“La vita di Adele”, a rischio l’uscita in Russia. Divieto in Idaho

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Quasi mezzo milione di euro d'incasso nei primi quattro giorni per il capolavoro lesbico di Kechiche. In Usa uscita limitata e in Russia forse non si vedrà a...

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La durata fiume di tre ore è sempre un forte handicap per un film, al botteghino: implica la rinuncia a uno spettacolo al giorno. Era questo il timore primario alla vigilia dell’uscita in Italia di uno dei migliori film lesbici mai realizzati, l’epocale ‘La vita di Adele’ di Abdellatif Kechiche, oltre all’inevitabile divieto ai minorenni viste le sulfuree scene di sesso esplicito. Ma questo capolavoro è ormai destinato a raggiungere visibilità e prestigio internazionali destinati a cult gay quali ‘Brokeback Mountain’ e ‘A Single Man’, e nulla lo frena, nemmeno le trascinate diatribe fra regista e attrici (in un’intervista pubblicata sui Cahiers du Cinéma dal sarcastico titolo ‘Sfiancata’, la protagonista Adèle Exarchopoulos, scelta “per come mangiava una torta al limone”, parla di “set folle” in cui si lavorava anche 14 ore consecutive con Kechiche che riprendeva le attrici pure in pausa dicendo: “Ora siete Emma e Adèle, facciamo una scena!”).

Fortunatamente il pubblico italiano non si è lasciato intimidire dalla lunghezza del film: in soli quattro giorni ‘La vita di Adele’ ha raggiunto quasi mezzo milione di euro d’incasso e un’ottima media schermo di 3.272 euro. In Francia ha un divieto ristretto ai minori di 12 anni con la seguente avvertenza: “diverse scene realiste di sesso hanno una natura tale che possono scioccare un pubblico giovane”. È stato un boom: in due settimane e mezzo l’hanno già visto circa 700.000 spettatori, sedotti anche dai toni euforici di un’eccellente accoglienza critica quasi unanime: l’unica stroncatura di peso è stata quella di un incattivito Eric Neuhoff che su Le Figaro paragona le scene di passione pulsionale a “ginnastiche non ancora omologate ai Giochi Olimpici'” e a “combattimenti di catch in stile ‘Borat'”, chiudendo goliardico: “Léa Seydoux merita una bella sculacciata”.

Negli States, dove è uscito venerdì, si registra il divieto di distribuzione nello Stato dell’Idaho a causa di una vecchia legge che proibisce film con scene di sesso esplicito. Non potrà inoltre essere candidato agli Oscar perché è uscito in patria dopo il 30 settembre ma non è una svista: le case di produzione Quat’sous Films e Wild Bunch, dopo la vittoria della Palma d’Oro, hanno ritenuto il film troppo audace per i membri dell’Academy, così hanno preferito un’uscita strategica lasciando spazio al più convenzionale e rassicurante (ma scialbo) ‘Renoir’ di Gilles Bourdos in qualità di candidato scelto dalla Francia per la corsa alla statuetta come miglior film straniero.

In Russia dovrebbe uscire il 7 novembre ma la Roskomnadzor, l’autorità federale incaricata di controllare i media, non ha ancora concesso il visto al film e, viste le recenti disposizioni antigay, il rischio di una censura totale è palpabile, tanto più che recentemente la stessa Roskomnadzor ha fatto causa al canale a pagamento EvroKino per aver mandato in onda il piacevole musical queer ‘Les Chansons d’Amour’ de Christophe Honoré perché “veicola la propaganda in favore di pratiche sessuali non tradizionali”.

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