Non basta Kristen Stewart a salvare l’insulso Personal Shopper di Assayas

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Un brutto esempio di cinema francese snob sull’improbabile accostamento tra moda e spiritismo.

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All’ultimo Festival di Cannes è stato sonoramente fischiato ma alla cerimonia di premiazione si è rifatto con un incomprensibile premio per la miglior regia ex-aequo col notevole Baccalauréat di Mungiu (immaginiamo pressioni dei giurati francesi Arnaud Desplechin e Vanessa Paradis). Stiamo parlando dell’insulso Personal Shopper di Olivier Assayas, un brutto esempio di cinema d’autore francese snob, un incongruo thriller che accosta moda e spiritismo attraverso ritriti cascami soprattutto di quest’ultimo: bicchierini che si librano nell’aria, porte che si aprono da sole e apparizioni di fantasmelli gassosi alla Casper (come bruciare tensione e atmosfera attraverso un’unica inquadratura!).

Peccato, perché la protagonista Kristen Stewart ha un suo fascino fluido, con quel suo fare da maschiaccio un po’ rude nel contempo delicato, dai gesti innervositi, ma qui è quasi sempre muta e si ritrova a interpretare Maureen, la personal shopper di una celebrità identificata solo dal nome Kyra nell’attesa che lo spirito del fratello deceduto per una disfunzione cardiaca di cui soffre anche lei si faccia vivo, nella villa disabitata e tuttora in vendita dove la medium Maureen è cresciuta insieme al fratello.

 

Ma il lavoro di Maureen la porta a girare freneticamente Parigi in scooter a caccia di abiti, gioielli e scarpe che facciano al caso di Kyra nel cui appartamento lascia i voluminosi bustoni tentata costantemente dal trasgressivo desiderio di provarli.

Ecco che improvvisamente Maureen riceve messaggi a cascata sul suo smartphone da parte di uno sconosciuto che la minaccia direttamente – ma nel giro di una manciata di minuti lo spettatore già capisce tutto – mentre lei viaggia da Parigi a Londra in treno per fare acquisti in boutique e atelier destinati alla sua cliente top.

Ad Assayas non interessa sviluppare la trama thriller che resta assolutamente abbozzata, quanto indugiare sul volto della Stewart con movimenti di macchina sinuosi e fintamente sofisticati. Le due anime del film, quella sberlucciante dell’alta moda e quella esoterica dello spiritismo non si integrano mai e ben presto subentra la noia (poteva invece essere interessante contrapporre la ‘visibilità superficiale’ fashion ai misteri invisibili dello spirito). Resta così il tentativo concettuale e autocompiaciuto di una ghost story d’essai da parte di un regista che in passato aveva fatto molto meglio, dal sottovalutato Demonlover all’intrigante Irma Vep.

 

La Stewart, pare fidanzata attualmente con Stella Maxwell (GUARDA >), era più a suo agio nel precedente – e migliore – film di Assayas, lo psicologico Sils Maria, anch’essa in fondo una storia di fantasmi e ricerca d’identità.

Personal Shopper verrà distribuito in Italia prossimamente da Academy Two.

 

 

 

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