La Berlinale compie sessant’anni molto queer

Si festeggia un anniversario importante per il Festival di Berlino (11-21 febbraio). Abbondano i titoli glbt tra cui il nuovo film di Lifshitz e tre italiani. Teddy Award speciale a Werner Schroeter.

È tempo di grandi festeggiamenti per la Berlinale (11 – 21 febbraio) che quest’anno compie in pompa magna sessant’anni, gloriosi e molto gai, visto che da sempre privilegia il cinema queer, in special modo quello sperimentale e di ricerca, lontano dal glam di Cannes ma senza alcun pregiudizio nei confronti delle grandi produzioni internazionali. Ultimamente le opere a tematica omo-trans vengono sempre più spesso convogliate in uno spazio privilegiato, la sezione Panorama diretta dal grande scopritore di talenti Wieland Speck premiato in questi giorni al festival gay di Bilbao "per il suo contributo alla diffusione del cinema lgbt" e cofondatore del Teddy Award, il più longevo premio cinegay arrivato alla ventiquattresima edizione.

Quest’anno verrà conferito un Teddy speciale, praticamente un premio alla carriera, al non allineato Werner Schroeter, regista radicale 64enne d’ispirazione fassbinderiana, esponente gay dello storico Giovane Cinema Tedesco.

Se in concorso troviamo The Howl di Epstein e Friedman di cui abbiamo già parlato – dal Sundance arriva anche il saffico The Kids Are All Right – in Panorama spicca un titolo molto simile ma con tutt’altro significato, The Owls (I gufi) di Cheryl Dunye con la protagonista di Go Fish, la seducente Guinevere Turner. Si tratta di un curioso thriller sperimentale che omaggia i drammi psicodark degli anni ’60 ed è incentrato su quattro anziane lesbiche che uccidono accidentalmente una giovane, anch’essa gay, cercando di occultarne il corpo.

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Molto atteso Plein sud, il nuovo film del francese Sébastien Lifshitz (Wild side), road movie in chiave di commedia drammatica su un ventisettenne, Sam (Yannick Rénier), in viaggio sulle montagne del Portogallo alla ricerca della madre insieme a un trio di autostoppisti composto da fratello, sorella e un loro amico inquieto. Il segreto di un padre deportato dai nazisti quando aveva vent’anni in quanto omosessuale sarà invece al centro della nuova pellicola di Olivier Ducastel e Jacques Martineau L’arbre et la fôret (L’albero e la foresta) nel cui cast ricompare proprio Yannick Rénier.

Ma saranno i documentari queer a fare la parte del leone, un sottogenere decisamente in ascesa (il tema dominante è la memoria storica): si parla già molto bene di Making the boys di Crayton Robey sulla realizzazione del cult Festa per il compleanno del caro amico Harold di William Friedkin e sulla pièce teatrale da cui fu tratto. Il militante Gay Days di Yair Qedar, redattore e coideatore della prima rivista glbt locale, Pink Time, ricostruisce invece le tappe fondamentali del movimento gay israeliano tra ’80 e ’90 con interviste a esponenti di spicco della comunità glbt. Si potrà scoprire anche la fugace parabola di successo mediatico della stella transessuale Candy Darling, musa di Warhol – fu anche la protagonista di Women in revolt diretto da Paul Morrissey – morta precocemente a 29 anni, nello statunitense Beautiful Darling: The Life And Time of Candy Darling, Andy Warhol Superstar di James Rasin.

Da segnalare anche il nuovo Rosa Von Praunheim (New York Memories), il collettivo Fucking Different São Paulo e il ritratto di Rock Hudson Dark and handsome stranger firmato da Andrew Davies e André Schäfer.

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Gli italiani, per una volta, potranno fare bella figura con ben tre titoli d’interesse queer ma nessuno potrà ambire all’Orso d’Oro perché saranno in sezioni laterali (non lo vinciamo dal 1991, quando se lo aggiudicò Marco Ferreri con La casa del sorriso): la nuova commedia gay di Ozpetek Mine vaganti con Scamarcio e Preziosi sarà in Panorama Special mentre il poetico doc trionfatore del Torino Film Festival, La bocca del lupo di Pietro Marcello, si vedrà al Forum e in Culinary Cinema ha trovato spazio l’ambizioso ma irrisolto dramma alto borghese Io sono l’amore diretto da Luca Guadagnino con Tilda Swinton madre russa che ben accetta la passione lesbo della figlia interpretata da Alba Rohrwacher.