Il Togay si fa hard: fratelli incestuosi e libertinaggio

Fischiato ma anche applaudito l’amore patinato tra i fratellastri del brasiliano “Dall’inizio alla fine”. Meglio il poeta libertino in “El consul de Sodoma” mentre la bufala suprema è “Infidèles”.

Fischi, sonori boati ma anche applausi hanno accolto il film "scandalo" del 25° Festival Glbt di Torino, il brasiliano Do Começo ao Fim (Dall’inizio alla fine) di Aluisio Abranches che è stato acquistato dalla casa di distribuzione Atlantide Entertainment e dovrebbe arrivare in sala a fine anno. Chi si aspettava morbosità e trasgressioni estreme nella storia di due fratellastri, Francisco e Thomas, uniti da passione anche carnale è rimasto spiazzato da una soap patinata e semplicistica in cui l’amore totalizzante tra i ragazzi ha una purezza naif da fiaba Disney, immersa in una solarità cartolinesca e turistica. Il regista emergente, di cui in Italia era già arrivato un piccolo dramma sperimentale (etero)sessualmente esplicito, Un bicchiere di rabbia, non sfrutta le deflagranti potenzialità narrative di un soggetto simile – solo la mamma medico resta vagamente turbata dal legame indissolubile dei fratelli, ma svanisce dalla vicenda in un soffio – per insistere ossessivamente sulla mutua esclusività di un rapporto aproblematico che sembra essere totalmente avulso da ogni contesto sociale.

Così, l’unica ombra drammatica resta la separazione per motivi professionali (Thomas è un nuotatore professionista e va in Russia da allenarsi) a cui segue una tentazione di tradimento etero di cui non diciamo altro. Un po’ poco soprattutto per lo spettatore, che si deve accontentare della bellezza apollinea degli atletici protagonisti dal fisico impeccabile: João Gabriel Vasconcellos è una sorta di seducente Raoul Bova del Pan di Zucchero con strabismo di Venere e due sole espressioni, con o senza mutande; l’angelico e riccioluto Rafael Cardoso sgrana occhioni innocenti privi di profondità. Coccole, strusciamenti, baci protettivi e nudo abbondante di stile pubblicitario vorrebbero restituire una dimensione di naturalezza assoluta che però ha qualcosa di artefatto e superficiale tale da rendere il film un’occasione mancata. In un paio di scene si osano estasi amorose plasticamente enfatiche come nemmeno in Bolero Extasy col "nostro" Andrea Occhipinti. Potrebbe diventare uno "scult" gay e nel contempo trovare un suo pubblico, omosex ma anche femminile.

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Un filo rosso (fuoco) lega altri due film, molto diversi tra loro, ma accomunati da un erotismo esplicito ai confini con la pornografia: lo spagnolo El consul de Sodoma di Sigfried Monleon e il francese Infidèles di Claude Pérès. Nel primo, un discreto dramma biografico con un’accurata ricostruzione storica della vita di Jaime Gil de Biedma (1929 – 1990), poeta bisessuale catalano non prolifico della cosiddetta Generazione dei ’50 e imprenditore nell’azienda famigliare filippina di tabacco, militante antifranchista nella sinistra progressista soprannominata Gauche divine, sono da apprezzare soprattutto le valide interpretazioni di un palpitante Jordi Mollà (già gay in Segunda piel) e Bimba Bosè, nipote del più noto Miguel, nel ruolo dell’inquieta divorziata Bel di cui il poeta si innamorò.

Si insiste però troppo sul libertinaggio del tormentato protagonista nominato console onorario delle Filippine in Spagna – ammucchiate pansex, sesso a pagamento con gigolò soprattutto filippini, seduzioni interclassiste – perdendo un po’ di vista l’approfondimento psicologico e le motivazioni profonde di un disagio esistenziale dettato dal continuo bisogno dell’approvazione altrui in un ambiente fortemente repressivo in special modo nei confronti dei gay. Ieri sera si è infine accalcata una folla scalpitante per la proiezione del bollente Infidèles, attratta dal lancio che prometteva "abolizione dei confini tra mente e corpo, erotismo e pornografia, realtà e finzione". Ma si trattava di una bufala suprema, e il pubblico deluso l’ha sbeffeggiato con commenti ad alta voce e risate plateali. Per un’ora e mezza si descrive l’incontro erotico durato una notte e una mattina, in un anonimo appartamento, tra lo stesso regista Claude Pérès e il tonico attore porno Marcel Schlutt che ha lavorato per la Cazzo Film e ora è nella scuderia di Michael Lucas.

I due si riprendono vicendevolmente con la videocamera, si baciano, scopano, fanno colazione a letto, si dicono banalità ("ci conosciamo di più ora?", "sono infedele, non credo nelle illusioni"). Idee zero, tedio assoluto. Una vaga tensione erotica è dettata da alcuni momenti in cui viene frustrato il voyeurismo dello spettatore in lunghe scene a schermo nero o con congelamento dell’immagine durante una sodomia, facendo così riflettere sulla meccanicità indotta della reiterazione dell’atto sessuale tipica del linguaggio pornografico. Per il resto è solo compiacimento, arido e pretestuoso. Applauso del pubblico quando finalmente Marcel Schlutt eiacula, seppur con moderazione. Si chiude alla grande, domani sera al cinema Ideal, con un’ospite davvero d’eccezione, l’icona top Patty Pravo che canterà, tra le altre, anche La bambola che si sente nella colonna sonora del film d’apertura ‘Le fil’. Presenta Fabio Canino.