LA SAGGEZZA DEL PORNODIVO

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Esce "Poco più di un anno fa", storia dell'attore gay Riki Kandiski e delle contraddizioni del perbenismo. La ascesa come sex symbol, il rapporto con la famiglia e...

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ROMA – Presentato nella sezione Panorama del 53° Festival di Berlino esce venerdì 7 marzo nelle sale italiane il film di Marco Filiberti “Poco più di un anno fa“, con Urbano Barberini, Rosalinda Celentano, Francesca d’Aloja, Erica Blanc e Caterina Guzzanti.

Il film narra la storia di Riki Kandiski (Marco Filiberti), pornodivo gay, della sua ascesa come sex symbol, del suo rapporto con la famiglia e gli altri e del suo desiderio di adottare un bimbo, figlio di una lesbica. Questo a voler guardare semplicemente la trama. Ma c’è di più.

«Volevo fare un film sull’unione degli opposti – dice il regista Marco Filiberti -, non utilizzando una storia d’amore in senso tradizionale, ma un percorso affettivo dove la componente dell’attrazione fisica non comparisse».

Ecco, allora, delinearsi la storia di Riki e di suo fratello Federico (Urbano Barberini): il primo, pornodivo gay, narcisista, ma che è sincero fino in fondo. Il secondo, rampollo di pseudo nobile famiglia italo-francese, ben inserito in società, ma che non è capace di vivere nella realtà i propri sentimenti e la propria vita, trincerandosi dietro situazioni comode. L’incontro tra i due fratelli passa dall’indifferenza, al rispetto reciproco, alla totale fiducia vicendevole. Federico scopre che Riki, sebbene svolga un lavoro considerato ignobile e deprecabile, è una persona viva e vera, una persona coerente con se stessa e con la sua scelta di vita. Riki capisce il valore della famiglia, il valore degli affetti grazie a Federico.

E’ sempre il regista che afferma: «Volevo fare un film sul coraggio di essere autentici, a qualunque costo». E il suo intento passa attraverso la creazione di una famiglia non istituzionale, fondata su scelte d’amore.

Interessante è, poi, il tema dell’adozione: Riki vuole adottare un bimbo, Plapla, rimasto orfano di madre in seguito ad un incidente. Il padre, non l’ha mai avuto perché la madre, lesbica, si è fatta inseminare artificialmente. E anche qui si assiste alla metamorfosi del “buono” e del “cattivo”: i nonni di Plapla (la bravissima Erica Blanc e Cosimo Cinieri) dapprima accettano Riki ma poi, quando da un talk show televisivo scoprono che è una pornostar gay, lo escludono dalla vita del nipote, rigidi nel loro perbenismo, non considerando che fanno del male al piccolo. E l'”immorale” Riki che vuole essere per il piccolo Plapla, un amico, una persona che cresce e cammina con lui, alla fine si vedrà negata la domanda di adozione del bimbo.

«Volevo fare un film sulla relatività del senso morale, sulla possibilità di crescere e migliorarsi, soprattutto attraverso persone e situazioni che sono al di fuori del nostro mondo sociale, morale e psichico, attraverso la conoscenza dell’altro da sé».

Alla nostra domanda sul perché avesse scelto proprio un pornodivo gay per esprimere questa “sincerità” di vita, il regista ha risposto che due sono stati i motivi principali: uno per la forte componente narcisista di Riki Kandiski che si inserisce all’interno dell’universo gay, e l’altra perché si tratta di un omosessuale onesto con se stesso (fra le battute più simpatiche del film, c’è quella in cui Riki, criticando il padre, dice a suo fratello: «Io non ho mai fatto nemmeno un pompino in nero!»). Onestà, questa, che si colloca nella particolare proiezione nel futuro della paternità gay.

Un film interessante e ben riuscito, accolto favorevolmente dal pubblico e dalla critica. Un film che vale la pena di vedere anche per il realistico spaccato del mondo gay e per la sottile ironia verso alcuni atteggiamenti omosessuali (in un’intervista Riki ci informa sulle sue dimensioni: 24 centimetri se misurati da sopra, 26 se da sotto…). E, soprattutto, un film per capire l’importanza del conoscere l’altro da sé, misurandosi con l’infinito del volto di chi ci sta davanti.

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di Roberto Russo

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