In&Out: al festival LGBT di Nizza vince a sorpresa il film tv brasiliano O Ninho

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Alla nona edizione della cinerassegna queer presentati il bel road movie malinconico Jours de France e l’intenso doc Mapplethorpe – Look at the Pictures.

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Il cinema queer è morto, viva la tv. Viene da pensare questo, in piena era Netflix, dopo la vittoria a sorpresa al nono festival In&Out di Nizza della fiction tv brasiliana in quattro puntate O Ninho di Filipe Matzembacher e Marcio Reolon, su un giovane soldato che entra nel giro di un potente travestito, Marlene (abbiamo visto la prima puntata, curiosa ed energicamente gender).

Il Festival di quest’anno – ci ha spiegato il giurato italiano Andrea Inzerillo, direttore del Sicilia Queer Film Festivalera dedicato alle dissidenze, ed è forse anche per questo che la tenerezza piena di determinazione di questo gruppo di ragazzi brasiliani, che non esita a reagire alle aggressioni omofobe, se necessario, ci ha colpito profondamente. Ci è anche sembrato che, pur nella sua forma di miniserie divisa in quattro episodi, nel film fosse presente un vero sguardo cinematografico e un buon respiro, e per questo lo abbiamo voluto premiare”.

Il favorito film americano Closet Monster di Stephen Dunn, visionario horror gotico in cui il ‘closet’ diventa metafora concreta dell’isolamento antigay, indubbiamente più mainstream (c’è pure la voce di Isabella Rossellini, animalista convinta, che dà voce, ovviamente sensuale, al criceto Buffy), ben fatto e oggettivamente migliore, resta a secco: “No, non è mai stato preso in considerazione per un premio. Devo dire che anche se abbiamo discusso di tutti i film non abbiamo avuto dubbi sul lungometraggio da premiare. Più aperta è stata la discussione sui documentari, che alla fine ci a portato a scegliere un altro film dissidente come Finding Phong di Phuong Thao Tran e Swann Dubus-Mallet. Sono davvero grato a In&Out per avermi fatto lavorare con degli splendidi compagni di giuria e per avermi fatto conoscere la realtà di questo festival. Sono rimasto particolarmente colpito dalla vitalità di alcuni spazi come la Libreria Vigna e dalle proposte collaterali del festival, penso in particolare alle conferenze di Antoine Idier e di Didier Roth-Bettoni, dedicate rispettivamente a Guy Hocquenghem e all’immagine dell’AIDS al cinema, nonché dal gruppo di persone che lo anima”.

Conoscevo molti dei lavori presentati perché li abbiamo visionati per il Sicilia Queer – conclude Inzerillo – ma sono molto felice di aver avuto modo di rivederne alcuni anche per incontrare un grande attore come Pascal Cervo (interprete del bellissimo Jours de France) e di aver potuto recuperare Les intrigues de Sylvia Couski di Adolfo Arrietta, presentato in sala da Marie France. Penso che la programmazione di In & Out sia molto attenta, intelligente, e necessaria per una città come Nizza”.

In chiusura, pubblico narcotizzato col ciondolante Taekwondo dell’argentino Marco Berger, boiata non scritta su un gruppo di bellissimi seminudi che in una villa si annoiano parlando di ragazze mentre due di loro scoprono una reciproca attrazione inizialmente non accettata.

La vera sorpresa di questa edizione è stata invece Jours de France di Jérôme Reybaud, un lungo road movie malinconicamente ipnotico e stralunato (due ore e ventuno minuti), nello stile del primo Guiraudie, sullo sperdimento di un ragazzo che lascia il fidanzato e vaga per la Francia a bordo della sua Alfa Romeo a caccia di avventure occasionali grazie all’applicazione Grindr. L’Esagono attraversato è quello della natura agreste, delle periferie dei piccoli centri, quello meno turistico ma più schietto e ruspante, tra baristi in età schifati da peni odorosi e panettiere annoiate che vendono pompini a cinque euro. Ma l’anima del film è il bravissimo Pascal Cervo, giusto nei toni ed empaticamente infantile, tutto da accarezzare, che ci ha confidato di avere appena finito il nuovo film del veterano Paul Vecchiali di cui è la vera musa, girato nella sua villa in Costa Azzurra. Ma alla nostra domanda provocatoria sul “senso della paura del v(u)oto che attraversa la Francia in questi giorni” glissa dicendo che “ogni attore è una creatura politica ma io non parlo spesso di politica nel mio lavoro”. Jours de France era stato presentato alla Settimana della Critica al Festival di Venezia. Bellissimo anche l’intenso documentario Mapplethorpe – Look at the Pictures di Fenton Bailey e Randy Barbato sul fotografo che sdoganò la sessualità gay esplicita, il feticismo leather, creò un impero da oltre duecento milioni di dollari per posare poi morente in quell’ultimo scatto con bastone e teschio che resta una delle foto queer più belle della Storia.

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Il Palmarès di In&Out dimostra che il ruolo principale dei cinefestival lgbt resta quello di incentivare piccole produzioni locali, spesso dal budget irrisorio, impossibilitate a trovare qualsiasi distribuzione tradizionale e quindi diffuse più facilmente online oppure in tv, mentre le sale cinematografiche d’essai, progressivamente, si svuotano e non interessano più al pubblico giovane.

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