J. Edgar: misteri e intrighi (gay) delle spie d’America

Esce venerdì il bio drama di Clint Eastwood sul misterioso fondatore dell’FBI, J. Edgar Hoover, legato per una vita al braccio destro Clyde Tolson. DiCaprio in zona Oscar.

"Congettura". Questa è la parola che gli storici usano per descrivere il rapporto di unione anche amorosa tra J. Edgar Hoover, a capo dell’FBI per quasi cinquant’anni, e il suo braccio destro Clyde Tolson, ricostruito nel nuovo, attesissimo bio drama "J. Edgar" di Clint Eastwood in uscita venerdì nelle sale. Lo sceneggiatore Dustin Lance Black, premio Oscar per "Milk", ipotizza che fossero una coppia in realtà salda ma blindatamente ‘closeted’.

E se alla morte di entrambi non furono trovate foto o documenti di alcun tipo che provassero l’affaire, è anche vero che Hoover lasciò tutto a Tolson e che ora sono seppelliti vicini. Riguardo agli episodi di travestitismo non ci sono prove, e questi sembrano più una leggenda metropolitana costruita ad arte.

La J. Edgar Hoover, inventore del sistema di classificazione delle impronte digitali, fu responsabile della cattura dei massimi criminali d’America (in testa il ‘Nemico Pubblico Numero Uno’ John Dillinger), probabile omosex ego distonico e feroce anticomunista.

Una misteriosa anima di tenebra dei profondi segreti d’America, che nel 1935 inventò addirittura il nome dell’FBI, e lo diresse dal 1924 al 1972. La presunta omosessualità? Nient’altro che un segreto tra i segreti, forse quello più doloroso per Hoover, che probabilmente amò Tolson con trasporto assoluto per tutta la vita.

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