L’EST NON È SODOMA

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Tre interessanti documentari testimoniano tre momenti cruciali del movimento GLBT internazionale: i Pride di Cracovia, Mosca e quello 'mancato' di Gerusalemme. Abbiamo intervistato il regista.

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Mai come oggi, grazie al progresso tecnologico, il documentario rappresenta un genere imprescindibile per raccontare le fasi cruciali nella storia della comunità gay. Se alcuni autori ne hanno fatto un vessillo della loro carriera di cineasti (si pensi al grande Rosa Von Praunheim, ai mirabili risultati di Jennie Livingston o ai premiatissimi Epstein e Friedman), sono sempre di più i giovani videomaker che utilizzano questo linguaggio per esprimere urgenze di testimonianza diretta in episodi chiave della storia del movimento GLBT ormai su scala mondiale.
Sono stati presentati ad Anteprima Spazio Torino, tradizionale vetrina regionale che anticipa il Torino Film Festival di novembre, tre interessanti video che analizzano altrettanti Gay Pride (il 28 aprile a Cracovia, il 27 maggio a Mosca e quello ‘mancato’ di agosto ma in realtà posticipato al 10 novembre di Gerusalemme) in altrettante città dove l’omofobia si è palesata in scontri frontali spesso spalleggiati dalla polizia. Si tratta di Wolnos Rowanos Tolerancja (Libertà uguaglianza tolleranza) , Moskva Niet Sodom (Mosca non è Sodoma) e Fuori fuoco. Tutti diretti dal torinese Daniele Salaris, classe 1982, studente di sociologia, i primi due insieme al turco Murat Cinar mentre Fuori fuoco è stato realizzato con la coregia di Ernaldo Data che ha curato in particolare il montaggio. Abbiamo contattato Salaris mentre è nuovamente in viaggio verso la superfriendly Montpellier.

Com’è nato il progetto di questa trilogia sui Gay Pride di altrettante città sicuramente non omofile?
Speriamo innanzitutto che vada avanti e possa diventare una tetralogia o qualcosa di più. È nata lo scorso novembre, mi trovavo a Cracovia per un Erasmus. A Poznan si svolgeva una manifestazione GLBT non autorizzata, il sindaco mandò la polizia e fece arrestare 68 partecipanti tra cui l’organizzatore del festival ‘cultura della tolleranza’. Così ho iniziato a frequentare questi giovani attivisti ventenni. Quando sono tornato dall’Erasmus ho convinto Gay.tv a mandarmi come inviato a questo festival. Avevo un cameraman polacco che faceva l’operatore mentre Cinar Murat ha curato la postproduzione del video.
Quante persone ci saranno state a Cracovia contro la manifestazione gay?
C’erano ben 800 hooligans della ‘Vera Gioventù Polacca’ ma almeno la polizia era dalla nostra parte. Ben diverso è stato il caso di Mosca, il mese dopo.

Nel video Moskva Niet Sodom (Mosca non è Sodoma) si vede che l’attacco è stato molto più violento e diretto…
Sì, la situazione era diversa, c’erano un sacco di manifestanti. La polizia era contro di noi. Dalla parte dei cosacchi nazionalisti non mancavano alcuni preti ortodossi. Il Festival si è potuto svolgere ma non il Pride: l’organizzatore è stato arrestato sulla tomba del milite ignoto mentre deponeva dei fiori. L’ora e il luogo del Pride sono stati rivelati all’ultimo per questioni di sicurezza e di fatto tutti quelli che hanno tentato di raggiungere la piazza sono stati prima riconosciuti dalla folla come attivisti e quindi picchiati. La polizia effettuava i riconoscimenti e li arrestava. Volker Beck (parlamentare tedesco dei Verdi, ndr) è stato malmenato e il suo fidanzato preso a sassate. Mentre stava rilasciando un’intervista col naso rotto, Volker è stato riconosciuto dalla polizia ed è stato arrestato. Ha avuto uno dei trattamenti peggiori. C’erano madri di famiglia con le borse della spesa che inveivano, alcune hanno pure lanciato dell’acqua santa su un’europarlamentare olandese, Sophie In’t Veld.
Mi ha colpito la scena in cui si vede che il locale gay dove era prevista la festa conclusiva è chiuso e circondato da una calma irreale…
Sì, c’era sorveglianza pure sul tetto e filo spinato tutto intorno. Un mese prima del Pride alcuni gay sono rimasti assediati in un locale omo ma la polizia non è intervenuta. I locali gay di Mosca sono molto nascosti: noi, quella sera, li abbiamo girati quasi tutti. In un club doveva esserci un po’ di gente ma la proprietaria era stata trascinata via dalla Polizia nel pomeriggio, era talmente sconvolta che non ha voluto lasciare interviste e ha chiuso il locale.
Come pensa di agire, adesso, il movimento gay russo?
Nikolai Alekseev è molto attivo a riguardo. Ha già previsto iniziative per il prossimo anno, ha persino invitato Cicciolina a Mosca per il 2007!

