La danza è vita: “Pina 3D”, omaggio di Wenders alla Bausch

Da domani nelle sale il film-spettacolo di Wim Wenders dedicato alla grande coreografa Pina Bausch scomparsa nel 2009. “Bellissimo” per il ballerino Roberto Bolle. “La sua genialità mi affascina”.

"Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza". Così parlava Pina Bausch (1940 – 2009), massima coreografa tedesca, fondatrice del Tanztheater (teatro-danza) che rivoluzionò entrambe queste arti negli anni ’70, ballerina per il Metropolitan Opera e il New American Ballet, nominata nel 2003 Cavaliere dell’ordine nazionale della Legion d’Onore francese.

Il regista Wim Wenders, suo conterraneo – sono nati a 15 chilometri di distanza, lei a Solingen e lui a Düsseldorf – la scoprì nel 1985 grazie a un suo spettacolo messo in scena al Teatro Fenice di Venezia (ma già si "sfiorarono" nel 1973 nella renana Wuppertal dove lui girò Alice nella città e lei, l’anno prima, aveva fondato proprio il Tanztheater), si innamorò della sua arte innovativa, la conobbe e diventò suo amico. Per vent’anni maturò l’idea di fare un film con lei ma senza trovare la chiave giusta (Pina gli diceva sempre: "Pensaci di più!").

A due anni dalla scomparsa della Bausch, Wenders è riuscito a realizzare Pina 3D, sontuoso cine-omaggio in cui, per la prima volta, viene fatto un uso davvero d’autore dell’effetto digital-tridimensionale. È costituito dalle riprese video dei riallestimenti di quattro spettacoli fondanti della Bausch, alternati a interviste a colleghi e amici dai volti silenti in voice over (Pina faceva domande ai suoi ballerini i quali dovevano rispondere senza parlare ma ballando): Café Müller, reso celebre dal capolavoro di Almodóvar Parla con lei, Le Sacre du Printemps, Kontakthof e Vollmond. Il regista ha voluto immergerli, con i componenti della compagnia della Bausch e spesso davanti a un vero pubblico, nel contesto urbano della moderna Wuppertal dove ha preso vita l’attività artistica della Bausch. L’espressività tormentata, il furore vitale, la dinamicità inesausta e la poetica stilizzata delle sue meravigliose coreografie, sempre dialoganti con gli elementi naturali, sono davvero unici.

Presentato al Festival di Roma dopo un’anteprima alla Berlinale, Pina 3D è stato apprezzato da un giurato "speciale" che, per una volta, ha privilegiato un film fuori concorso: il ballerino Roberto Bolle. "È bellissimo – ha commentato il noto danzatore -. Non solo per la passione che si sente in ogni immagine, ma perché è una grande occasione per chi non ha mai avuto la fortuna di vedere i suoi spettacoli. Purtroppo non ebbi l’occasione di incontrarla né di assistere a una sua produzione dal vivo. Ma la sua genialità mi affascina. Bausch è una delle grandi rivoluzionarie della danza del secolo scorso".

"La morte di Pina è stata un colpo improvviso – ha spiegato Wenders – Sono stati i suoi ballerini, che la sera stessa della morte hanno ballato piangendo le sue coreografie, a convincermi che dovevamo andare avanti. Come regista mi sono annullato, non dovevo dirigerli ma seguirli". "Senza il 3D non sarei mai riuscito a entrare nel regno di Pina – conclude il regista -. Sarebbe stato come guardare un pesce in una boccia. Il 3D mi ha permesso di entrare nell’acqua e nuotare con i pesci rossi".

Ti suggeriamo anche  Sicilia Queer Filmfest 2019 al via, il programma ufficiale

Pina 3D esce domani nelle sale tradizionali e sarà visibile anche in 2D.