L’imperatrice Marcellona arriva in sala per Una nobile rivoluzione

Marcella Di Folco: esce in varie città italiane il pregevole doc di Simone Cangelosi.

Mamma di tutte le trans, imperatrice malinconica, personaggio storico, Nostra Signora Marcellona. Ogni definizione è però riduttiva per l’immensa Marcella Di Folco, fondatrice del Movimento Italiano Transessuale nel 1979 (allora si chiamava Movimento Identità Transessuale), responsabile della meritoria creazione di un prezioso Consultorio per le persone transgender, prima trans al mondo a essere eletta consigliere comunale (a Bologna, nel 1995), attore per Fellini, Rossellini, Risi, Petri e altri registi prima del cambio di sesso nell’estate del 1980 a Casablanca. Un imprescindibile punto di riferimento per l’intero movimento lgbt italiano, “figura importante e innovativa della sinistra cittadina e nazionale” secondo il senatore Pd Sergio Lo Giudice, “grande amica e modello insostituibile” come scrissero in una nota Arcigay e Arcilesbica Bologna alla sua scomparsa il 7 settembre 2010. Quasi cinque anni dopo, viene distribuito dalla Cineteca di Bologna in alcune sale sparse per la Penisola il pregevole documentario “Una nobile rivoluzione” di Simone Cangelosi che avevamo visto in anteprima lo scorso novembre al Torino Film Festival. Sabato ha esordito al Cinema Lumière di Bologna e stasera alle ore 21 verrà presentato presso il Cinema Alcazar di Roma alla presenza di Vladimir Luxuria (intervistata nel doc insieme a Eva Robin’s e alla sorella di Marcellona, Liliana) che dialogherà con Bianca Berlinguer in una serata organizzata in collaborazione col Piccolo Cinema America. In contemporanea si potrà vedere al Cinema SpazioUno di Firenze per poi circuitare a Torino, Forlì, Pisa, Bari, Genova (il calendario delle proiezioni è consultabile a questo link).

Ho incontrato Marcella Di Folco nel 1998, in un momento molto particolare della mia vita – racconta il regista -. Avevo di fronte una scelta esistenziale cruciale e Marcella era in quel momento una persona distante per me: esponente politica della città in cui vivevo, Bologna, e presidente di un’associazione importante nell’ambito delle battaglie per i diritti civili in Italia, il MIT (Movimento Italiano Transessuale). Insomma una persona pubblica. Non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una mia amica, né che sarebbe diventata un punto di riferimento per me.

Chi fosse Marcella ho cominciato a capirlo quando ho iniziato a passare del tempo con lei, seguendola come tanti altri nella sua vulcanica vita di attivista, in viaggio per l’Italia, nelle mille occasioni dei Pride, delle interviste, delle campagne elettorali, degli interventi pubblici, dei comitati politici e delle emergenze politiche cittadine o nazionali a cui prendeva puntualmente parte con generosità ineguagliabile. Quella frequentazione politica mi ha permesso di ascoltare i racconti sorprendenti della sua vita, che suonavano talmente magici che all’inizio stentavo persino a credere veri. Ho scoperto la sua vulnerabilità dietro la forza d’animo dirompente, la sua aggressività, che talvolta rivolgeva anche verso di me, l’arguzia e l’ironia che agiva sempre in pubblico, nelle lotte, con la gente. La sua complessità e il suo magnetismo, il suo coraggio. Quello che però mi è stato chiaro sin dal nostro primo incontro era di essere di fronte a un personaggio storico. Ecco perché il giorno dopo la sua morte, avvenuta nel settembre 2010, ho voluto fare questo film”.

Ti suggeriamo anche  Università di Palermo, studenti transgender sceglieranno il nome sul libretto