INSIDE JODIE

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Jodie Foster torna a far sognare al cinema nei panni di un'avvocatessa spregiudicata nel coinvolgente thriller 'Inside Man' di Spike Lee. Ma il suo coming out continua a...

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Nell’ormai lontano 1997 il regista emergente americano di ‘The Delta’ Ira Sachs, che otto anni dopo avrebbe vinto il Sundance con ‘Forty Shades of Blue’, ci raccontò la sua esperienza di compagno di scuola a Yale di una disinibita (e non ancora ‘closeted’) Jodie Foster, che veniva sempre sorpresa in bagno in allegra compagnia femminile (era già una celebrità). Allora aveva una storia non stabile con Kelly McGillis di ‘Top Gun’, che, dopo averla lasciata, avrebbe avuto, secondo il libro ‘Sing Out’ di Boze Hadleigh, una breve liaison con Madonna. Ma nel 2006 sono molti a stupirsi che un’evidenza ormai di dominio pubblico non sia mai stata ufficializzata da un coming out che significherebbe molto per la comunità lesbica americana: sul ‘Dallas Voice’ la comica americana Suzanne Westenhoefer ha recentemente dichiarato: «È ora che Jodie Foster si dichiari. Non è più un’ingenua. La cosa mi intristisce perché farebbe un sacco di bene».

Il National Enquirer, a dicembre, poneva la Foster in cima all’elenco delle celebrità oggetto di un’inchiesta dall’eloquente titolo: ‘Chi è gay e chi no?’. Le sue interviste hanno una clausola precisa: niente domande sulla vita privata e sui due bimbi dal padre misterioso (Charles e Christopher detto Kit, di sette e quattro anni). Non è sfuggita alla conditio sine qua non nemmeno una delle poche interviste apparse ultimamente In Italia, su un Vanity Fair di un paio di mesi fa.

Poiché il mistero permane, non resta che ammirarla in uno dei film più trascinanti della stagione, il thriller superclassico (ma d’autore) ‘Inside Man’ di Spike Lee, dove la nostra Jodie ha un piccolo ma incisivo ruolo, quello di Madeline White, un’algida avvocatessa dalle alte frequentazioni che deve fare da intermediaria tra i ladri di una banca che tengono in ostaggio una cinquantina di persone e il presidente del consiglio d’amministrazione della banca stessa (c’è di mezzo una cassetta di sicurezza che contiene materiale scottante). Avida di denaro e potere, tenta persino di corrompere il detective Keith Frazier grazie alla sua amitié di lunga data col sindaco della città: ruolo perfetto per una donna decisa e di classe come Jodie. E dire che il suo ultimo film era davvero deboluccio, ossia quel prevedibile e claustrofobico ‘Flightplan’ di un anonimo Robert Schwentke in cui le spariva una figlia in aereo.

Ma qui c’è il tocco exotic di un afroamericano come Spike Lee

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Ma qui c’è il tocco exotic di un afroamericano come Spike Lee, capace di sparare in apertura la splendida hit bollywoodiana ‘Chaiyya Chaiyya’ che ricompare sui titoli di coda rimixata con un rap travolgente; di riflettere sulle nuove paure post 11 settembre in una New York dove basta vestire gli ostaggi come i ladri per non far capire più nulla ai poliziotti; di scherzare persino sui neri dei ghetti, i cui figli si alleano a sparare con la Playstation e hanno meno paura dei genitori quando hanno a che fare con criminali veri; di giocare col senso degli spazi come solo un grande regista sa fare (le architetture sontuose degli uffici di Manhattan, l’imperiosità degli esterni della banca); di gestire con abilità sopraffina un cast supremo in cui svettano i rubascena Denzel Washington e Willem Dafoe (e Clive Owen si candida al ruolo di ‘cattivo’ più sexy della stagione); di sfruttare al meglio una bella sceneggiatura di un esordiente, Russell Gewirtz e di ribaltare le carte in un finale sottile e ambiguo.

Con questa incursione in uno dei generi hollywoodiani più codificati, l’action thriller, Spike Lee si risolleva anche dall’insuccesso dell’ultima sua fatica, il lesbico ‘She Hate Me’, un’intelligente riflessione sulla manipolazione delle coscienze in nome del denaro nell’America di Bush, sottovalutato (e non capito) sia dal pubblico che dalla critica. Tornando alla nostra amata Jodie, tra pochi mesi sarà sul set del nuovo Neil Jordan, ‘The Brave One’, su una donna che si vendica di una brutale violenza fisica e psicologica. Il suo progetto felliniano sul circo ‘Flora Plum’ si è nuovamente interrotto per problemi produttivi e la sua prossima regia dovrebbe essere invece ‘Sugarland’, in cui tornerà nei panni di un’avvocatessa che difende alcuni lavoratori immigrati dalle angherie di un magnate dello zucchero. Jodie, oltre ad autodirigersi, ha già scelto il suo partner: un signor nessuno, ovviamente, il ‘suo’ amato Travis di ‘Taxi Driver’ Robert De Niro.

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