IL VIDEO SUL CORTILE

La mascolina Kate Dickie è la straordinaria protagonista di un ottimo thriller tra il Dogma e Haneke, ‘Red Road’ di Andrea Arnold. Primo film del curioso progetto ‘The Advance Party’ di Von Trier.

Occhio ragazzi (ma soprattutto ragazze) a questo intrigante e originale film inglese che in Italia, purtroppo, ha avuto una distribuzione limitata nonostante un meritato Premio della Giuria a Cannes 2006 dove era l’unica opera prima in concorso. Trattasi del sorprendente thriller esistenzialista Red Road di Andrea Arnold, quarantacinquenne del Kent esordiente nel lungometraggio, già vincitrice di un Oscar nel 2005 col corto Wasp su un uomo che attraverso l’inganno ottiene un appuntamento con una sua ex dell’East End londinese.

Attraverso uno stile ipnotico tra la glacialità voyeurista di Haneke e il realismo digitale del Dogma, l’hitchcockiano Red Road racconta della volitiva Jackie, una mascolina operatrice di una società di videosorveglianza che controlla quotidianamente centinaia di persone attraverso le varie telecamere di sicurezza disseminate negli angoli più a rischio della città di Glasgow. Quando vede sullo schermo un uomo misterioso, Clyde, che in passato le ha sconvolto la vita e dovrebbe essere in carcere, decide di pedinarlo e ordisce un piano geniale per vendicarsi, complici gli occhi artificiali che Jackie utilizza non solo per lavoro ma per curiosare nella vita di innocui scozzesi, fra cui in particolare un placido signore proprietario di un bulldog. Ma il profondo legame che la lega a Clyde e la pericolosità dell’allucinante progetto rischia di mettere a repentaglio la sua salute fisica e mentale. Jackie riesce a entrare in confidenza con Stevie e April, due giovani amici dell’uomo che abitano nei Red Road Floats, grigio complesso residenziale con ampie righe verticali rosse, edificato nel 1962 e composto da svettanti casermoni di cemento, due dei quali, alti 31 piani, sono stati fino a pochi anni fa i più alti d’Europa.

La regista gira con mano fermissima – nonostante le inquadrature ondeggianti tipiche del Dogma – in una desolante Glasgow sporca e proletaria, gioca con sagacia sulle ambiguità del segno (gli sprazzi rossi, i graffiti, gli schermi video come un elaborato pattern geometrico) ed è abilissima a centellinare le sue carte poiché fino a metà del secondo tempo lo spettatore viene continuamente spiazzato come in un complesso gioco di ruolo multimediale e metacinematografico: Jackie è matta? Quale segreto nasconde? Che cosa prova veramente per Clyde?

Ti suggeriamo anche  Rafiki, il Kenya abolisce il divieto perché 'film lesbico': potrà ambire agli Oscar

La protagonista Kate Dickie, attrice inglese nota…

Continua in seconda pagina^d

La protagonista Kate Dickie, attrice inglese nota in patria soprattutto per le sue interpretazioni televisive e teatrali, è di una bravura sorprendente nell’esprimere le emozioni attraverso un semplice sguardo, un gesto minimo, poche battute. Si mostra nuda in una delle scene di sesso più belle viste al cinema da anni, estrema e necessaria (la fine che fa lo sperma di Clyde potrebbe turbare i più impressionabili) ma girata con una sensibilità femminile paradossalmente molto raffinata – notare che nell’amplesso col collega l’unica nudità è quella maschile – e alla fine tutto quadra dando un senso anche a questa sorta di provocazione hardcore.

Nel ruolo di April ritroviamo invece la convincente Nathalie Press che aveva già lavorato con la Arnold in Wasp (era la protagonista Zoe) e noi l’abbiamo ammirata nel ruolo dell’inquieta Mona, lesbica ribelle nel sottovalutato My Summer Of Love di Pawel Pawlikowski. In Red Road è invece la perfetta spalla dello splendido ventiduenne già Sweet Sixteen per Ken Loach, Martin Compton, che interpreta con esemplare rabbia compressa il criminale di piccolo cabotaggio Stevie.

Red Road è il primo film del progetto di Lars Von Trier The Advance Party, una trilogia firmata da tre registi diversi (dopo la Arnold, toccherà allo scozzese Morag McKinnon e al danese Mikkel Norgaard) a partire da un soggetto del maestro di Copenaghen scritto insieme allo sceneggiatore Anders Thomas Jensen e alla regista Lone Scherfig. Il progetto esige che vengano rispettate alcune regole neodogmatiche: i personaggi devono essere interpretati dai medesimi attori nei tre film; le locations devono essere scozzesi; le storie personali dei protagonisti possono essere sviluppate liberamente; è lecito aggiungere alcuni caratteri secondari; le riprese non possono superare le sei settimane.

Ti suggeriamo anche  L'attore Ben Whishaw racconta la sua omosessualità: 'odiavo me stesso'

In tempi di facili intercettazioni e martellamento visivo, un film profondo e sottilmente allarmante come Red Road non potrebbe essere più attuale.

Finale da brividi con esplosione di una splendida cover di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division firmata dagli Honeyroot.

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Cinema.