James Franco a Gay.it: “Obama come Milk”

Abbiamo incontrato l’attore nell’hotel in cui ha alloggiato a Roma. Alla vigilia dell’insediamento di Obama, percepisce la stessa speranza e la stessa possibilità di cambiamento dell’era di Milk”.

Molto probabilmente segnerà un epoca, finendo (meritatamente) tra i film a tematica gay che fanno la storia del movimento, capace com’è di raccontare la vita pubblica e privata di un individuo ma anche di un’intera comunità che ha creduto nella battaglia per i propri diritti e, più in generale, di tutto un periodo della nostra storia recente.

Splendido sotto l’aspetto emotivo quanto sotto quello visivo, Milk è sicuramente uno dei film più riusciti di Gus Van Sant, forse più impegnativo di alcuni pure riusciti ma privi di obiettivi altrettanto numerosi. Imperdibile per gli omosessuali impegnati e più attenti alle questioni politiche e culturali, è adatto a ogni genere di pubblico, specie se interessato a capire qualcosa di più sui diritti delle minoranze e sul coraggio e la necessità di mettersi in gioco.

Abbiamo incontrato a Roma James Franco (nella prima dell’articolo ritratto mentre esce dall’hotel in cui ha alloggiato a Roma, ndr), che sullo schermo impersona Scott Smith, primo fidanzato di Milk, cui rimarrà legato per sempre nonostante un’inevitabile separazione. Pur non essendo il centro del film, il loro rapporto di passione che si trasforma in sentimento indelebile, si imprime nel cuore dello spettatore. Il trentenne attore, magnetico e brillante, rivelatosi al grande pubblico con la trilogia di Spider-Man e con un curriculum di tutto rispetto (che comprende anche alcuni film da lui stesso scritti e diretti), è disponibile a confrontarsi con tematiche come quelle gay, che non lo riguardano da vicino ma sulle quali mostra di essersi ampiamente documentato.

Guardando il film viene spesso in mente un raffronto tra Milk e il nuovo presidente degli Stati Uniti.Il messaggio di Obama, come quello di Milk, punta al cambiamento, dice che è il tempo della speranza. Inoltre entrambi parlano a una comunità molto ampia. Il fatto che oggi in California, con la Proposition 8, siano stati dichiarati illegali i matrimoni gay, sottolinea che tutt’ora molte persone non riescono a collegare la discriminazione nei confronti dei gay con altre forme di discriminazione. Milk invece ha saputo unire le minoranze ed è riuscito a fare miracoli, come quando ha ribaltato le previsioni sulla Proposition 6, che intendeva inserire l’omosessualità tra le possibili cause di licenziamento.

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Le posizioni di Obama sulla Proposition 8 non sono state troppo chiare…

Inizialmente sembrava assolutamente contrario, ma alcune sue parole permettevano differenti interpretazioni. Così entrambe le fazioni hanno utilizzato alcuni passaggi estrapolati dai suoi discorsi, inviandoli agli elettori per invitarli a votare a favore oppure contro. Adesso aspettiamo che prenda una posizione più chiara.

In Italia le cose per i gay vanno decisamente peggio: l’entusiasmo sembra spento e il vento di novità, che doveva portare a una maggiore uguaglianza, cessato del tutto. In America come ti sembra la situazione?

Nel nostro Paese crediamo nell’uguaglianza. Il cambiamento vissuto negli Stati Uniti dai tempi di Milk è stato senza dubbio in meglio. All’epoca, Castro era l’unica comunità gay. Ora ce ne sono moltissime e il linguaggio di allora non sarebbe più accettabile. Non sarebbe concepibile esprimersi pubblicamente con un’omofobia altrettanto sfacciata. Certo, non è ancora tutto perfetto, ma stiamo navigando nella giusta direzione.

Come è stata la tua preparazione al film?

Prima mi sono informato sulla storia di Milk e ho visto il documentario di Epstein (vincitore di un Oscar negli anni Ottanta). Sentivo però il bisogno di sapere di più sul mio personaggio (il vero Scott Smith è scomparso negli anni Novanta, nda), sentivo il bisogno di ‘vederlo’. Allora ho avuto l’idea di chiedere ad Epstein se aveva per caso dei materiali non montati. Dalla sua cassaforte, dopo oltre venti anni, sono riemerse molte immagini di Smith alle quali ho cercato di ispirarmi per la creazione del personaggio. Smith era il sostegno di Milk, credeva nelle cose che l’altro faceva, nel suo messaggio. Se mi sono limitato, interpretandolo, è stato solo perché il film si chiama “Milk” e non “Smith”. Tendo ad affidarmi al regista, specialmente quando sento di potermi fidare di lui. In questi anni di esperienza ho maturato la convinzione che il cinema sia soprattutto il mezzo di espressione del regista.

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Inevitabile chiederle del bacio. Magari però da un punto di vita diverso. Nella storia del cinema decine di attori gay hanno baciato donne. Possibile allora che un bacio tra attori maschi eterosessuali faccia notizia? Non riesco a credere che possa mettervi in particolare imbarazzo… In Italia finora mi è stato chiesto poco ma in America la questione del bacio tra me e Sean Penn ha creato davvero molto scalpore. Per me non è stata una cosa drammatica. In un certo senso già “Brokeback Mountain” aveva sdoganato questo tabù.  Molti erroneamente mettono i due film sullo stesso piano, invece presentano due realtà diverse: in “Brokeback Mountain” uno dei due protagonisti non accetta la propria natura, mentre in “Milk” si racconta la storia di una coppia gay che vive alla luce del sole e, proprio per questo, si deve scontrare con una società omofoba che tenta di reprimerla in vari modi, dalla Proposition 6 alle incursioni della polizia nei locali gay.

Il film, pur essendo una storia gay, ha le carte per farsi sentire ben oltre. Almeno, è quello che molti di noi sperano…

Ha già avuto ottimi riscontri in tutto il mondo ed ha raccolto varie nomination ai BAFTA. Spero che abbia successo, ma anche che susciti ottime reazioni nelle comunità gay, date alcune delle intenzioni per cui è stato realizzato. E’ un film adatto a tutti i tipi di pubblico, non solo ai gay, ma per chiunque riesca ad avere una certa visione delle cose. Ma non dimentichiamo che, in definitiva, racconta la storia di uno degli eroi gay.

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di Flavio Mazzini