Le checche “tamarrone” di Checco Zalone in cima al boxoffice

La commedia satirica “Cado dalle nubi” di Gennaro Nunziante sfonda il boxoffice battendo i vampiri di “New Moon”. Due personaggi gay assai stereotipati e un’ironica canzone sugli “Uomini Sessuali”.

È il fenomeno cinematografico italiano di fine anno, almeno dal punto di vista commerciale: la commedia "Cado dalle nubi" di Gennaro Nunziante anche sceneggiatore, sulla storia di un ragazzo bamboccione che vuole fare il cantante, ossia il barese Luca Medici in arte Checco Zalone, rivelazione televisiva di Zelig laureata in giurisprudenza, sta sorprendentemente veleggiando verso i tre milioni di incasso in neanche una settimana. Nel primo weekend ha addirittura battuto i vampirelli modaioli di "New Moon" e anche la sorpresa "Dorian Gray" piazzato bene al quarto posto dopo "2012", rastrellando più di 2.6 milioni, per la gioia di Medusa che lo distribuisce, mentre in libreria esce un cofanetto per Mondadori con cd e libro in cui si spiega come diventare cantanti famosi.

Chi conosce Checco Zalone sa che la sua comicità è soprattutto verbale, giocata sulla parodia satirica di celebri canzoni italiane come faceva il Quartetto Cetra ma, ovviamente, con molta meno classe e più doppi sensi sporcaccioni. E ironizza – non è certo una novità – su una certa meridionalità coatta e ignorante, ma anche sulle atrocità della Microitalietta contemporanea, quindi ‘Roma magnona’, i leghisti, le veline senza veli di Berlusconi & compagni, eccetera. Nel film Checco si trasferisce da Polignano a Mare, patria di Modugno, a Milano e si innamora proprio della figlia di un politico del ‘PDN’, un fantomatico Partito del Nord, che però non ricambia le attenzioni. Ma in "Cado dalle nubi" ci sono anche due personaggi gay di un certo rilievo, il cugino che lo ospita nel capoluogo lombardo e il suo fidanzato personal trainer con cui è felicemente accasato.

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Ovviamente Checco è pieno di pregiudizi sui gay, confonde l”outlet’ con l’outing’ e il ‘coming out, manco immagina che il cugino è omosessuale. Così i due devono far finta di essere etero e celare la loro relazione (caspita, che ideona!). Peccato che siano le solite macchiette effeminate, affettate, smanettanti come ne "Il vizietto" o nelle gag dei cinepanettoni, per rassicurare il pubblico che sì, i gay esistono e adesso si fanno pure vedere, sono tutte femmine mancate ma soprattutto sono inoffensivi. Due viriloni muscolosi, però, avrebbero fatto più ridere: il pubblico, anche quello italiano, è molto più avanti. Li interpretano due bravi caratteristi, il barese Dino Abbrescia ("Io non ho paura", "Se devo essere sincera") e il torinese Fabio Troiano ("Dopo mezzanotte", "Cardiofitness"), troppo sottoutilizzati nel nostro cinema.

Fa ridere invece la spassosa canzone sui gay che Checco canta in locale queer e sta facendo in questi giorni il giro delle radio. Si intitola "I Uomini Sessuali" e recita: "Quanta gente che vi ingiuria, quanta gente che vi attacca solo perché non vi piace la patacca […] I uomini sessuali non c’avranno gli assorbenti ma però c’hanno le ali per volare via con la fantasia da questa loro atroce malattia".

Nel film c’è pure un personaggio che si chiama Alberto Crespi (come il critico cinematografico dell’Unità), è un professore supertrombone autore di un libro senza capo né coda dal titolo "Stati di famiglia" e di lui s’innamora la ragazza per cui Checco Zalone – che suona come ‘Che cozzalone’, ossia ‘Che tamarro’ – ha perso la testa. Insomma, Checco non è un ‘checcone’, è solo ‘tamarrone’.

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