“In grazia di Dio”, è forse contronatura tornare alla natura?

Quattro donne sono costrette a vivere in campagna nel nuovo film di Edoardo Winspeare in uscita il 27 marzo per Good Films. Solidarietà femminile e ritorno alle radici per un’opera ‘a impatto zero’.

Sembra davvero contronatura un certo ritorno alle radici, alla semplicità, alla terra madre mentre il cinema italiano è ancora estasiato dalla Grande Bellezza dell’Oscar hollywoodiano che ritraeva invece la cosmesi post-berlusconiana, la perdita della memoria italica, la complessità del degrado di quel che resta del Belpaese. Eppure sembra già un trend: dopo il faro restaurato in Sardegna – ma nel film è al confine fra Basilicata e Puglia – dalla Piccola Impresa Meridionale di Papaleo e le periferie inquiete della Piccola Patria diretta da Alessandro Rossetto, ecco le atmosfere agresti dell’ecologico e a ‘impatto zero’ “In grazia di Dio” del regista austro-pugliese Edoardo Winspeare (“Sangue vivo”), girato nelle sue terre salentine, la Finis Terrae fra Giuliano di Lecce, Corsano e Tricase. È stato presentato con successo nella sezione Panorama dell’ultima Berlinale e uscirà il 27 marzo per Good Films che ha già fatto centro con Dallas Buyers Club e si è accaparrata la distribuzione dell’eccellente Nymphomaniac di Lars Von Trier (uscirà in due parti censurate il 3 e il 24 aprile).

Un curioso progetto nato in famiglia, “In Grazia di Dio”, nel senso che la protagonista è la moglie di Winspeare, Celeste Casciaro, attrice non protagonista come tutti gli altri interpreti. Celeste interpreta Adele, una donna forte e dura, appartenente a una famiglia di quei confezionisti che fanno gli abiti ‘à façon’, cioè in serie per conto terzi, i cosiddetti ‘fasonisti’. A causa della crisi e della spietata concorrenza con i cinesi, l’azienda è costretta a chiudere di fronte ai debiti e a un’imminente bancarotta.

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Mentre l’unico fratello cambia paese insieme alla sua famiglia, Adele e sua sorella Maria Concetta (Barbara De Matteis), operaia col sogno di fare l’attrice in un film di Ozpetek (!), vanno a vivere dalla matriarca Salvatrice (Anna Boccadamo) insieme alla figlia di Adele, Ina (Laura Licchetta), in eterno conflitto con la madre e il cui padre si chiama Crocifisso ed è finito in carcere. La solidarietà femminile e quel sapersi adattare al mondo che è tipico della metà più risplendente del cielo – in questo caso coltivare frutta e verdura da vendere o barattare – faranno evolvere i rapporti del piccolo gineceo in maniera del tutto inaspettata.

“Il fallimento dell’impresa familiare e il pignoramento della casa non lascerà alle nostre eroine altra possibilità che trasferirsi in campagna e lavorare la terra – spiega il regista -. Sarà proprio questa scelta obbligata l’inizio di una catarsi che le porterà a riconsiderare il loro stile di vita e soprattutto le loro relazioni affettive.

La fatica di sopravvivere solo con i prodotti del lavoro dei campi le farà disperare di non farcela, soffrire per le difficoltà di una nuova quotidianità, provocherà una rottura quasi definitiva fra madre e figlia, ma alla fine permetterà alle nostre donne che una luce inaspettata squarci il buio della loro dura esistenza.

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Questa luce è la rivelazione delle cose fondamentali nella vita di un uomo: la bellezza del creato, la scoperta del bene, la meraviglia, la gratitudine di stare su questa Terra, il senso di comunità, la comprensione del dolore e anche del male, la soddisfazione per il proprio lavoro e sopra ogni cosa l’amore che ci lega ai nostri familiari come a tutti gli abitanti della Terra.

Solo pochi fortunati riescono a vivere così, in particolare nel nostro mondo occidentale troppo distratto dallo sfruttamento – spesso distruzione – delle risorse, dalla produzione e dal consumo, per ricordarsi chi è l’uomo. La salvezza potrebbe arrivare da un cambiamento radicale del nostro stile di vita attraverso una nuova consapevolezza del nostro essere su questo pianeta. La crisi economica diventa allora una grande opportunità per cambiare le cose, un ritorno alla terra, un buon modo di cominciare.

Gli attori sono del posto, facce che ancora esprimono un’anima. Le ho trovate nel Finibus Terrae d’Italia, in un paese salentino che, con i suoi abitanti, diventa metafora del mondo. Perché ogni storia di esseri umani è al centro dell’universo”.

L’attrice Barbara De Matteis, alla conferenza stampa berlinese, riguardo al suo personaggio che vorrebbe recitare in un film di Ozpetek, ha spiegato: “Ozpetek è uno dei miei due registi preferiti ed è un riferimento scherzoso alla gelosia di Edoardo nei suoi confronti. Inoltre dovrebbe tornare a girare in Salento e questo rende la cosa più realistica”.

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