma al Sundance fanno capolino spesso anche le star hollywoodiane: ecco il bellone James Marsden – il Ciclope di “X-Men” – e la stella comica Jack Black in “The D Train” di Paul Jarrad ed Andrew Mogel, rimpatriata dagli esiti inaspettati tra due ex compagni del liceo, l’insicuro Dan e la celebrità televisiva Oliver.

Ma il Sundance è un’oasi felice anche per il genere documentario, di cui non mancano mai interessanti proposte queer: Jean Carlomusto dirige “Larry Kramer In Love & Anger” sull’attivista e scrittore quasi ottantenne autore della pièce teatrale “The Normal Heart” e cofondatore della Gay Men Health’s Crisis, una delle prime associazioni antiAids al mondo. L’attrice comica lesbica Tig Notaro è invece la protagonista del doc “Tig” di Kristina Goolsby e Ashley York in cui lei stessa sdrammatizza con sarcasmo vertiginoso la scoperta di un cancro bilaterale al seno. Un tomboy del Midwest con problemi di disforia di genere è invece il/la protagonista di “The Royal Road” della multiartista lesbica Jenni Olson. Tra i progetti più curiosi troviamo “The Amina Profile” di Sophie Deraspe in cui l’amicizia tra una blogger lesbica siriana e una ragazza canadese diventa uno scioccante caso di intrigo internazionale che arriva a coinvolgere persino i servizi segreti americani. Dove potremo vederli? Probabilmente nei festival queer primaverili, poiché difficilmente troveranno una distribuzione tradizionale.

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