LA STORIA DELL’OMOSESSUALITÀ IN TV

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La quarta puntata di Storia proibita del ‘900 italiano racconta la storia dell’omosessualità in Italia tra repressione ed emancipazione. In onda martedì 6 febbraio 2007 alle 23.00 su...

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Rinchiusi in manicomio. Mandati al confino. Incarcerati. Spesso insultati o ridicolizzati come macchiette al cinema. Emarginati. Per molti anni questa è stata la sorte di tanti omosessuali in Italia, per la prima volta raccontata in maniera approfondita ne La questione omosessuale, la quarta puntata di Storia proibita del ‘900 italiano (seconda stagione), in onda martedì 6 febbraio 2007 alle ore 23.00 su History Channel (canale 406 di SKY). Un emozionante excursus per scoprire la lunga e difficile lotta di emancipazione intrapresa dai gay del nostro Paese per veder riconosciuto il proprio diritto ad esistere.

Il viaggio nel tempo de La Questione Omosessuale parte con il racconto degli anni a cavallo tra la fine ‘800 e gli inizi del ‘900, quando l’omosessualità in Italia comincia ad essere studiata nei trattati di psicologia sociale o di criminologia, influenzati dalle teorie di Cesare Lombroso. I termini invertito e pederasta sono usati per descrivere la persona gay, che rischia il carcere o il manicomio qualora il suo comportamento risulti troppo visibile. Ma in quel periodo un Paese povero come l’Italia è anche meta privilegiata del turismo omosessuale di molti viaggiatori del nord Europa – tra i tanti, Oscar Wilde.

La situazione peggiora sotto la dittatura fascista. Anche se non si concretizza l’iniziativa di inserire nel Codice Rocco il reato di omosessualità, gli omosessuali finiscono al confino e continuano ad essere discriminati dalla morale comune. Non basta. Come ricorda il documentario, l’omosessualità viene utilizzata come arma di ricatto politico, tanto è vero che l’OVRA, la polizia segreta fascista, realizza una serie di dossier che seminano dubbi sulla virilità di alcuni eminenti personaggi dell’epoca e dello stesso regime. I casi più celebri? ll Principe Umberto II e Augusto Turati, ex segretario del Partito Nazionale Fascista.

Nell’immediato dopoguerra, con l’avvento della Repubblica, le cose non cambiano di molto…

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Nell’immediato dopoguerra, con l’avvento della Repubblica, le cose non cambiano di molto. L’Italia bacchettona, degli anni ’50 continua a rifiutare i gay. E la stampa di destra a dileggiarli o a strumentalizzarli. Un esempio è Giò Stajano, nipote del gerarca fascista Achille Storace, che viene pagato dai reporter dei giornali scandalistici per incastrare ministri e avversari politici: chi è visto in sua compagnia è bollato come pervertito.

Anche a causa di una censura molto rigida, al cinema la rappresentazione dell’omosessualità è negativa o al massimo macchiettistica, mai positiva. Solo nell’era del boom, della diffusione della ricchezza, si assiste ad un lento miglioramento. Nel 1967, addirittura, il film western Se sei vivo spara di Giulio Questi presenta per la prima volta dei cowboy omosessuali. E a proposito di cinema, La Questione Omosessuale propone la testimonianza inedita di Dominot, l’attore che interpreta il ruolo di un travestito nel film di Federico Fellini La Dolce Vita (ed ha l’onore dell’ultima battuta dell’opera), che racconta in maniera suggestiva gli splendori e le miserie degli omosessuali nella Roma degli anni ’60.

La storia dell’omosessualità in Italia, però, è soprattutto storia di emarginazione. Il documentario ricostruisce la vita di Pasolini, esempio della lotta violenta che si perpetra contro coloro che erano definiti “deviati” da parte dell’opinione pubblica Lo scrittore viene espulso nel 1949 dal Partito Comunista per “indegnità morale”: durante una sagra paesana in Friuli si era appartato con alcuni minorenni. Per tutta la sua vita sarà censurato, vilipeso, ostracizzato: mai accettato del tutto dalla società italiana per la sua “diversità”.

Destino simile per Aldo Braibanti. Timido e riservato intellettuale di sinistra, ha avuto la malasorte di iniziare una storia d’amore con un giovane maggiorenne, la cui famiglia non accetta la relazione, spedisce il figlio in manicomio e porta in tribunale Braibanti. La magistratura lo processa ricorrendo ad un cavillo presente nel codice Rocco e ancora valido nella giurisprudenza dell’Italia democratica: il reato di “plagio”. Aldo Braibanti diventerà l’unico italiano condannato per tale reato nella storia della nostra repubblica.

Alla fine degli anni ’60 la contestazione influenza il mondo omosessuale italiano. Stimolati da quanto sta accadendo negli USA, dove i gay scendono nelle strade per manifestare, gli omosessuali si organizzano. E nel 1972 il libraio torinese Angelo Pezzana fonda il FUORI, (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), il primo movimento italiano che rivendica apertamente il diritto all’omosessualità. Un evento significativo, per certi aspetti rivoluzionario.

Prodotta da Wilder per Fox Channels Italia, Storia Proibita del ‘900 italiano è il racconto senza veli dell’evoluzione dei costumi sessuali degli italiani. Un vero e proprio un tuffo indietro nel tempo, ricco di sorprendenti materiali di repertorio, testimonianze inedite dei protagonisti dell’epoca e interviste a numerosi esperti.

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