Nel video Fuori fuoco, codiretto da te con Ernaldo Data, sposti l’attenzione su Gerusalemme…
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Nel video Fuori fuoco, codiretto da te con Ernaldo Data, sposti l’attenzione su Gerusalemme che sembra più tranquilla nonostante la guerra…
Sì, era agosto. A Gerusalemme doveva esserci il World Pride ma, come tutti sanno, è scoppiata la guerra contro il Libano e il comune ha detto di non poter garantire la sicurezza. Ma già l’anno scorso allo stesso Pride un ebreo ortodosso ha accoltellato una decina di manifestanti con un coltello da cucina in puro stile Psycho. Ho visto le immagini, erano davvero impressionanti. Il vero Pride si terrà il 10 novembre. Hanno fatto una manifestazione pacifica, quasi un picnic, senza attirare troppi omofobi. In questa manifestazione si sono aggiunti i ‘Queeruption’, un gruppo anarchico che usa slogan più politici e sventolava la bandiera del Libano: sono stati inevitabili incidenti politici con la polizia. L’Open House, ovvero l’associazione gaylesbica di Gerusalemme, si è dissociata dai Queeruption che ogni anno organizzano una specie di Pride tutto loro. Sono no global itineranti per il mondo, alcuni sono adesso a Oaxaca (in Messico, ndr), altri manifestano regolarmente nella West Bank. Dopo Mosca sembrava tutto tranquillo, le risse venivano subito sedate e i passanti si limitavano ad aggredire a parole. L’unico locale gay di Gerusalemme che è stato bruciato già due volte dagli ebrei ortodossi ora è aperto.
In questo video, a differenza degli altri due, ti concentri sulle storie dei personaggi, c’è più intimità e meno politica. Come mai?
Il Pride vero e proprio non c’era e la gente non era collaborativa al punto da poter fare un docuementario su Israele. Sono tutti di religione ebraica, per natura un po’ riluttanti. La protagonista Mor mi ha ospitato insieme alla sua ragazza, Eli, e a un’altra coppia di ragazze, Naomi e Lior. Mi sembravano soggetti perfetti per il video: Mor è più pacifista, ha odiato il tempo passato nell’esercito mentre Lior ha una stella di David tatuata sul polpaccio. Mor ed Eli hanno dato una mano ad organizzare l’Open House.
Come avete trovato i finanziamenti?
I Verdi europei hanno fatto una risoluzione contro l’omofobia in Europa ignorata dal governo polacco. Quando abbiamo proposto i video, l’idea è piaciuta e Paolo Hutter li ha prodotti. La prossima settimana verranno proiettati a Ginevra al convegno europeo dei Verdi.
Immagino che il Pride di Torino l’avrai vissuto diversamente…
Avevamo lo striscione dei gay russi e c’era anche Nicolaj. Mi è sembrata fantastica la partecipazione della gente di Torino, davvero tantissimo pubblico.
Dopo questa esperienza che raffronto puoi fare tra le varie religioni riguardo all’omofobia?
È una specie di paradigma: a Cracovia, città supercattolica, gli omofobi erano cattolici; a Mosca, città ortodossa, gli omofobi erano ortodossi. Di fatto sono tutti superreligiosi. A Gerusalemme la più importante associazione gay è formata da omosessuali religiosi. Loro cercano sempre di separare politica e diritti degli omosessuali.
Ti piacerebbe tornarci?
Sì, vorrei farlo prestissimo. Vorrei assistere alle performances della drag queen palestinese Rafat che mostro nel video. Nella vita fa anche il fotografo.
Come farai circuitare questi video?
Fuori fuoco girerà più per festival cinematografici, mentre Wolnos Rowanos Tolerancja e Moskva niet Sodom verranno usati più come strumento per fare il punto della situazione. Verranno proiettati a Sofia nell’ambito del congresso dell’Ilga a fine ottobre.
Idee per il futuro?
Mi piacerebbe fare un video sul Pride di Istanbul e uno su un asilo che si trova ad Amsterdam per bambini figli di coppie omosessuali. Spero che questi video possano diventare preziosi strumenti di analisi dell’omofobia e dei movimenti neonazisti.
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