In & Out, Céline Sciamma vince l’Esperluette per il miglior lungometraggio

Portrait de la jeune fille en feu trionfa all’11esima edizione. Miglior doc Viril.e.s. di Julie Allione.

Come da previsioni, non c’è stata competizione tra Portrait de la jeune fille en feu, il trascinante film in costume di Céline Sciamma, e il resto del concorso: è lei a vincere a mani basse l’Esperluette (significa ‘E commerciale’) per il miglior lungometraggio, il tradizionale premio offerto da KLM all’11esimo festival In & Out che si è concluso ieri sera al cinema Mercury di Nizza. Tra i documentari ha prevalso Viril.e.s. di Julie Allione, una riflessione sul concetto di mascolinità in cui una ventina di testimoni s’interrogano sulla maniera in cui è costruito il loro genere e sul loro rapporto alla norma, in un’isola, la Corsica, impregnata da una cultura patriarcale.

A seguire è stato proiettato L’Etincelle (La Scintilla) di Benoit Masocco, interessante excursus sui cinquant’anni di movimento gay in Francia e in USA, dai moti di Stonewall a oggi.

Quest’anno, al festival In & Out ha dato molto spazio al documentario – in particolare per l’importante anniversario del mezzo secolo dalla rivolta di Stonewall – segnaliamo alcun film di finzione: nella coproduzione anglofinlandese Entre les roseaux (Tra i canneti) di Mikko Makela funziona l’alchimia tra i protagonisti Leevi e Tareq (Janne Puustinen e Boodi Kabbani, convincenti) che si ritrovano ad aiutare il padre del primo a restaurare uno chalet a bordo lago. Leevi sta preparando una tesi in letteratura comparata mentre Tareq è un rifugiato siriano richiedente asilo: tra loro nascerà un’intesa che sviscererà però i loro problemi personali. Con un buon senso del paesaggio, il regista accompagna l’evoluzione del rapporto tra i due uomini alla giusta distanza, e lo spettatore lo segue.

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Non convince invece il nuovo film di Olivier Ducastel e Jacques Martineau, coppia inossidabile del cinema lgbt francese, autrice di film riusciti e apprezzati come Drôle de Felix, Coquillages et crustacés, il recente Théo e Hugo dans le même bateau. Nel nuovo Haut Perchés (Appollaiati in alto) si immagina che quattro ragazzi e una ragazza si ritrovino una sera in un appartamento al 21esimo piano di un palazzo. Sono tutte vittime di un dominatore perverso che è nascosto in una stanza dell’appartamento dove si recano uno alla volta e da cui escono sconvolti.

L’approccio buñueliano non è sfruttato a dovere e ne viene fuori un film parlatissimo e sfrangiato sul concetto di dominazione che però non viene in realtà né analizzato né approfondito. Tra gli attori (comunque in parte) ritroviamo la coppia di Théo e Hugo dans le même bateau, Geoffrey Couet et François Nambot.

Nel dramma sloveno Conséquences (Conseguenze) di Darko Stante seguiamo le vicende di un diciassettenne refrattario alle regole comunitarie, Andrej (Matej Zemljic, piuttosto cinegenico), obbligato a stare in un centro di detenzione per giovani da recuperare, da cui però scappa regolarmente. Qui s’inserisce in un gruppo di piccoli criminali il cui leader lo attrae anche fisicamente. Tra droga e sballo, Andrej rischia di perdersi definitivamente. Anche se non spicca per originalità, il dramma di Darko Stante ha una sua presa al festival In & Out, e un suo ritmo e non tende a fare di Andrej né una vittima né un ‘caso speciale’ di eroico ribelle.

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