“La bocca del lupo”: trionfa la poesia dell’amore trans

Un poetico documentario del casertano Pietro Marcello su un ex carcerato che rincontra il suo amore trans genovese infiamma il Torino Film Festival. Irrisolto il road movie gay “Chi l’ha visto?”.

La bocca del lupo Applausi scroscianti, complimenti come se piovesse, entusiasmo palpabile. È stata ottima l’accoglienza al Massimo di Torino per “La bocca del lupo”, magnifico poema visivo in forma documentaristica del casertano Pietro Marcello, in concorso al Torino Film Festival, fortemente voluto dal direttore Gianni Amelio. Un raro esempio di grande cinema docu-pittorico, a tratti lirico, molto elaborato nella ricerca d’archivio, su un ex carcerato, il siciliano Enzo, baffoni e tante storie da raccontare, di ritorno a Genova per rivedere il suo grande amore, la dolce trans Mary. Del capoluogo ligure si restituisce tutta la storia industriale, tra crolli e ricostruzioni, le calde atmosfere del meraviglioso centro storico, il sogno del mare che attende mentre il porto rumoroso sembra protendersi verso la libertà.

È un meraviglioso momento di cinema, davvero commovente, l’intervista a Enzo e Mary ritrovati: l’intimità del quotidiano, la semplicità dell’amore sofferto, l’accettazione delle ferite della vita. Il gran bel titolo deriva dall’omonimo romanzo di Remigio Zena, pseudonimo del nobile torinese Gaspare Invrea, sulla verduraia Bricicca che gestisce un lotto clandestino, considerato uno dei libri più significativi sulla Genova che fu.

“Questo film nasce da un’idea dei gesuiti della Fondazione San Marcellino: mi hanno invitato a Genova dopo aver visto il mio film precedente, Il passaggio della linea” spiega il regista.

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Ho visitato soprattutto l’area dell’Angiporto e via Prè. È stata un’esperienza di osservazione sul territorio che è durata otto mesi, ero affascinato da questa città. L’intenzione era di raccontare una piccola storia, l’amore tra Enzo e Mary che in realtà è una grande storia di Genova. La ‘genovesità’ è dei cineamatori, gli altri materiali di repertorio sono della fondazione Ansaldo. Mio padre era marittimo e si imbarcava da Genova: diceva sempre ‘quant’è bella Genova’. Ci ho vissuto un anno. Io però ho conosciuto un’altra Genova,  è cambiato il tessuto sociale, ora guarda a Sud. Non ci sono più i camalli, sono arrivati i meridionali e gli immigrati. Il film si è realizzato durante il montaggio, è stato molto laborioso. I testi delle canzoni sono stati scritti da me di getto tranne la citazione di Fortini nell’epilogo. Credo molto nell’ipertesto del cinema. Enzo l’ho conosciuto fuori da una panetteria, mi ha mostrato le ferite nelle gambe per i fori dei proiettili. Mary è timida, l’ho conosciuta più tardi: è nata un’amicizia. È stato un percorso lungo: per avere l’intervista di quindici minuti abbiamo lavorato otto mesi. Da ragazzo volevo fare il pittore ma ero mediocre come pittore, mi sono quindi dedicato al cinema”. Uscirà nelle sale distribuito da Bim.

Chi l’ha visto? Parte bene ma si perde paurosamente come il protagonista un film gay tedesco in concorso, “Chi l’ha visto?” di Claudia Rorarius, freddo resoconto di un viaggio da Berlino a Roma effettuato da un venticinquenne mezzo italiano, Gianni Meurer, alla ricerca del padre scomparso. L’apparizione di Maria De Filippi si limita a una comparsata in tv e, all’incontro con regista e attore, entrambi si sono trincerati tra smarrimento e imbarazzo nel (non) dire che cosa pensano dell’Italia contemporanea. Il problema del film realizzato professionalmente è il messaggio: per dire che si può trovare una persona solo se si ha un contatto non servono 88 minuti.

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Tetro Due minuti di applausi e una standing ovation hanno accolto il leggendario Francis Ford Coppola la cui compagnia Zoetrope International ha ricevuto il Gran Premio Torino: “Questa società ha quarant’anni e una nuova guida: spero che ne duri altri quaranta. Ma ho appena bevuto un bicchiere di Barbera, adesso sono rilassato. Senza rischi non si fa cinema”. La società originaria, gli Zoetrope Studios, fallì per il flop di “Un sogno lungo un giorno”, uno stranissimo film sperimentale che ricorda il nuovo autobiografico “Tetro – Segreti di famiglia” con Vincent Gallo e Maribel Verdù, dramma in bianco e nero ambientato a Buenos Aires su due fratelli che si ritrovano dopo tanto tempo, figli di un ingombrante e celebre direttore d’orchestra. Non mancano un artista gay creativo, con strane giacche coperte di scritte, che permette al protagonista di realizzare una pièce teatrale dal suo romanzo e una graffiante drag che presenta spettacoli di strip femminile. Gran bella fotografia ma poco ritmo narrativo. Carmen Maura interpreta una fascinosa diva popolare piuttosto ambigua che deve consegnare un losco premio al Festival di Patagonia.

Nord Un personaggio gay che non si accetta emerge anche nel buon road movie “Nord” di Rune Denstad Langlo in cui un bell’orso depresso attraversa la Norvegia per ritrovare l’ex moglie e il figlio. Durante il tragitto conosce un bellissimo giovanotto omo che non si accetta e gli fa credere di essere omofobo: gli rade una parte di testa, lo minaccia, lo fa spogliare. In realtà sta solo giocando e soffre di solitudine. Grande senso del paesaggio, bella sceneggiatura asciutta, un finale azzeccato. “Nord” rischia di vincere: Nanni Moretti l’ha subito comprato tramite la sua Sacher Film e lo distribuirà a febbraio. Noi preferiamo però gli ululati trans de “La bocca del lupo”. Sarà una dura lotta a colpi di zampate.